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Novità in vista, mi leggerete anche altrove :)

8 marzo 2010 | Comments | Postato in My Life

Si ecco, non so bene come dirlo, quindi sarò schietto: inizio a scrivere con questi signori.

Ovviamente roba un pelino più seria di quello che scrivo qui, anche se cercherò di non perdere il tono spontaneo che mi ha fatto acquisire, credo e spero, qualche estimatore nel corso della mia opera.

Arisentirci su questi schermi insomma, e anche sugli altri. :)

Un sogno (telepatico) che si avvera.

27 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE, Linux

Ve ne avevo parlato, no? Ma come no, certo che ve ne avevo parlato. Del sogno che avevo fatto, dell’unificazione di alcuni standard, di una collaborazione di esseri umani molto stretta e, soprattutto, cross-desktop.

Essì che io sono un entusiasta di Telepathy,  e ovviamente lo osanno e credo che sia un’invenzione assolutamente fantastica, perchè permette di far comunicare in maniera agile applicazioni totalmente diverse tra loro, creando un desktop assolutamente integrato e, perchè no, collaborativo².

Dunque il buon Federico ha scritto su OSSBlog una notizia che mi ha reso felice, perchè è l’inizio del mio sogno che si avvera; anche KDE comincia a lavorare all’integrazione di Telepathy in alcune delle sue applicazioni: proprio come avevo immaginato, l’aspetto telepatico della faccenda riguarderà KOffice, anche se, esattamente come ha scritto Federico, ci sarebbe da lavorare su altri editor leggeri (chi ha detto Kate?), e per quanto mi riguarda lo stesso discorso andrebbe fatto riguardo GNOME.

[Qui doveva esserci un'immagine lollosa di Konqui ma l'hanno rimossa ç_ç]

La speranza è l’ultima a morire, forza Telepathy, forza sviluppatori, datece er desktop collabborativoooh.

GNOME, ridammi le icone, sù.

25 febbraio 2010 | Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Lucid, Ubuntu

Come sempre, si torna a bomba su cose utili e chicche che ci consentono di non stare a bestemmiare ogni cinque minuti sulla nostra macchina in costante aggiornamento. Come ricorderete, anche sei mesi fa, giorno più, giorno meno, avevo scritto delle cose, riepilogando con un postone finale, che hanno impedito a parecchia gente di evitare attimi creativi nei confronti di varie divinità o subdivinità, data la volontà degli sviluppatori GNOME di fare questi inutili remix di features a ogni benedetta release :mrgreen:

D’altronde, come avrete letto, ho avuto modo di provare GNOME 2.29.90 sia su Arch che su Ubuntu Lucid, e dapprima non mi ero accorto di nulla, poichè sul piccolo Anfione con Arch Linux avevo configurato tutto ottimamente con la vecchia versione dell’ambiente, tuttavia accedendo alla mia nuova Lucid di test ho provato, ovviamente, ad abilitare come al solito le icone nei menù, visto che a mio parere averle disabilitate rende il proprio desktop environment parecchio sciatto e scolorito. OMG, surprise!

In Aspetto è scomparsa la tab Interfaccia. Si, lo so, non serviva a una sega in teoria, ma il caso ha voluto che dentro ci fosse un’opzione chiave per me, quindi mi sono adoperato in qualche modo per adattare il mio gnomozzo Lucido a ciò che volevo; in men che non si dica ho trovato la soluzione al male che affliggeva il desktop: Gconf.

Ora, io vorrei dire due paroline agli sviluppatori GNOME. Mi va bene, se sbragate un’intera tab del maledetto gestore delle preferenze dell’aspetto, che poi magari togliate anche la feature. Tuttavia, tuttavia, tuttavia: se voi siete così intelligenti da mettermi la tab Interfaccia sotto programma di protezione testimoni, perchè cribbio le feature che cerco sono tutte ancora lì, attivabili o disattivabili a piacere tramite lo scomodissimo editor di Gconf (o tramite gconftool da terminale quando entro in modalità autolesionista), quando potevano benissimo essere gestite da un booleano in una tab, che rimasta al proprio posto consumava quattro pixel in orizzontale e due in verticale? Manco a dire che ci fosse bisogno disperato di spazio, le distribuzioni che brandizzano massivamente ci fanno quello che gli pare con tutto lo spazio che avanza :D

