Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

Elixir: Phoenix Framework 1.4 in arrivo

Sto diventando monotematico, me ne rendo conto, ma allo stesso tempo l’ecosistema di Elixir mi affascina a un livello inconcepibile. Sono già un po’ di giorni che tengo d’occhio le Pull Request che mancano perché Phoenix Framework 1.4 venga rilasciato, e mi sono accorto che piano piano i lavori stanno giungendo a una conclusione. Quanto ci piace questo? Tantissimo, perché ci sono un paio di cosette veramente gustose.

La prima è che finalmente è stato sostituito Brunch con Webpack per quanto riguarda il bundling degli asset. Questo non interesserà tanto gli sviluppatori backend, viceversa facendo io il frontendista di lavoro ho avuto modo di vedere come Webpack sia ormai lo standard de facto per il packaging del proprio JavaScript, e mi fa piacere che Phoenix si sia adeguato a questo trend. I motivi che ci sono dietro sono essenzialmente due:

  • Più aderenza appunto a un tool che la community conosce bene
  • La necessità sempre minore di scrivere un file di configurazione (e quello di Webpack è complicato) per il proprio caso d’uso. Suppongo che Brunch fosse utilizzato per la struttura del file di configurazione più semplice, ma adesso, beh, no more excuses.

La seconda novità di rilievo è che mentre Phoenix fino alla versione 1.3 ha utilizzato Cowboy (il più famoso webserver Erlang) alla sua prima release stabile, Phoenix 1.4 si basa interamente su Cowboy 2. Il motivo per cui questo è una figata lo potete leggere direttamente nell’annuncio di rilascio di Cowboy 2, ma essenzialmente ai miei occhi risalta una cosa: HTTP/2!

Per il resto, ragazzi, c’è ancora un sacco di roba sotto il cofano che però a me interessa relativamente. Ci sono tantissimi cambiamenti soprattutto rispetto ai transport e a come i Socket di Phoenix interagiscono coi transport. Accanto a questo troviamo bugfix e deprecation a pioggia che però potete leggervi nel changelog ufficiale, il quale viene aggiornato man mano che vengono smarcate le voci della lista delle cose che mancano.

Che altro dire? Ricordatevi di usare sempre le forbici dalla punta arrotondata così non vi fate male.

L'Actor Model spiegato bene da Francesco Malatesta

Tra un trapizzino e una bistecca Francesco Malatesta ci spiega anche l’Actor Model, ovvero uno dei paradigmi fondamentali quando programmiamo in Elixir e in generale con la BEAM1. Secondo me il suo post è un’ottima risorsa, perché ci mette in condizione di capire subito come pensare secondo questo schema e imparare a fregarcene di un sacco di casi limite ed eccezioni da gestire grazie al principio del Let It Crash.

Che aspettate? Iniziate a scrivere un po’ di attori da subito 😁

  1. Ma anche con altre piattaforme. Di recente anche Swift ha visto una proposta di implementazione di concorrenza con approccio orientato all’Actor Model. Douglas Crockford allo stesso modo e tempo sta lavorando a Seif, di cui esiste già un’implementazione in JavaScript. 

npm 6

Npm è forse il package manager più odiato della storia, ma secondo me non solo funziona benissimo, ha anche una tonnellata di nuove funzionalità in questa nuova versione. Cioccàtevele tutte nel post di review del team di sviluppo.

Fa ridere che il gestore di dipendenze con più note di biasimo da parte di tutta la community di sviluppatori sia anche quello “ufficiale” della piattaforma/linguaggio più popolare al momento. Tra le novità notevoli:

  • npm ci
  • Risoluzione automatica dei conflitti
  • Offline package installation
  • Hooks!

