05 Mar 2026
Quando Xab mi ha chiesto se volessi scegliere io il tema della Sagra IndieWeb per Marzo, sono stato perplesso per qualche secondo. Ultimamente mi occupo di cose molto di nicchia, sempre più spesso mi rifugio in attività solitarie e che mi fanno trovare pace, e allora come potevo scegliere qualcosa che interessasse a tutti? Poi mi è venuto in mente che una di queste cose è sicuramente solitaria, ma in realtà interessa un sacco di gente (almeno nella mia prossimità): i videogiochi. Nello specifico cercavo anche una scusa per parlare di un acquisto che ho fatto, proprio complice lo stesso Xab che ne parlava nella sua fedi-bio: il Miyoo Mini Plus. Ma andiamo con ordine.
Tutti i JRPG della mia vita
Non scrivo spesso di videogiochi, anzi, ma questa estate sono rimasto ovviamente come tutti ipnotizzato da Expedition 33. Per chi non lo conoscesse, è un gioco uscito l’anno scorso che raccoglie a piene mani da tutta la tradizione JRPG per consegnare al giocatore una storia veramente clamorosa condita da delle meccaniche di gioco che sì, sfruttano il combattimento a turni, ma lo svecchiano parecchio. Descritto dagli esperti del settore come di un’innovatività senza precedenti, in realtà a me ha smosso qualcos’altro: le meccaniche del battle system di Expedition 33 infatti più che essere “nuove” di per sé trovo che prendano vari elementi da The Legend Of Dragoon, che per me è sempre stato un gioco sottovalutatissimo, ma anche da Chrono Trigger, e da tutta una serie di titoli che gli appassionati di JRPG hanno sicuramente molto a cuore.
Quello che è stato fatto con Expedition 33 non è tanto fare qualcosa di nuovo, ma riuscire a trovare la salsa segreta per massificare il JRPG in una declinazione che pur mescolando ingredienti già disponibili, risulta comunque molto fresca. I miei complimenti agli sviluppatori per questo.
Data la mia lungaggine, adesso vi voglio sorprendere: non era però di questo che volevo parlare. Expedition 33 mi ha fatto pensare che c’erano ancora tantissimi videogiochi della mia infanzia che non avevo mai finito. In particolare, Final Fantasy VI. Da lì, ho comprato per la mia Switch la Pixel Remaster dei Final Fantasy (dal primo al sesto).
E me li sono finiti tutti. Non starò qui a perdermi in lungaggini anche su questo, ma è stato meraviglioso. Poi è stato il turno di Final Fantasy VIII, che non ero mai riuscito a finire. Dopodiché ho ripreso il mio salvataggio di Final Fantasy X, fermo al boss finale da troppo tempo, e ho finito anche quello.
Miyoo Mini Plus
Sull’onda di questa ripresa di giochi di quando ero piccolo o quasi, mentre ero in viaggio di nozze ho cominciato ad accarezzare l’idea di avere un handheld più piccolo della Switch su cui far girare giochi emulati, e ne ho parlato ripetutamente con Simone (che invito anche a rispondere a questo post, se vuole). Simone è un appassionatissimo di tutta questa roba, e parlando del Miyoo Mini Plus che avevo già adocchiato mi ha confermato che l’avrei amato.
A gennaio è entrato in casa il Miyoo Mini Plus. E devo dire che non ho mai apprezzato così tanto una console portatile. Ovviamente pesa tantissimo il fatto che te lo mandino con una SD piena di giochi (alcuni abbastanza incogniti, tra l’altro). Nemmeno il tempo di aprirlo per bene e già mi ero infognato malissimo su Pokémon Trading Card Game (il primo), che ho finito a tempo di record. Bellissimo.
Chrono Trigger, i vecchi giochi dei Pokémon, Golden Sun, i Final Fantasy Tactics, e chi più ne ha più ne metta: finalmente è tutto a portata delle mie adulte manacce, ora in grado di finire tutta questa roba (a volte anche capirne la storia, perché ovviamente quando eri piccolo spingevi tasti a caso e l’inglese non era proprio il top in quanto a comprensione). Lo trovo immensamente terapeutico.
La morale (se ce n’è una)
Cosa ci vuole dire l’artista, quindi, con questo articolo? Niente. Semplicemente mi è successa questa cosa bella e la volevo raccontare.
La volevo raccontare perché nella vita ho sempre videogiocato, ed è sempre stata una consistente parte di me, tanto che Agnese dopo un po’ che stavamo insieme ha ricominciato a giocare anche lei. Per non parlare del rapporto che ho col gioco in generale. Ma fermandoci ai videogiochi, avevo comunque continuato a farlo “distrattamente”, passando da un gioco all’altro sfruttando solo la dimensione ludica della cosa. Questo piccolo viaggio che ho fatto e che grazie a questa nuova fregnaccia portatile continuo a fare è stato per me una piccola riconnessione, e una chiusura di un cerchio che mi ha fatto bene.
