Falle di sicurezza

Dicono che in Xorg sia stata risolta una grossa vulnerabilità che consentiva praticamente al driver della tastiera di prevaricare il lock dello schermo: a quanto pare adesso non sarà più possibile quindi andare nelle consolle e paciugarci mentre lo schermo è bloccato da X o dal DE in qualche maniera.

Ho pensato poi oggi pomeriggio mentre me ne stavo beato a leggermi qualche dispensa che effettivamente per dischi non protetti con SELinux e altre amenità simili, magari io posso andare, rivoltare il laptop e agire di cacciavite, oppure se è un fisso prendere un semplice piede di porco per qualche atto vandalico, rubarmi il disco fisso a colpi di cacciavite e polso, poi portarmelo a casa. Yeeee.

:D

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Pagine Facebook, welcome page: serve?

Personalmente ho molto apprezzato l’interazione che si è venuta a creare per mezzo delle tecniche di conversational marketing sui nuovi media tra brand e cliente (o target di qualsiasi tipo). Specialmente quando tutto ciò ha cominciato a transitare attraverso le pagine Facebook, un elemento fatto benissimo che permette la catalogazione di informazioni e un’agevole conversazione.

Forse di meglio ci sono solo le pagine di Google+, le quali però allo stato attuale non permettono amministratori multipli. Ora però, sempre più insistentemente persino su pagine ad alta frequentazione come quelle di brand discretamente importanti, vedo proposte queste welcome page oscene; volevo quindi farmi e fare una domanda.

Ci siamo lamentati per anni che i webdesigner prendessero l’utente per un idiota mettendo un pulsantone con scritto “Entra nel sito“, e adesso non stiamo fiatando lasciando che il web venga violentato dall’ennesimo esempio di improvvisazione nell’arte di capire l’utenza, ossia una scrittona che reca il messaggio “Metti il like” prima di consentire qualsiasi visualizzazione dei contenuti della pagina.

Personalmente non mi viene difficile il paragone, e non reputo grossolano equiparare le welcome page delle pagine Facebook alle classiche anti-homepage ormai così vintage, spesso fatte in Flash come l’intero sito. Anacronismi che si ripropongono.

E se quello che ci dice Giambattista Vico è vero, allora dovremmo sbarazzarci di certe usanze il prima possibile.

Edit: Oh ragazzi me l’ero perso che Google+ permette amministratori multipli sulle pagine, adesso potete smettere di lapidarmi attraverso qualsiasi media (social e non) :D

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Ciao mamma guarda come mi diverto

Ovvero come ti gioco a Dungeons and Dragons senza uscire di casa, unendo quattro dimore e ben sei tra giocatori e lurkatori tramite Google+ e Hangout.

L’idea iniziale

Pochissimo tempo fa il buon Bic ha avuto l’idea di cercare online un gruppetto a cui potesse fare da master per Dungeons and Dragons, in occasione del fatto che gli sono stati regalati questi bei manualozzi della quarta edizione. Così, ha trovato dei bravi compagni delle sue stesse terre (limitrofi quindi), con il buon Marco in testa come master, che hanno deciso di aggregarsi e giocare; al che però c’è stato qualcuno che ha, come si suol dire, rosicato, ossia io e un’amica (PaperDoll); essendo noi persone abbastanza distanziate, ci siamo lamentati del fatto che non abbiamo mai trovato un master con cui valesse la pena, oppure nel mio caso non abbiamo proprio mai giocato per mancanza di un master. Decente o meno che fosse, ecco.

Uno dei nostri ha lanciato l’idea geniale: potremmo farlo tramite Hangout. Si è così inventato un sistema molto carino e semplice con il tifo e piccoli perfezionamenti del sottoscritto, per portare l’innovazione del tele-GdR in un caso d’uso reale, persino con utenti che avevano memorie molto remote del gioco, o che non avevano giocato per nulla.

La riuscita

In poche parole: un successone. Abbiamo iniziato la nostra avventura, io personalmente con il mio Condottiero Umano di nome Warth, e grazie alla perizia di Marco che come master è eccellente non abbiamo avuto alcun problema a ricordare/comprendere la meccanica di gioco; la storia è avvincente, e parlo al presente perchè è già stato deciso che replicheremo (:D), peraltro l’unica criticità è stata l’aspettare per più di cinque minuti che il computer di una delle partecipanti si riavviasse causa sommossa anarchica allo scopo di farci saltare la sessione.