Mah. Non sapremo mai la risposta. In ogni caso, si può procedere ad abilitare o disabilitare le icone nei menù semplicemente aprendo il proprio editor di Gconf, che Ubuntu continua a nascondere imperterrita, dando da terminale:

gconf-editor

(per gli utenti delle distro smanettoniche, l’editor ve lo trovate direttamente in Strumenti di SistemaEditor di Configurazione)

E andando a parare al percorso desktop/gnome/interface; a quel punto vi troverete davanti una serie di opzioni più o meno sensate, tra le quali dovrete cercare menus_have_icons. Dando una spuntata secondo il proprio volere al valore booleano di questa opzione deciderete se far comparire o no le icona accanto alle voci di menù di GNOME; problema risolto.

Certo, era meglio la tab in Aspetto.

Pino, il piccolo client che fa passi da gigante.

20 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Twitter

Ormai pensano tutti a questa Lucid che pare porterà roba nuova in campo di cura dell’aspetto grafico del proprio GNOME, ma un po’ sempre le solite cose riguardo il software, che d’altronde quello è, e da distro a distro non può cambiare più di tanto :D

Dunque, mentre tutti si sperticano col tototema e col totoicone, io invece sono andato a spulciarmi il trunk di Pino in cerca di novità significative per il client Twitter che uso stabilmente su tutte le mie macchine e, beh, le ho trovate :mrgreen:

Per prima cosa, il programma sta cambiando l’icona. Avete presente quella che era una T di Twitter, che poi è diventata un bambino molto gaio col pigiamino rosa e le orecchie da coniglio e la frangia emo? Beh, fortunatamente il team ha deciso di cambiare, ehm, modo di porsi. Quindi, al posto del bimbino con identità sessuale fortemente promiscua, adesso possiamo trovare un pino. Anzi, per la precisione un abete, e qua mi viene da dubitare seriamente della preparazione terminologica italiana di chi ha fatto quell’icona.

La quale, tuttavia, rimane la migliore, e io faccio il tifo perchè rimanga così e non diventi la faccia di Bill Kaulitz :P

Ma andiamo avanti ed esaminiamo un po’ il tutto. L’icona rimane grigia in tray se non abbiamo messaggi…

…e si illumina di verde per dirci che c’è qualcosa di nuovo. Carino.

Molto più significative sono invece le migliorie sul piano della configurazione e delle features; Pino infatti adesso raggruppa di default le notifiche se ce n’è più di una, nel grazioso balloon che avvisa della presenza di X cinguettii non letti. Può sembrare una castroneria immane, ma rappresenta un tic di meno da mettere nelle opzioni di configurazione.

Altra cosa, importantissima, è la disponibilità di configurare più account unita a – udite udite – il supporto a Identi.ca! Nell’apposita tab possono essere definiti dunque tutti gli account che si vogliono con relative credenziali, e switchare dall’uno all’altro con comodità tramite un semplice bottone.

Quale bottone? Ma quello che possiamo trovare in alto a destra con il nostro piccolo avatar, ovviamente.

Ora, sul finire, ho da dire delle cose agli sviluppatori di Pino, che sicuramente saranno attenti alle esigenze del loro utente. State facendo un ottimo lavoro, continuate così. È fantastico; avete addirittura cambiato l’icona con una meno effeminata e repressa sessualmente e con il gusto nel vestiario di un cosplayer disadattato. Avete aggiunto il multiaccounting che a @marcosiviero interessava un casino. Fatemi un regalo. Si, lo so che non è il mio compleanno e nemmeno Natale. Fatemelo, che so, per San Valentino ok? Mettete il supporto a TwitPic. Per favore. Perchè è squallido vedere tutti i client in QT che fanno i duri e credono di avercelo lungo (l’url shortener, che credete), mentre l’unico client GTK che ha tale cosa è BuzzBird, il quale esteticamente è una manna per gli stitici.

Essù.

Wordpress.com censura – un piccolo intervento d’obbligo

15 febbraio 2010 | Comments | Postato in Web 2.0

Riemergo dall’ombra di questi giorni, causata dalla mia immersione nello studio universitario, per segnalare un fatto gravissimo, come hanno già fatto in molti.