Codemotion Rome 2018, ovvero perdersi in chiacchiere invece di pensare a programmare

In questa soleggiata manco per niente domenica di Aprile1, smaltisco la stanchezza accumulata dalla settimana che è appena passata e che sul finale ha visto ripetersi ancora una volta l’eccezionale reunion di nerdoni di tutta Italia (circa, e anche circa un po’ di gente da fuori), ovvero Codemotion. L’edizione romana è quella a cui sono più affezionato per motivi ovviamente etnici, essendo io di Roma, ma in maniera altrettanto importante perché è stata la prima, quella da cui è partito tutto, e quindi oltre l’aspetto tecnico, di crescita professionale, di crescita personale, mettiamoci anche il Grande Amarcord Anulare di tutte le edizioni passate, di tutta l’acqua passata sotto i ponti, delle interviste a un ragazzo alle prime armi col public speaking che pensava due cose e se ne dimenticava quattro per strada.

Abbandonando il pensatoio dei ricordi, questo Codemotion mi ha permesso come al solito di vedere speaker di livello e soprattutto di reincontrare amici che non ho mai occasione di abbracciare. Riguardo gli speaker, quello che ha attirato di più la mia attenzione è stato il clamore intorno alla programmazione funzionale, un keynoter particolare, e quello che mi aiuta a portare il pane a casa ovvero i talk sullo sviluppo frontend e su JavaScript più in generale.

The Power of the Paradigm by Douglas Crockford

La sessione di keynote è stata emozionante, principalmente perché è stata tenuta da Douglas Crockford, l’autore della prima proposta riguardante JSON, e l’autore di “JavaScript: The Good Parts”. È uno dei miei miti, quindi non potevo assolutamente perdermelo.

The power of the paradigm - Douglas Crockford

Quello di cui ha parlato è stato illuminante, nel senso che ha consumato due filoni consequenziali: il primo è stato l’illustrare come i paradigmi evolvano a loro volta in altri paradigmi, e come lungo la storia dello sviluppo software siano stati trovati all’interno di determinati paradigmi dei concetti che abbiano portato al superamento di quegli stessi modi di concepire i programmi. Questo ci ha portati diretti al nuovo paradigma che si sta affermando, ovvero la transizione dalla programmazione sequenziale allo scambio asincrono di messaggi.

Secondo me a questo punto Crockford si è un po’ perso, nel senso che ha illustrato il suo nuovo progetto, una piattaforma per portare su tutti i linguaggi quello che è sostanzialmente lo scambio di messaggi tra processi tipico di indovinate un po’ quale piattaforma? Ma ovviamente la BEAM, con Erlang ed Elixir in prima fila come linguaggi con cui programmarci su.

Chiaramente Crockford ha incentrato le prime iterazioni di Seif, così si chiama il suo nuovo progetto, su una prima implementazione in JavaScript, tuttavia Seif è un vero e proprio protocollo di cui esisteranno miriadi di implementazioni in futuro.

Questo è senza dubbio interessante, ma in una sessione di keynote di Codemotion avrei preferito che venisse proseguito l’aspetto concettuale, dato che alcuni punti solamente lambiti riguardo la cultura del cambiamento e dell’evoluzione paradigmatica all’interno del software potevano essere approfonditi veramente tanto.

Unbundling the JavaScript module bundler

Il mitico Luciano Mammino durante il suo bellissimo talk ci ha fatto vedere quali sono i principi attraverso un cui funziona un module bundler per JavaScript come Browserify o Webpack. Siccome Webpack è un argomento che mi ha sempre affascinato, ho seguito il tutto con interesse apprezzando soprattutto il fatto che Luciano abbia anche spiegato come costruire un module bundler rudimentale attraverso pochi principi di base.

La presenza di Douglas Crockford al suo talk deve averlo innervosito un po’, ma tranquillo Luciano, se ho capito io tutto quello che hai detto significa che ti sei spiegato perfettamente e ce la possono fare tutti. Voto 10+ per il ragazzo dublinese d’adozione.