Posso anche riportare che personalmente per quante soluzioni io abbia provato e software io abbia installato, Hangout a dispetto di Skype è l’unico che permette una videochiamata multipla fluida e non fa fare il solito rumoraccio di fondo al mio microfono (quanto meno viene filtrato).

Gli ingredienti e la ricetta

Volete replicare per conto vostro?

Beh, vi servono delle cose. Dei giocatori, innanzi tutto, e un master. La casa dove si trova il master farà da “server”, gli altri faranno da “client”, un po’ come una rete a stella. Ovviamente si riuniscano più giocatori in una stanza con il master, almeno la cosa è meno sterile. Sevono poi: due macchine dotate di webcam, microfono e accesso internet per la stanza dove si trovano master e gruppo principale; una macchina dotata di webcam e microfono per coloro che vogliono connettersi e giocare “a distanza”.

A questo punto è semplice, immagino abbiate capito che ruolo ha ciascuna componente. La cosa fondamentale è che ci deve essere un PC in più nella casa “server”, per poter tenere una telecamera sul gruppo di gioco e fare streaming dei volti, e l’altra webcam puntata direttamente sulla plancia di gioco, molto utile per tenere sotto controllo i combattimenti. Il resto lo fate voi con la vostra inventiva. Molto presto ci doteremo di una webcam con cavo, così da poterla sganciare dal computer e poter costituire un sistema di puntamento e ripresa della plancia molto più efficace. Kudos a chi l’ha proposto, che è lo stesso che se n’è uscito con questa figata degli Hangout, che è il buon Andrea :P

Per i dadi?

Ci siamo fidati. Di noi, dei nostri dadi, e delle app per i dadi che non avevamo con noi. Per Android consiglio DiceBox.

E adesso?

Beh adesso viene la parte figa. Non solo continueremo, ma pare che l’iniziativa abbia riscosso così tanto successo che mi sforzerò compatibilmente con gli impegni vari di documentare la nostra esperienza futura per una campagna intera di D&D con Hangout. A presto una pagina Google+ (forse) per tenere traccia dell’avventura, leggere i racconti, e sintonizzarsi sul “realtime” ;)

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Tool utili nel web: Dropbox Automator e IFTTT

Della serie “usa l’Internet come un vero pro”: da questo post recente di TechCrunch (chiariamo: continuo a pensare che il nuovo tema sia di una bruttezza mai vista) ho scoperto in primis Dropbox Automator, in secundis IFTTT, due tool potentissimi che credo userò parecchio d’ora in avanti.

Dropbox Automator

Figata, semplicemente figata: andando sul sito ufficiale si fa il login tramite OAuth e account Dropbox, e come si entra ci sono le nostre directory personali e condivise. Ogni volta che viene inserito o aggiornato un file, abbiamo la possibilità di farci mille cose. Avvisarci, avvisare un altro, metterlo su Twitter; personalmente ho trovato utilissima la crittografia automatica sui nuovi file, in modo da supplire alle note carenze in ambito privacy di Dropbox.

Insomma, fichissimo e nerdissimo.

IFTTT

IFTTT è una robina carina, che somiglia a Dropbox Automator in grande: acronimo di If This Then That, l’applicazione permette di fare qualcosa ogni volta che noi facciamo qualcosa. È un casino immondo spiegarlo, perciò faccio un esempio: quando io scrivo qualcosa su Twitter, Linus Torvalds mi manda un bacio via mail. Ok, non era esattamente l’esempio giusto, magari poi Stallman si offende, ma il concetto è quello di causa-effetto come nella programmazione.

Si possono monitorare per delle azioni tutti i cosiddetti “Channel”, che sarebbero poi i media che usiamo abitualmente, da Twitter a Facebook a Instagram. La sceta dell’azione da intraprendere avviene in un modo simile.

