Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

Sovranità digitale (Sagra IndieWeb 2026 - Aprile)

E così, all’ultimo giorno utile del mese, arrivo anche io con il mio minuscolo contributo al tema della sovranità digitale, scelto da Gilberto, tema per il quale sono stato di un entusiasmo incredibile sulle prime battute, ma poi aprile è stato un mese veramente impegnativo e alla fine mi sono ridotto all’ultimo.

Giuro che non esiste nessun cane che mi ha mangiato i compiti, ma nell’ambito di tutte le altre cose che potevano succedere (escludendo notizie di malattie degenerative o terminali), il ventaglio delle possibilità e degli eventi è stato quasi completamente sovrapponibile.

Ma veniamo a noi.

Sovranità digitale, o equità digitale come l’ha ribattezzata LaVi, racchiude in realtà un insieme di significati piuttosto ampio. Nonostante l’azienda per cui lavoro operi fortemente in quell’ambito (un sistema operativo che ti puoi eseguire dentro casa, costruito in Europa, assemblato in Europa), a me non piace tantissimo la provenienza perché chiaramente anche se tante persone lo dimenticano, sovranità significa essere estremamente consci dei confini che dividono il mondo e dei conflitti che lo piagano giorno dopo giorno. Questo va pesantemente in conflitto con il sistema di valori in cui sono cresciuto: mia madre ha sempre cercato di crescermi insegnandomi che era auspicabile che questi confini il mondo non ce li avesse. Mi rendo conto solo ora, a trent’anni più che suonati, di quanto fosse una visione estremamente ottimista. Mi rendo anche conto che probabilmente se avessi un figlio gli direi le stesse cose.

Per questo motivo quindi questi temi tendo a rifuggirli, e ad impegnarmi in un frangente di questa “sovranità” che reputo molto più importante: l’indipendenza, diciamo, da tutto ciò che viene offerto “gratis” e senza cui vivere è veramente difficile. Ovviamente i social network mainstream fanno parte di questo insieme, ma c’è dell’altro, e molto più profondo: mi riferisco per esempio alla posta elettronica. Scommetto quello che vi pare che se state leggendo questo post avete comunque la posta elettronica su Gmail o su Outlook. Io almeno questo sono riuscito ad evitarlo, migrando fuori da questo sistema, ovviamente pagando moneta sonante che non tutti sono in grado di permettersi. Il mio, quindi, in definitiva è un discorso radical-chic. Se puoi comprarti l’indipendenza la compri, altrimenti sei costretto a stare nell’occhio di Sauron.

E questo mi fa schifo.

Il che ci porta a un altro tema. Dato che paghiamo le tasse e le paghiamo profumatamente, in realtà il responsabile per questo tipo di infrastruttura dovrebbe essere lo stato. Purtroppo però, le nazioni non sono disposte a riconoscere il valore delle competenze che sono necessarie per costruire una vera infrastruttura di servizi nazionale (e/o libera). Gli ingegneri capaci continuano a prendere assegni a sei cifre ogni anno da corporate guidate da interessi capitalistici, mentre gli stipendi offerti dai contratti statali passano da concorsi inadatti allo scopo della valutazione stessa, finendo in cifre assolutamente non competitive.

E quindi alla fine la sovranità è una sovranità a cottimo, che va comprata dal miglior piazzatore. Quando va male è venduta da una FAANG, da “Big Tech” se così vogliamo chiamarla, quando va bene è qualcuno che si compra il sistema operativo che faccio io. Ma non è comunque il massimo. Non è il massimo perché quell’infrastruttura che si costruisce va mantenuta, e per quanto la qualità del software sia il massimo, comunque l’expertise di chi ci mette mano tutti i giorni non viene pagata adeguatamente.

Finché tutto questo non diventerà parte integrante del nostro sistema di valori, non saremo veramente capaci di raggiungere qualsiasi tipo di equità digitale. Io dal canto mio spero sempre che prima di andare in pensione possa godermi qualche anno a urlare nei server di qualche nascente datacenter per un vero cloud provider, non un cloud provider europeo, ma un cloud provider per studenti senza una lira, per mio padre che vuole mettere su un progettino amatoriale, per scuole che vogliono far vedere ai ragazzi come avviene l’installazione di un sistema operativo vero, come si opera una macchina di quel tipo.

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