Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

Un giro di ferie nelle Marche descritto dalla mia lei

Anche se ormai a qualche settimana di distanza dalle nostre ferie, Agnese ha deciso di raccontare il viaggio che abbiamo fatto nelle Marche, regione nella quale ci sono parecchi amici che non voglio mai, e dico mai, perdere di vista.

Adoro la sua scrittura, ma mi piace riportare in particolare un passaggio su Macerata:

Il secondo giorno Dio creò la seconda colazione e vide che era cosa buona e giusta. Soprattutto buona. Fatta una prima colazione in albergo per dovere di cronaca, incontriamo gli amici di Alessio da Maga Cacao, una cioccolateria che ha una selezione di caffè talmente ampia che quando ho scelto, ero invecchiata di un anno. Golosa è dire poco. Trascorriamo la mattinata tra chiacchiere che scorrono facilmente e fette di torta ad accompagnare. Ci salutiamo dicendoci che ci vedremo ancora, quantomeno per assaggiare il cinghiale che fa la mamma di uno di loro. Ce ne andiamo con il sorriso che ti lascia il calore di persone belle.

Che poi non è nient’altro che la verità. La più pura delle verità.

Cosa mi hanno lasciato le Marche? Sicuramente voglia di olive ascolane, che non sono mai abbastanza. Qualche chilo in più generosamente segnato dall’impietosa lancetta della bilancia. Sorrisi. Lacrime di gioia.

E poi regà, i vincisgrassi.

Di compleanni, blogging e social networking

Oggi è il compleanno del blog di Andrea. Andrea è uno fico, uno che seguo stabilmente e che seguo da un sacco di tempo. Ad aiutarmi a farlo, oltre il feed RSS, anche un bellissimo canale Telegram dove condivide post e sporadicamente qualche piccola riflessione. Andrea lo trovo fico (sì, ancora) perché non si arrende, e perché attraverso il suo approccio al web fa spesso riflettere anche me, che non ho smesso di tenere un blog in più di dieci anni, e che considero Grab The Blaster una tra le cose più importanti che ho attraverso le sue molteplici incarnazioni e le miriadi di stili di scrittura che contiene.

Non ci pensavo, ma questo angolo di web che continua a raccogliere le mie nerdesche memorie ha compiuto undici anni qualche mese fa. Oltre a stappare le bollicine, trovo molto vicino quello che ha scritto Andrea, soprattutto perché alcune volte mi sono divertito, durante questi anni, a guardarmi indietro e notare come il mio scrivere si sia modificato, insieme agli argomenti che trattavo. Dalle riflessioni di ordine personale, ai giochi per PlayStation, a Linux, al web, alla programmazione. Alla programmazione funzionale.

Ma soprattutto dal quindicenne che ero, con i punti esclamativi e le virgole messi in un certo modo, all’adulto che sono, con tutto quello che ne deriva. Guardare indietro su questo blog è come guardare un intimo album di foto che in fondo è la più fedele rappresentazione di me che esiste. E non esiste social che tenga, non esiste foto di copertina o foto del profilo che possa compensare quello che è capace di scrivere una persona, nel bene o nel male, ma soprattutto senza limitazioni dovute ai caratteri e alle logiche insite nella piattaforma.

Guardiamoci intorno. Avevamo una cosa meravigliosa, una piazza aperta e decentralizzata dove ognuno poteva essere il nuovo Martin Lutero e affiggere le sue novantacinque tesi1. Abbiamo finito per trasformare anche questo sogno in qualcosa di centralizzato, dove l’Occhio di Sauron può vedere tutto e se gli sfuggi sei tu che ci perdi in visibilità. Ma visibilità di cosa poi? Dei contenuti che lui, grazie a quello che noi scienziati chiamiamo “machine learning”, ovvero una sconfinata distesa di esempi di “questo va bene - questo va male”, vuole proporci.

È per questo che mi ritrovo particolarmente nelle parole di Andrea:

Per me è il ricordo di non abbandonare me stesso a luoghi altri dove il mio contenuto si perderebbe in rigagnoli fatti di algoritmi e logiche di business avulse ad esso.

Altrove, io mi perdo. Qui è uno dei pochi posti dove ritrovo me stesso, digitalmente e materialmente parlando. Ed è per questo motivo che non credo che abbandonerò mai il mio blog.

Ho cominciato a postare in maniera più consistente su Instagram. Lo trovo carino, mi permette di associare ad un’immagine in formato 1:1 (tipo Polaroid) un piccolo post-it con dei pensieri volatili. È però qualcosa che considero di seconda categoria, non perché non siano contenuti di qualità2, ma perché nel momento in cui tappo il pulsante “Pubblica”, quelle foto e quei pensieri vanno a finire sul server di qualcun altro. Qualcun altro che un giorno chiuderà baracca e burattini, e andrà tutto perso. Qualcun altro che nasconde ciò che penso e ciò che vedo per privilegiare post sponsorizzati di utenti con i follower spesso e volentieri comprati. Un regno dove le metriche, volentieri alterate, hanno la meglio sulla qualità. Un regno dove malvolentieri ti metti il cuore in pace sul fatto che se fai qualcosa di strabiliante non verrai notato da nessuno.