Un esempio efficace è:

Quando viene aggiunto un elemento ad un feed che seguo, mandamelo in automatico su Read It Later

Comodo no? Andate a spulciarvelo, vi assicuro che non ve ne pentirete ;)

P.S.: Il prossimo che mi dice che la programmazione a oggetti non serve a niente verrà seppellito sotto una valanga di mail inviate con questi due cosettini. :D

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CSS3 progressbar – figata :F

Ogni tanto mi ricordo di essere anche un appassionato di programmazione web e design, piuttosto che solo uno sfegatato di Linux e cose ubernerd. Nel mio ammasso di nerditudo ho scovato questa cosa caruccia: CSS3 progressbars.

Mica male, sono veramente belle e se dovete scrivere una webapp come Dio comanda, tornano parecchio utili. Un regalino per il 2012 che inizia? :D

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Compiz: Sam Spilsbury si scusa

I have failed.
I have failed the compiz community.
I have failed the Ubuntu community.
I have failed the previous maintainers.

L’estratto che leggete poco sopra fa parte dell’ultimo post di Sam Spilsbury, l’attuale maintainer di Compiz, il quale si scusa di tutta una serie di cose imputando il tutto alla sua presunta incompetenza. Immediate le repliche dalla rete: sei stato duro con te stesso, non hai fatto poi ‘sto brutto lavoro, bla bla bla. È evidente che Sam sia una persona sotto stress per una serie di motivi che non sto qui ad elencare, e soprattutto è normale che lui sia triste nel vedere Compiz preso da Canonical e riplasmato in maniera un po’ prostituzionale (ma esiste come parola? Boh, vabeh) – d’altra parte come ho già detto in passato le prestazioni di Compiz con la mia configurazione hardware da spettacolari sono diventate ridicolmente imbarazzanti, questo nel giro di una versione: di chi è la colpa se non sua?

Non è che uno lo va a strangolare. Un altro punto su cui vorrei che le persone riflettessero è persino che è molto raro, soprattutto oggi, quando tutti si incensano del titolo di developer senza aver mai a buon bisogno scritto una riga di codice, trovare uno sviluppatore, per giunta un maintainer di un progetto così mastodontico, che si scusi con i suoi utenti.

Scuse accettate? Scuse accettate. Ora però sotto eh.

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Cultura dell’innovazione

E la timeline fa schifo, e la vecchia interfaccia di Twitter era meglio, e WordPress 3.3 non va bene. Se nell’antica Mesopotamia vi avessero mostrato la ruota avreste detto “A che serve ‘sta stronzata? Posso andare benissimo a piedi”.

via mi volsi e considerai on FriendFeed

Effettivamente, è un ragionamento che trova ampio respiro anche nel panorama Linux attuale; personalmente uso KDE perchè mi trovo meglio con un DE che mi permetta di paciugare come voglio e fare mille cose pagando un alto prezzo in concentrazione sui contenuti, tuttavia devo ammettere di essere rimasto impressionato in particolare da Unity che, alla fine, non è poi così diversa da GNOME 2.32 ;)

La questione è che le persone sono legate al loro modo di usare un oggetto, ma non riescono molte volte ad accettare l’idea che nel 90% dei casi ci sia un modo migliore sotto tutti i punti di vista di usufruirne. Così le nuove soluzioni vengono condannate a morire così, senza una vera ragione, come Giordano Bruno. Eresia, ma in base a cosa? Boh.

Solo che almeno a Giordano Bruno hanno fatto una statua a Roma, a GNOME Shell chi gliela fa la statua? Nessuno. Vabbeh. Cià.

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Roma2LUG apre al pubblico, col botto :D

È passato parecchio tempo da quando avanzai l’idea sparuta che, forse, il LUG di Tor Vergata poteva effettivamente rinascere come una nuova organizzazione completamente rinnovata dalle fondamenta in su. Oggi questo sogno è diventato realtà: dopo qualche mese di attività più in incognito, finalmente abbiamo sfornato un primo evento d’apertura coinvolgendo anche menti esterne e lavorando in ottica di diffusione su Linux e Ubuntu in particolare.