Un giorno una persona scrive un post su wordpress.com dove scrive che non le piace una campagna pubblicitaria, capita che a qualcuno non piaccia (al momento non è dato sapere chi è stato) e che segnali la cosa a wordpress.com e che qualche solerte censore oscuri il blog.

Non c’è nulla nel post e, secondo me, anche nei commenti che possa giustificare tale cosa.

Ormai la censura è dietro l’angola non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’individuo e non in Italia ma negli USA, paese che si erge a difensore della Libertà.

Questo è il post incriminato:

John Ashfield  ADV: pleeease!

Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.
Questa è una di quelle occasioni.

Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.
Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.

John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf.
Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.

Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.
Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.

Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.

Comunque, torniamo alle campagne stampa.
Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.
Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.


Rabbrividisco.

1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui;
2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh!
3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.
4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.

Signor John Ashfield, please!
Change!

Ora, una chiusura dicendo quello che penso. Cari tizi di Wordpress.com, chiudere un blog così perchè vi piace, senza mandare una mail di spiegazioni, e testimoniando solo la viltà di chi non vuole accollarsi responsabilità, non è un atto onorevole. Ecco.

Buona fortuna a Sybelle e al suo nuovo blog, self-hosted.

Ubuntu: Google rimpiazzato con Yahoo. Eh?

4 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Linux, Ubuntu

Vorrei spendere due paroline sull’ultimo atto di Ubuntu parlando di networking, ossia il suo sostituire il motore di ricerca predefinito, portandolo da Google a Yahoo.

Ora, innanzi tutto non mi spiego come mai questo gesto, dato che Canonical è stata un’alleata di Google in questi ultimi tempi, specialmente per quel che riguarda il fronte netbook, aiutando la grande G a concepire un sistema operativo che andasse bene per i cosetti che tanto amiamo.

Insomma, il sodalizio c’è stato ed è anche stato produttivo per entrambe le parti; poi questa improvvisa rottura. Come mai? Strano :|

Io, dal canto mio, non posso ipotizzare nulla, tantomeno credo che le ragioni date da Canonical siano valide. Poi, mi pongo un altro dubbio amletico che come al solito va a criticare l’approccio di Canonical nei confronti dell’utente; Canonical continua a voler espandere il proprio “dominio”, ma fa delle scelte che io, da ignorante in materia di marketing e di usabilità, e di tutte quelle cose fighe che si consultano per portare un sistema operativo all’utenza, se non di massa, di medio livello, rifiuterei una scelta del genere. :P

Per il semplice fatto che, ragionando, Google si trova anche sul dizionario d’inglese con il termine ‘to google‘, ossia cercare su Google; è talmente popolare che ormai quando un utente dice “ma dai, cercalo” sottidende “su Google”. E allora perchè mai questo cambio, signor Shuttleworth? Mi suona un controsenso, voler portare le persone ad usare il tuo sistema operativo, e poi metterle nella condizione di dover cambiare motore di ricerca se vogliono usare Google. E soprattutto, mi sembra un controsenso e una rottura del buon patto d’amicizia che c’era stato sinora tra Canonical e la casa del celebre motore-non-motore. O no? ;)

Non capisco. Ma mi adeguo.

Io sono utente Google, mi turba relativamente il fatto che ci siano dati personali miei nei loro server, mi trovo bene con la grande G perchè sa fornirmi sempre quello che cerco, basta stimolarla a trovare la cosa giusta. Quindi mi adeguo. Ossia dico al mio browser di usare Google :D

Un nuovo assistente per Docky: Gajim

3 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Ormai i miei post sulle continue novità nel trunk di Docky vi avranno pure annoiato, ma… non riesco a smettere di andare a guardare in quel porcaio di codice, è così bello grufolare nell’eyecandy e negli agi che il team Docky-Core ci regala, che non riesco veramente a fermarmi :D

Ordunque, ho già parlato e straparlato degli assistenti in Docky, e se n’è aggiunto un altro alla lista. Figata! E cosa fa?

Semplice. Immagino che alcuni di voi sappiano cos’è Gajim. Beh, se non lo sapete, ve lo spiego tranquillamente io: Gajim è allo stato attuale il miglior client Jabber per GNOME. Ora, direte, ma no dai, e Pidgin dove l’hai messo?

