Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

New media, same shit

La solita riflessioncina delle quattro di notte. Ma come, tu alle alle quattro di notte non hai niente da fare che pensare a 'ste cose? Ebbene no, tantomeno dormire.

Ché uno dice, si adesso arrivano i new media e ti spaccano tutta la concezione tradizionale, con l'informazione capillare che pervade al rete. Beh si, è vero ma sino a un certo punto. Sul blog di Twitter infatti proprio in questi giorni è comparso un annuncio inquietante: la piattaforma si avvale del diritto di censurare singolarmente tweet o addirittura interi profili su richiesta di parti più o meno politiche. Ora, a parte tutti i pensieri possibili stile V per Vendetta del tipo "governi che hanno paura dei popoli" o cose del genere, voglio soprassedere. Considero il fatto da un punto di vista leggermente più esterno: innanzi tutto è tristemente vero quello che scriveva Nicola qualche anno fa. E soprattutto: è lecito dire che i new media rivoluzioneranno, o stanno già rivoluzionando il mondo, quando in realtà poi ci viene imposto un controllo di tipo cautelare dalle aziende che ci mettono a disposizione il servizio?

Morale della favola: come al solito sono fiero del cammino che ho intrapreso, lasciando a Twitter e Facebook solo i miei aggiornamenti effimeri, e postando su un blog le cose veramente importanti e la mia persona. Un blog che è costantemente esportabile in XML, un blog di cui tengo dei backup periodici per non perdere nulla di me, di quello che ho tracciato. L'altro pensiero che mi è venuto in mente è che magari, con Facebook che applica già un tipo di facoltà di censura simile, e Twitter con il suo nuovo meccanismo di autoprotezione alle porte, forse, e dico forse, Google+ otterrà maggiore attenzione, anche se non ne sono certo.

Di sicuro molti storceranno il naso di fronte a un potenziale di questo genere, e anche se il bacino di utenza verrà scalfito in minima parte, Twitter come compagnia ha da stare attenta a quello che fa.

Il meccanismo di censura "su richiesta" di Twitter ce lo spiega in italiano Mariangela Parenti su TechEconomy.

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