Beyond JavaScript frameworks with Elm

Nonostante io abbia cominciato a pistolare con molto poco successo con i linguaggi della famiglia ML tipo Haskell, una tecnologia che continua ad incuriosirmi per quanto riguarda le applicazioni frontend è Elm.

Erik Wendel, che è il founder dell’Oslo Elm Meetup e dell’Oslo Elm Day, ha illustrato una panoramica abbastanza ampia riguardo le funzionalità che offre Elm, quali problemi risolve, e perché sia meglio di JavaScript vanilla per le webapp. Tra le cose che ho apprezzato ci sono le seguenti:

  • Un meccanismo centralizzato di gestione dei side effect
  • Un linguaggio funzionale ML molto molto espressivo
  • Il compilatore. Erik ha mostrato pochissimo del compilatore ma è veramente fichissimo

BEAM in Action: scrivere una web application con Elixir

Qui si giocava in casa, ma è stato comunque un talk rilevantissimo: i carissimi Claudio D’Alicandro (già mio collega e fondatore di Elixir Roma) e Gabriele Santomaggio (eminenza dell’ecosistema Erlang) hanno presentato una panoramica dei vantaggi di programmare in Erlang o (ancora meglio) in Elixir per le proprie webapp, stressando il punto chiave alla base della keynote di Crockford della mattina.

Ovvero il fatto che non solo Asynchronous Message Passing è il nuovo paradigma da inseguire, ma che grazie alle feature di actor modeling esposte dalla BEAM tramite (ad esempio) i GenServer, possiamo raggiungere questo status quo con Elixir in pochissime righe di codice.

Voto 10+ anche a Claudio e Gabriele 😍

Who’s afraid of open design?

Non avevo mai sentito Emanuela Damiani parlare, mi ero limitato a leggere qualcosa di suo e scambiarci qualche commento in giro per l’internet. Lei è nel team che ha sviluppato Photon, il nuovo design system alla base di Firefox. Ci ha parlato di come Mozilla si è messa in gioco per implementare davvero una strategia di open design, di come il team si sia dovuto fidare della community su alcune scelte, e abbia per altre dovuto imparare a comunicare le decisioni all’esterno.

E perché no, anche imparare a ricevere feedback.

Il talk di Emanuela è stato molto bello, perché ha contribuito secondo me a demistificare da un lato, e valorizzare dall’altro, l’operato di Mozilla che spesso è vista come una sorta di organismo immanente, ma che al suo interno in realtà ha delle persone che sono sensibili ai feedback come tutti noi e che cercano semplicemente di fare il loro lavoro al meglio.

Il nuovo Firefox per quanto mi riguarda è espressione perfetta di questo. E con le bellissime slide di Emanuela ho chiuso il mio giorno 1, lasciando perdere (mea culpa (?)) la birra finale dato che c’era una folla tale che sembrava un mosh pit ad un concerto dei Meshuggah.

Dopo il birrozzo in realtà c’era un altro intervento di rilievo che però ho saltato per negligenza (perdonatemi ragazzi!), ovvero Federico Caprari insieme a Enrico Risa per un talk a due bocche, quattro mani e quattro gambe tipo Goro di Mortal Kombat sulla combinazione di codice Elixir e Rust per applicazioni distribuite e iperperformanti.

Giorno 2: “Ah ma siamo ad una conferenza?”

Ultimamente sto provando una certa avversione nei confronti del mondo dei videogiochi, inspiegabilmente. Questo ha fatto si che il giorno 2, dove la track di game development era leggermente più nutrita, in preda ad una certa mancanza d’attenzione2, ho preferito non guardare nessun talk dato che la scaletta che ho visto ha solleticato a malapena la mia curiosità.