Piccola digressione. Pidgin è un programma multiprotocollo, il che significa che deve tenere un piede dentro a N staffe, quindi tira di là, tira di qua, non è che può avere tutte le features di un client dedicato; questione semplicemente di esigenze. Ti serve chattare e basta? Ti prendi il client multiprotocollo che fa quello che ti serve in libertà. Ti serve la feature specifica come un buon supporto alle emoticon di MSN o la cifratura dei messaggi GPG nel caso di Jabber? Ti prendi il tuo client dedicato. Semplice, ed efficace ragionamento.

Riprendendo il filo dunque, in Docky da qualche tempo è approdato questo assistente che ci permette di mostrare nella dock, sulla relativa icona di Gajim, i messaggi non letti. Non male neh? :P

Enjoy! (sempre che usiate Gajim. :D )

Ora, altra digressione sul finale. Io questa cosa me l’aspettavo nell’assistente per Pidgin, maledetti sviluppatori. :mrgreen:

Pino raggiunge la 0.1.4; arrivano parecchie novità :)

2 febbraio 2010 | Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Twitter

Ok, ok, decisamente il team di Pino legge il mio blog e ha deciso di farmi fare le figuracce in pubblico; perchè dico questo?

Perchè da bravo utente usavo la mia release stabile, 0.1.3, e una volta fatto il post su Pino consideravo la mia opera di divulgazione compiuta, ma i ragazzi hanno deciso che era ora di darmi altro da scrivere, quindi hanno tempestivamente rilasciato la nuova 0.1.4, che comprende un fracco di novità.

Innanzi tutto, voglio spendere qualche parola sulle notifiche di Pino: quando arrivavano decine di tweet, ed avevo le notifiche popup abilitate per l’intera timeline (e non per le sole mentions/replies), iniziava un flood che durava circa venti minuti, col risultato che le notifiche acquisivano un delay assurdo e non le guardavo più. Adesso invece c’è l’opzione che consente di modificare questo odioso comportamento in una splendida notifica unica che ci avvisa solamente di quanti nuovi tweet ci sono. In questa maniera la piantiamo ben presto con il lag delle notifiche stupide :D

C’è poi la gestione dei DM: finalmente il team di bravi ragazzi che ci fornisce questo bel client ha integrato la funzione di gestione dei messaggi diretti di cui prima si sentiva una discreta mancanza; per il resto, sono stati corretti numerosi bug, c’è qualche opzione in più, nulla di terribilmente spiazzante, e niente che mi faccia urlare al miracolo (ok, ho urlato per quella delle notifiche, una bubble sola è un epic win per un software di questo tipo!). :P

Venendo al sodo, ho fatto un pacchetto per ArchLinux i686, dato che non ce la facevo ad aspettare ;)

Spero di rendere felice un po’ di gente con questo gesto di ammmmmore verso la mia distro preferita. <3

Insomma, si vede che gli esami si avvicinano e il mio cervello esula eh? :mrgreen:

Pino, il mio nuovo client Twitter

1 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux, Twitter

In questi giorni, tra impegni universitari e quant’altro, ho deciso di mettermi a provare un pochino un nuovo client per Twitter dato che Gwibber ormai non mi soddisfa più da tempo.

Cambi di interfaccia repentini, modifiche al programma che non mi sono piaciute, me lo hanno reso pesante da utilizzare, quindi ho deciso di darmi ad altri programmi che avessero lo spririto originario che Gwibber ha decisamente perso in corsa, diventando anche client per Facebook. Il male.

Ordunque, iniziando a guardarmi intorno avevo iniziato a usare TweetDeck, e mi sembrava proprio una figata, solo che il mio animo semplice non era abituato a tutte quelle cosacce, quindi sono passato oltre. Mi sono quindi messo a testare per bene l’unica alternativa in GTK+ disponibile al momento. Ossia il buon Pino :)

Ma no, non questo Pino!

Di primo acchitto non mi sono trovato tanto bene con le prime versioni di questo client Twitter, se devo dire la verità. Mi è sembrato un po’ troppo grigio, poco allegro e con molto poco appeal verso l’utente. Ho poi imparato ad apprezzarlo per le sue altre virtù; l’interfaccia utente è semplice e intuitiva, ed è abbastanza integrato nel mio ambiente desktop.