Lo so che sembro un pazzo a dirlo così, ma tant’è. Ci sono volte in cui sicuramente ognuno di noi sente di essere cresciuto troppo in fretta: per me i videogiochi hanno, adesso, anche la funzione di riconciliare il bambino con l’adulto.
28 Feb 2026
I opened my feeds (like, actual RSS feeds in an actual RSS reader) this morning. It has been a while since I went through them, and a pile of stuff cumulated.
I started reading top-to-bottom and in my list of entries, that is really crafted around the software engineering topic, I read at least five posts about shootings and safety in the US, and people reassuring they are ok, some of them maybe relocating. Stories of violence. Stories of scared humans.
Some examples:
The world (especially US) is increasingly becoming a weird place.
14 Feb 2026
E anche quest’anno (di ritorno da tre settimane di viaggio di nozze in Giappone) sono stato al FOSDEM, che continua a essere la mia conferenza software preferita. Ci sono stato con ancora più amici, e devo dire che per il primo anno la quantità di talk che ho visto (anche complice la piacevolissima compagnia) è stata infinitesimale.
I talk che ho seguito sono stati (diciamo) pochi ma buoni:
- Reproducible XFS Filesystems - Populating Images Without Mounting di Luca Di Maio: in cima alla lista, ovviamente il mio ormai fidatissimo compagno di marachelle Luca che l’anno scorso si è divertito a rendere XFS un filesystem riproducibile. Dice ma non ti potevi divertire giocando coi videogiochi come gli altri bambini? Ma lo sapete che noi siamo speciali. Dieci più, sia per l’esposizione che per il contenuto e per le trovate tecnologiche.
- Concurrency + Testing = synctest di Ronna Steinberg: principalmente dovuto al fatto che nel 2025 Go è stato il linguaggio che ho scritto di più, e quindi volevo dare un’opportunità anche al mio Go di fare un piccolo salto di qualità. Talk veramente consigliato anche perché lascia tantissimo spazio a implicazioni su come testiamo il nostro codice.
- gomodjail: library sandboxing for Go modules di Akihiro Suda: mi ha fatto venire in mente una serie di cose con cui hanno sperimentato dei colleghi. Un approccio veramente interessante al rendere certamente più sicuro un ecosistema.
- The limits of ABI stability in the kernel di Amelia Crate: oltre il fatto che il talk in sé è stato una figata per via del lavoro di Amelia su FIPS, il fatto di poterci anche fare conversazione in corridoio e approfondire la domanda che le ho fatto sul data gathering riguardo le metodologie che suggerisce è stato un plus notevolissimo.
Al di là dei talk specifici, quest’anno ho visto un particolare focus sicuramente sulla costituzione di un polo di competenze digitali non statunitensi, per ovvi motivi. Se da un lato mi fa molto piacere che si stia spostando il focus dagli Stati Uniti ad altri posti nel mondo per costruire la tecnologia, pensare alle motivazioni (conflitti, abusi, stragi) mi rende un po’ triste. L’altro punto focale che ho notato poi è la sicurezza: dai sistemi operativi immutabili che sicuramente vanno ad infilarsi in quel filone, a talk sulla supply chain security, quest’anno davvero l’attenzione è stata portata sicuramente su questi temi in maniera particolare.
Quello che però ha fatto veramente la differenza malgrado il livello dei talk è stato tutto quello che è successo al di fuori: dall’aver incontrato colleghi con cui ho condiviso momenti di gioia immensa, e vecchi opensource old-timer con cui bere qualcosa e ricordarsi di vecchi progetti, al tavolo della Distrobox gang con cui abbiamo scritto un bel po’ di codice e fatto una dose insana di brainstorming.
Le cene, le risate, sinceramente oltre la qualità anche la quantità di persone che conoscevo e che ho ritrovato quest’anno: non avrei davvero potuto sperare in un FOSDEM migliore. Spero che l’anno prossimo sia all’altezza.
08 Feb 2026
Xab questo mese, deputato a scegliere un tema per la nostra Sagra IndieWeb, ha scelto di lanciarci l’amo sul fediverso. Ho già letto Ed, LaVi, TiTiNoNero, e le trovo tutte visioni molto positive: in generale anch’io sono positivista in generale sulle tecnologie decentralizzate, ed essendo il Fediverso (nome molto rivendibile e carino per riferirisi in realtà a network basati su ActivityPub) una di queste sono in generale contento che esista e contento di esserci.