Richard Feldman

Tra le cose interessanti che c’erano, in mezzo al marasma di talk sullo sviluppo videoludico, ho identificato queste:

  • What Service Workers can do - di Maurizio Mangione (ciao Mauri! Mi hai salutato in conferenza ma ero veramente storto di sonno)
  • Monads Explained for OOP Developers - di Mikhail Shilkov
  • What Haskell taught us when we were not looking - di Eric Torreborre

Cui però non ho dato spago. Quello che invece ha impiegato la maggior parte del mio tempo è stato bighellonare insieme al mio esimio collega Francesco e al mio tecnicamente ineccepibile compaesano Alessandro parlando principalmente di programmazione funzionale, Lisp, Haskell, amenità, infrastrutture ridondate, sarcicce.

Codemotion si conferma anche con questa edizione quindi non solo quel coacervo di talk interessanti che è già da un paio d’anni, continuando ad alzare il tiro sia con gli speaker che con i keynoter, ma anche l’occasione a Roma e Milano per incontrare quegli amici che non vedi mai, con cui interagisci troppo tempo da dietro una tastiera e un monitor, per chiacchierare a colpi di birra anziché di righe di codice.

L’unico difetto che gli trovo comincia ad essere la track sul game development, dato che mi sembra una cosa abbastanza rara che le persone interessate a quella specifica traccia si facciano contaminare anche dalle altre, mentre chi frequenta Codemotion per (attenzione, buzzword in buca) DevOps, sviluppo frontend (React, Elm et similia), programmazione funzionale - ripeto - a me pare che non abbia molto l’interesse, a parte rari casi, di spararsi un’ora di sviluppo di videogiochi. Ma probabilmente è un mio limite, e sto solo generalizzando l’impressione che ho avuto personalmente.

Il verdetto finale non richiesto è ovviamente che anche le prossime edizioni mi vedranno in prima fila. Vorrei arrivare a proporre un talk. Che la Forza sia con me, con lo staff di Codemotion (sempre cari ragazzi), e con tutti li nostra.

Questo post è stato scritto principalmente su due letti, uno a Palestrina e uno a Cetona. Le foto sono ovviamente dei bellissimi e bravissimi ragazzi di Codemotion. La colonna sonora è To Be Everywhere Is To Be Nowhere dei Thrice.

  1. È chiaramente riferito a quando ho iniziato a scrivere questo post, non certo quando l’ho finito, che mortacci mia che so solo li mia è quasi il ponte del primo maggio e io ancora sto qua a spippolà con ‘sta tastiera. 

  2. Tutta canalizzata verso un brunch che si stava tenendo nel frattempo da Vintro. 

Elixir: pond, funzioni stateful e GenServer

In questi giorni mi è scorso davanti agli occhi un package interessantissimo per Elixir, ovvero pond. Pond permette di implementare quello che a conti fatti è quasi un antipattern della programmazione funzionale, ovvero funzioni che mantengano al loro interno uno stato.

All’interno del README di pond c’è una dissertazione piuttosto interessante sul fatto se convenga o meno fare uso di GenServer, ovvero di quelli che ad alto livello sono degli attori, e a basso livello sono processi, solo per mantenere lo stato di un software.

Don’t get me wrong, one of the best features of the BEAM is that it’s very cheap to create tons of processes and supervise them.

However abusing spawn, just because you want to keep state, well, that’s certainly not the smartest thing. If you created zillions of tiny processes all data between them would actually be duplicated on each message pass, since processes prefer to share nothing, messages get copied between them when sent.

Think about the Server part in GenServer, it sounds like something intended to be used by many clients something much more complex than just maintaining state.

Di seguito troviamo qualche link come “To spawn or not to spawn?” per corroborare la discussione su questo aspetto. Sinceramente tutto questo mi è stato utile per capire il ruolo dei GenServer nello sviluppo di un’applicazione Elixir (o Erlang), ed il fatto che è assolutamente vero che creare nuovi processi grazie alla BEAM è molto semplice, ma la creazione di nuovi processi dovrebbe essere qualcosa che viene dall’architettura dell’applicazione che stiamo progettando, e non tanto dalla volontà di cavarsela con poco nella gestione di uno o due staterelli.