Il post-non-post di riepilogo sul nostro blog ufficiale mette bene in risalto i punti fermi, e c’è anche una foto emblematica :D

Io per conto mio ho illustrato assieme al buon Andrea Mercanti, mio compagno di corso, i maggiori ambienti desktop su piattaforma Linux: una escalation partita con Unity, continuata con i rivali GNOME e KDE, e terminata con i “brutti ma buoni” XFCE ed LXDE. Avvalendoci di macchine virtuali inframmezzate con slide di dubbia natura (fatte da me… ._.’) abbiamo quindi spiegato cosa diavolo sia un ambiente desktop e cosa si occupa di fare e non fare per noi.

Includo qui le slide che ho messo su SlideShare dove il pubblico è già in delirio – 291 views in 2 ore e vi garantisco che non ho refreshato per 291 volte, senza aggiungere altro.

Dico solo che… si, sono incredibilmente soddisfatto. Eravamo tantissimi, e spero molto egoisticamente che lo sciopero dei mezzi abbia pregiudicato in maniera critica l’affluenza, la quale sono sicuro che al prossimo evento sarà nettamente superiore. :)

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Enlightenment 17: una valutazione attenta

Non la mia, di valutazione, come ci si potrebbe aspettare, anche se ho dato tempo fa, e i pregi di questo window manager, ambiente desktop, o per la precisione non si sa bene cosa sono infiniti, ma la valutazione di una persona che al di la di tutte le robette grafiche di dubbia (essenziale per me hahah) importanza, cerca funzionalità, potenza, flessibilità.

Come minimalista delle GUI, le mie preoccupazioni non sono brillantini, sbrilluccichii, campane e fischi vari. Voglio la funzionalità piuttosto che l’estetica. Se l’interfaccia fa quello che io desidero con un uso di memoria, CPU e GPU il più ristretto possibile, il che significa anche meno consumo energetico, allora non me ne può fregare di meno di trasparenza, finestre tremolanti e del fuoco che brucia le finestre quando le chiudo. Se tale interfaccia è pure bella, allora tanto di guadagnato.

Effettivamente i bachi che però mette in risalto l’articolo in questione sono da non sottovalutare. In fondo Linux è il sistema dei nerd, e alcune cose vanno fatte nella maniera giusta… come il fatto di permettere a me, stupido utente, di mandare tutto in bomba sbagliando una modifica ad un file di testo. Sinceramente non mi ero mai accorto che i file di configurazione di E17 fossero binari, certo non rappresenta per me una cosa inaccettabile, ma sicuramente è qualcosa che mi ha fatto arricciare il labbro e dire “mh, bleh”.

Il fatto che le finestre siano gestite apparentemente in maniera stramba può far pensare. Come dice Gene, Shutter non riesce a trovarle come flottanti sullo spazio desktop, e questo mi fa alzare un sopracciglio: non è che ‘ste benedette finestre vengono gestite in maniera totalmente non-standard? No perchè se è così, ahia.

L’ultimo baco, nel punto in cui si parla di perdita di settaggi, non l’ho mai riscontrato. Yeeeee.

Nota divertente a parte, non credevo che qualcuno usasse davvero Mageia. :D

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Android: svegliamoci sempre e in fretta

Io ho un immenso problema con la sveglia la mattina: sono talmente abituato al gesto di mandarla in standby per qualche minuto (comunemente detto snooze), che a volte lo faccio anche mentre sono in dormiveglia. Spesso accade anche che io la spenga per errore, per colpa di quei maledettissimi tastini software che sono sin troppo facili da scambiare nella cecità mattutina dovuta al sonno e al leggero astigmatismo di cui soffro: il risultato è mia madre che irrompe circa tre quarti d’ora dopo nella mia stanza, urlando come un’amazzone e tirandomi giù dal letto con tanto amore quanta la brutalità del gesto.

C’è una soluzione a tutto questo.

Ho scovato Xtreme Alarm Clock, una piccola applicazioncina che non solo fa da sveglia, ma ha un tasto di snooze abbastanza grosso da non essere confuso con il resto della GUI di Android. E non solo: prima di disabilitare il fastidioso allarme, il software ci sveglierà un pochetto, consentendoci di stare zitto solo dopo che avremo risolto un problemino matematico. Credo che la difficoltà dei conti sia addirittura impostabile.

Definitivo. Da domani il risveglio non sarà più lo stesso.

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