Detto questo però sono anche tornato da relativamente poco dal FOSDEM, in cui c’era la Decentralized Communication devroom grazie alla quale con buona pace di Ed vi beccherete anche un po’ di tecnologia in questo post. Grazie al contenuto di quest’anno di questa stanza, ho cominciato a guardare con occhio vigile alcuni aspetti di ActivityPub che avevo sempre sottovalutato. Continuerò a usare i miei account sul fediverso per postare “tutta la roba”, ma penso che i tempi siano maturi anche per studiare alternative. Penso anche che ATProto sia un’opportunità troppo grossa per essere ignorata, e nei prossimi paragrafi spero anche di riuscire a spiegare perché la penso così.
Temi trattati e bolle e balle varie
Prendo a prestito una frase di Xab che mi è veramente piaciuta e che ha risuonato nella mia testa per diverso tempo:
Non avendo mai amato Twitter, tendo a evitare ciance su politica e cronaca che trovo noiose, ripetitive e inutili: sono antifascista e progressista, se siete da ‘ste parti probabilmente la pensiamo già allo stesso modo per un buon 80%
Mi rivedo molto in queste parole: ogni volta che apro le mie timeline, sia quella più italiana che quella più internazionale (dal mio account su Fosstodon) mi trovo davanti una sfilza di roba di cui ero così saturo qualche settimana fa al punto di essere arrivato a impostare un filtro per keyword. Lungi da me essere benaltrista, ma il mondo è un posto veramente grande, molto molto più grande e vario rispetto a quello che succede oggi in Italia, o domani negli Stati Uniti. Penso che anche dare così tanta attenzione a certe nazioni e a certi atteggiamenti significhi conferirgli parte del potere che poi questi contesti hanno sulla nostra quotidianità.
Quello che adoro del fediverso invece è il fatto che riesca sempre a scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa che mi ero perso in termini di tecnologia, videogiochi, lingue strane, persone strane. In termini di un mondo vario, per quanto la struttura del fediverso abbia i suoi grossi limiti (di fatto le istanze rappresentano delle grosse bolle, ma di questo parleremo tra poco), sicuramente rispetto a un social network centralizzato dove le logiche di visualizzazione e ban (e shadowban ove presenti algoritmi) sono unilaterali si riesce a scovare sempre qualcosa di fichissimo, se ci si impegna.
Logiche capitaliste
Le persone si augurano che l’adozione del fediverso cresca. Lo capisco. Nonostante io mi auguri lo stesso, non mi interessa molto. Trovo che la conta degli utenti afferisca a una logica capitalista dove la sostenibilità di un progetto è legata alla sua crescita. Sicuramente tutto questo è importante, ma la cosa bella delle tecnologie decentralizzate è che possono sopravvivere rimanendo stabili o anche decrescendo. Odio chi fa i discorsi di decrescita felice grazie ai quali di solito ci svegliamo un giorno semplicemente più poveri rispetto a qualche riccone, ma allo stesso tempo non sono così ossessionato dal vedere il fediverso crescere.
L’istanza che abbiamo messo su con Marco ne è un esempio: siamo meno di dieci persone, ci conosciamo, la moderazione è facile da quel punto di vista, e la fa tutta lui basandosi sul fatto che siamo degli adulti funzionali (più o meno). E va bene così.
Riflessioni sul protocollo
Il fediverso è, come sappiamo, soprattutto ActivityPub, il protocollo che Mastodon supporta, che Misskey pure supporta, e che qualsiasi software “del fediverso” supporta sotto la sua interfaccia. Questo protocollo, ammantato del fatto che sia uno standard W3C, ha fatto un bel po’ di strada senza andare ad aggiustare le mancanze strutturali che lo rendono poco efficace per un uso davvero decentralizzato. Chiunque sostenga il contrario, a mio avviso, manca di forti conoscenze sui sistemi distribuiti e dovrebbe leggersi da cima a fondo “Designing Data Intensive Applications” di Martin Kleppmann prima di commentare ancora.
In particolare mi riferisco come contraltare alle soluzioni implementate da ATProto (per gli amici, il protocollo su cui si basa BlueSky).
In ActivityPub il concetto centrale è l’istanza. Tutto viene derivato a cascata. Questo ha delle implicazioni enormi per quanto riguarda l’identità di un utente, che di fatto può migrare da un’istanza all’altra ma non può portare i propri contenuti dalla vecchia istanza alla nuova. L’identità dell’utente è accoppiata con il server su cui sono ospitati i contenuti. Tutti quanti commettiamo degli errori, e quando è nato ActivityPub sicuramente a questi problemi si pensava in maniera diversa. Di fatto tutto questo rende la migrazione di utente da un’istanza all’altra un processo molto prono ad errori, con l’impossibilità di un evento totalmente trasparente (di base, ti sparisce la roba che avevi postato, sta sul vecchio account, e fine dei giochi).