Certo, in realtà nemmeno il blog rappresenta più questo. Sono sicuramente finiti i tempi in cui se avevi un blog rischiavi di venire letto da milioni di persone. Sono ormai questi i tempi in cui pubblicherò questo post, poi lo condividerò su Facebook, e forse riceverò come è normale che sia più commenti lì che qui. Ma non mi disturba: l’importante è che il mio blog sia il fulcro di tutto questo. E che permanga.

  1. Questa viene dal mio tema di maturità, che era su Internet e i social network dato che in quel periodo andavano un sacco di moda. Nonostante fosse il mio pane quotidiano da allora, specie grazie a Linux, mi ricordo che scriverne la conclusione è stato come cavare il sangue dalle rape. 

  2. Instagram mi aiuta. Ci sono foto di workstation molto belle, panorami mozzafiato, note mentali lasciate lì dai più e tanta fotografia “da cellulare” molto bella. Purtroppo tutto questo è inabissato da una pletora di professionisti della finzione, ma ok, fa parte del gioco. 

Costruendo la nuova home page del New York Times

Il New York Times mi affascina sempre tantissimo, data l’avanguardia che propone nei processi di progettazione del software e nel design. In questo articolo, come hanno progettato la nuova home page trattando anche i feedback dei lettori.

Rebrand per Firefox: due parole sui (forse) nuovi loghi ✍️

Firefox logo design system 1 e 2

Qualche giorno fa mi ha colpito una cosa che ho visto passarmi sotto gli occhi: si tratta delle nuove icone che il team di design di Firefox (ovviamente di Mozilla) sta pensando per le nuove versioni. Avevamo avuto un redesign anche per il recente aggiornamento dell’interfaccia, ma è stato solo un piccolo ridare forma all’icona del volpone che tutti amiamo, mentre con questo aggiornamento abbiamo qualcosa di più corposo.

Viene definito a monte infatti il Firefox brand, ovvero una intera famiglia di prodotti di cui alcuni esemplari già visibili a noi mortali come Firefox Focus, il browser dedicato alla privacy. In base ai due design system proposti e in base al logo che rappresenta il brand principale, poi tutto il resto viene di conseguenza.

Firefox main logos

Come sempre la procedura non può essere influenzata dall’esterno, ma dato che Mozilla ha adottato una strategia di open design già da prima di Quantum1, chiunque di noi può vederne ogni passo anche solo per trasparenza e per (in)formazione. Chissà come andrà a finire e che icone avremo sui nostri desktop tra qualche mese.

Intanto un paio di note a margine:

  • Adoro sia la masterbrand icon del System 1 che quella del System 2;
  • Le icone per i browser del System 1 sono più giocose e meno formali, le seconde sicuramente più professionali;
  • Forse per il resto il System 2 mi convince di più.

E voi? Eh? Oh.

  1. Il progetto che ha portato una serie di miglioramenti sopra (la nuova fiammante UI) e sotto il cofano (integrazione di Servo almeno per il rendering del CSS). Per più dettagli vi linko direttamente Wikipedia

The Big Elixir – ovvero New Orleans, aspettami che arrivo 🚀

Avete presente quei regali che arrivano inaspettati? Tipo quando non è il tuo compleanno, non è Natale, non è nessuna ricorrenza particolare. Eppure qualcuno che ti ama decide di metterti al corrente, ricordarti, stamparti su carta bollata quanto ti vuole bene.

The Big Elixir - 8th/9th November at New Orleans

Pochissime settimane fa è successo a me (si, proprio a me), quando Agnese, la mia ragazza1, ha fatto qualcosa di totalmente inaspettato: nella mia mail ho visto atterrare una lettera dall’oggetto che recitava “Your The Big Elixir Ticket”, e quando le ho chiesto spiegazioni – perché a dire il vero mi aveva accennato qualcosa – la sua risposta è stata solo “buon compleanno in anticipo”. Ho pianto2.

Tutto questo per dire cosa? Beh, che sono felice come un bambino in un negozio di caramelle, che New Orleans aspettami che arrivo, che la mia fidanzata è un vulcano di figaggine perché è riuscita a incastrare il nostro viaggio negli Stati Uniti con una conferenza che le avevo detto che mi sarebbe piaciuto vedere (regalandomi pure il biglietto). E così posso dirlo: per The Big Elixir, a New Orleans, l’8 e il 9 Novembre, ci sarò anch’io grazie a lei.

The Big Elixir è una conferenza completamente dedicata ad Elixir (come dice il nome stesso), dove saranno presenti tra gli speaker:

Già solo quando ho visto questi tre nomi ho cominciato a saltare come una molla. Non mi sembra vero di avere l’opportunità di parlare con loro dal vivo per chiedergli da quali concetti hanno preso maggiormente ispirazione, quali difficoltà hanno incontrato, e com’è magari lavorare con Elixir ogni giorno (soprattutto riguardo le rotture di, ehm, bolas).

Aspettatevi novità direttamente da New Orleans quando sarà Novembre. Stay tuned, state tonnati 😎

dottorblaster |> the_big_elixir()

P.S.: I owe many thanks to Joe Ellis and the team behind The Big Elixir for allowing my girlfriend to better organize our trip giving her details and help when needed. You were awesome and you really made our day/week/year!

  1. Che è bionda e ama ribadirlo, però ama imparare cose nuove e si sta leggendo tutta la mia mini-serie “Elixir per idioti”. 

  2. Davvero. Non è figurativo.