Il suo essere piccolino e leggero fa di lui anche un client più che efficace per la carrozzeria limitata del mio netbook che sulle prime, con TweetDeck, si rifiutava di andare avanti sedendosi per protesta. :D

L’aspetto di quel poco che c’è si rivela grandemente personalizzabile, anche se non troppo: manca infatti una funzione di theming che renda il programma un po’ più figo secondo le esigenze degli utenti più attenti alla veste grafica dei loro software, e, ripeto, non è che tutto quel grigiume mi faccia impazzire. Di contro però, meglio questo di un client col supporto a mille protocolli che però è diventato, onestamente, un puttanaio.

Dunque, ho cominciato a spizzarmi per bene il programmino, e sono arrivato alla rapida conclusione che andava a finire di diritto sulla mia dock. Mi spiego: anche se il rapporto di questo programma con l’utente è abbastanza conflittuale, dato che, ad esser sinceri, come ho detto su la veste grafica fa pena e pietà, comunque le features non mancano; c’è ovviamente la reply, la visione delle risposte, e un supporto più che decente ai retweet. Le cose che mancano purtroppo sono il supporto di qualunque tipo a TwitPic, cosa che qualunque client Twitter nel 2010 non si può permettere di ignorare, e l’accorciamento automatico degli indirizzi uèbbe.

Questo fa si che il programma a volte risulti un po’ deludente nel complesso, ma per le esigenze base basta ed avanza.

Dopo tutta questa sparata, comunque a me piace: si sta evolvendo in fretta, è basato sulle GTK e forse è l’unico software che, dopo la dipartita di Gwibber come lo conoscevamo, concorre degnamente alle controparti QT che finora hanno regnato sovrane in quanto a look ‘n feel e features.

WallBase, bellissima web-utility per i nostri sfondi

20 gennaio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Estetica

L’altro giorno girovagavo sul webbeduepuntozzero, e tra i vari socialcosi ho intercettato una pubblica segnalazione che mandava ad un misterioso sito di wallpaper. Ho pensato subito “Vabeh dai, sarà il solito sito con immagini fighe”, invece era qualcosa di più; tant’è che ne sono rimasto stupito appena ho cominciato a studiacchiarmelo un pochino. Ha dato il primo giorno un paio di problemini, che adesso sembrano completamente risolti, perciò mi sento di consigliarlo a chiunque si senta un praticante della desktop-art oppure voglia semplicemente abbellire la propria scrivania virtuale con uno sfondo per il quale tutti si complimentino: e cacchio, fa sempre piacere che il proprio desktop sia apprezzato no? ;)

Ordunque, passiamo alle cose serie, il sito in questione è WallBase, e una volta aperta la pagina web in questione ci troveremo davanti una schermata del genere:

Possiamo notare la presenza di una toplist, con tutti gli sfondi più gettonati in ordine di visualizzazioni, ma la vera chicca è più su: un vero e proprio motore di ricerca per wallpaper, mediante due criteri uno più interessante dell’altro.

Possiamo infatti decidere se ricercare lo sfondo che ci interessa tramite una parola chiave, e questa è cosa buona e giusta. Se digitiamo city ad esempio, avremo una panoramica di sfondi più che buoni per il nostro desktop, e a noi rimarrà solo l’imbarazzo della scelta.

Altrimenti, possiamo ricercare, e a me questa cosa ha fatto impazzire, il wallpaper in base ad un colore specificato da noi tramite un comodissimo selettore. Ci basterà indicare il nostro colore preferito per avere un’ottima selezione di immagini, e poter quindi scegliere il nostro nuovo sfondo in maniera molto più specifica che gironzolando per la rete a cercarne uno figo.

Gli sfondi sono tantissimi come avrete certo notato dallo screenshot, e le immagini sono quasi tutte di ottima qualità e a risoluzioni piuttosto alte, così da soddisfare tutte le esigenze, anche quelle di chi ce l’ha più grosso (il monitor, si intende) :mrgreen:

Insomma, divertitevi, io da quando ho scoperto ’sto coso cambio sfondo ogni sei secondi :D