ATProto implementa tutto questo in maniera più furba. L’identità, o DID (Decentralized IDentifier), di default viene legata a BlueSky come applicazione, ma di fatto è implementato un altro metodo di autenticazione che si chiama did:web. Un DID web è di fatto un .well-known file piazzato dentro (facciamo per esempio) il nostro sito web. In questo modo noi andiamo ad attestare la nostra identità presso un PDS (Personal Data Server), ma le due cose sono assolutamente scollegate. Questo rende possibile passare da un PDS all’altro mantenento addirittura invariata la nostra identità e il nostro handle; nessuno si accorgerà di niente quando lo faremo, e verranno aggiornati tutti i link con le dovute informazioni in maniera automatica. Questo perché l’identità è disaccoppiata dal livello dei dati.
Il PDS oltretutto è un semplicemente un “server che memorizza la roba” ed è a sua volta disaccoppiato dall’application layer. Questo significa che se esce una nuova applicazione che utilizza ATProto (per esempio un ricettario social, o una piattaforma di publishing), utilizzando la nuova applicazione andremo ad insistere sempre sul nostro PDS dove stanno i nostri dati, cambiandone semplicemente “la lente” con cui li leggiamo. In questo momento il mio did:web è ospitato su questo sito, e il PDS su cui ho i miei dati è a casa di Gianguido.
La propagazione dei contenuti è in larga parte demandata ai Relay. I Relay sono semplicemente dei “pezzi” di ATProto il cui compito è quello di far rimbalzare i dati da una parte all’altra, e sono i veri componenti traffic-heavy. Non ho idea di quanto costi hostare un relay, ma di una cosa sono certo: quando vi dicono che ATProto non è federation-first, non è decentralizzato, non è distribuito, questa cosa è una bugia fomentata da chi non ha voglia di leggere due pagine di documentazione.
Mi auguro che ActivityPub sappia riconoscere quello che c’è di buono altrove, perché nell’ecosistema ATProto stanno fiorendo tantissime applicazioni carine, e il fatto di potersi hostare il PDS dentro casa con relativamente poco sforzo è una figata pazzesca.
Trovo che ActivityPub sia molto maturo dal punto di vista dell’adozione, ma trovo che ATProto abbia le carte in regola per scalare meglio. Ora che tra l’altro ATProto è uno standard W3C esso stesso, abbiamo due protocolli che competono alla pari. Di solito la competizione sforna ottima tecnologia, perciò penso che a livello di protocolli nel 2026 ne vedremo delle belle.
Conclusioni
Detto ciò, detto tutto! Non penso di abbandonare tanto presto i miei amichetti del fediverso, ma penso che nel mio prossimo futuro ci sia un sacco di codice relativo a tutte queste tecnologie. Scusate se il tono è troppo da nerd, ragazzi. D’altronde, è quel che sono.
11 Jan 2026
Al di là del fatto che le feste hanno portato anche me come Ed a un’overdose di ragù, il tema del primo mese della Sagra Indieweb 2026 mi piaceva a volevo spendere due parole in merito. Due parole che dovevano essere davvero due-due, invece forse diventeranno quattro perché ci ho rimuginato sopra un bel po’ in volo verso Tokyo e in questi giorni guardando la skyline della mia capitale preferita.
La prima parte, quella banale, è che ovviamente questa parola a me che sotto sotto sono un positivista evoca subito i connotati belli: il fatto che a me piace prendermi oneri, che ci sta, ma soprattutto onori di certe scelte, specialmente e volentieri quando sono scelte che faccio io e di cui sono responsabile in toto.
La parte meno bella è che sono estremamente affezionato a quel tipo di attività, tanto da sentirmi responsabile anche di cose con cui non ho davvero nulla a che fare e su cui non è possibile che abbia o abbia avuto alcun impatto. Sicuramente questo ha dei lati positivi, ma ho dovuto imparare attraverso due anni di terapia a convivere con un costante senso di colpa e con il mio rapporto con esso, come imparare a riconoscere quando è sano e come imparare a riconoscere quando distanziarmene invece.
Chiaramente questo ha degli impatti su come mi relaziono col mondo, a volte; e proprio nel 2025 ho imparato a mettere prima le mie esigenze in determinati contesti (non ultimo quello lavorativo), e a saper comunicare meglio quando qualcosa mi mette a disagio in questo senso. Spero in futuro di saper bilanciare meglio gli oneri che sono disposto a prendermi e gli oneri che no, perché rispetto a queste cose devo dire di essere ancora in una fase di scoperta.
Al tempo stesso segnalo i post di Xab e di Ben su questo tema. Fico ragazzi, continuiamo. <3