16 Mar 2013
Qualche giorno fa si è tenuto a Roma il Mobile Tea #3, evento organizzato da CodeInvaders con l'aiuto di MobiLovers, la community nella quale partecipo attivamente che tratta di mobile visto e trattato in profondità da tutti i punti di vista. L'evento è stato interessantissimo, sia perché gli speaker (altri) erano veramente preparati, sia perché io stesso ho presentato un mio talk. :D
Ho deciso di parlare un po' di open source e sviluppo mobile, perché credo che con la definizione di nuovi paradigmi si sia perso un po' il senso del tutto, e per far capire ai presenti che è possibile portare i modelli di business legati all'open source dai vecchi ecosistemi al mobile che ogni anno cresce di un ordine di grandezza. Ho parlato quindi di open API, open BaaS, applicazioni aperte e effort aziendale necessario affinché un processo di apertura abbia un ritorno di investimento soddisfacente.
Godetevi le slide, che purtroppo rappresentano l'1% della mia presenza scenica, e ricordatevi che sono disponibile (beware: momento marketta) a ripetermi in azienda dietro pagamento.
10 Mar 2013
L'altro giorno stavo leggendo un post incredibilmente fazioso di John Gruber. Nonostante tutto, ho continuato a leggerlo - reputo infatti Daring Fireball un blog schizofrenico a tratti notevolissimo, in altri tratti spudoratamente commerciale e Apple-ofilo. Insomma, per farla breve vado e ti leggo questo:
16 years after the ad campaign, “Think Different” has proven itself to be more than glib marketing. It is a simple, serious motto that serves as a guiding light for the company.
Oggi, scrivendo un articolo per lavoro, mi sono concesso una piccola pausa andando a guardare Facebook (che, uhm, ultimamente guardo sempre meno - sarà che mi sto disamorando), e ho trovato lo status di una mia amica (che saluto - ciao Carmen :)):
Si è oscurato improvvisamente lo schermo del MacBook, cosa si fa?

Bene. Dopo averla guidata attraverso una sorta di hard reset per aggirare lo schermo oscurato e averle fatto riaccendere il computer con i miei soli superpoteri (:D), mi sono ricordato del post di Gruber, e della sua sviolinata al motto di Apple come unica via verso prodotti funzionanti. Eh no - ho pensato - questo non è un motto che serve da luce guida a tutti: è, ed è sempre stato, solo un'iniziativa di marketing, perché la carissima Apple sull'uptime ha sempre mostrato il fianco, tanto che è già da un bel po' che non si producono più XServe. Macchine, che, orientate al mercato dei server, non vendevano ovviamente un fico secco perché far gestire i tuoi task, le tue cose importanti a Mac OS X, è come offrire i tuoi più importanti documenti ad un tritarifiuti perché te li tenga al sicuro.
Non dico di non comprare un Mac. Sarei spudoratamente fazioso quanto Gruber in questa occasione - tanto più che in casa ne ho anche un paio (Hackintosh, va bene, ma sempre OS X è). Dico solo che l'obiettività è qualcosa che ultimamente manca: osannare la filosofia "think different", quando questa non ha mai fatto più che produrre degli hipster cultori dello status quo tecnologico (quando invece avrebbe dovuto portare macchine con uptime e stabilità superiori), è per me moralmente errato.
Ah, hipster.
Photo courtesy of Travis Isaacs
07 Mar 2013
Cos'è successo oggi in sintesi? Troppe cose. Ma mentre ero in viaggio sul mio trenino mi sono preso cinque minuti per leggere questo post di Simone Robutti, molto carino, di cui mi ha particolarmente colpito un passaggio centrale relativo alla sua filosofia del "thinking plus". Ve lo allego, merita:
L’entusiasmo e la partecipazione non sono però solo imputabili al naturale sentimento di coesione dovuto alle minacce esterne, ma anche a qualcosa di più profondo. Per molti G+ era il primo esempio di successo, di quella dimensione dell’Internet immaginata da tanti teorici, in cui si poteva formare una rete altamente magliata, di persone fiduciose nel progresso e nel futuro, interessate a condividere il proprio sapere, a migliorarsi, migliorare gli altri e il proprio ambiente, perseguendo quell’ideale superomistico che pervade i pensieri di tante persone quando guardano ad internet. Certo, detto così sembra che G+ abbia inventato l’acqua calda, ma chiunque vada ad osservare G+ nella sua vera essenza, è in grado di cogliere la differenza con gli strumenti preesistenti: si muove ad un’altra velocità, con logiche più semplici, più intuitive, tutto più veloce ed estensivo, uno strumento per mettere davvero in comunicazione e connessione l’intero strato pensante dell’umanità, ad ogni angolo del globo.

Ora, il buon Simone mi ha stimolato una riflessione che frullava in testa quanto a pensiero singolo già da qualche giorno: riusciremo prima o poi a portare le nostre interazioni ad un livello nuovo dove contino gli individui, i contenuti (come messaggi) e gli archi di un grafo in maniera predominante, portando a termine l'intento di rendere l'Internet attuale compenetrata da questo concetto? Google è potente. Google ci sta provando. E Google+ è un bel tentativo, non c'è che dire: mai prima d'ora avevamo vissuto un approccio così nuovo all'individualità online.
Mi sono reso conto però che l'approccio è a conti fatti il punto di partenza: posto che in questo caso la curva di implementazione delle feature segue più o meno una sequenza di Fibonacci, e che siamo ai primi numeri, quello che Google giustamente sta portando avanti è nonostante l'innovazione qualcosa di cui non abbiamo bisogno. Se infatti quello che stanno tentando di far passare come la figata del secolo è - vuoi o non vuoi - un social network, quello di cui c'è un esasperato bisogno è una social backbone tutta nuova per i contenuti, dotata di una open API e possibilmente open source per raggiungere un fattore di democratizzazione e distribuzione delle piattaforme.
Quindi si: la novità di Google+ è l'aver portato il livello di connessione sociale alla compenetrazione di Internet, ma allo stesso modo questa fase va superata con l'istituzione di uno stage di providing super partes che possa garantire la net neutrality anche in questo caso e la diffusione capillare di un networking libero. E non è detto che la stessa Google non possa avere un ruolo in questo. Vi sembra fantasia? Non lo è: è esattamente il social networking come lo conoscete voi, unito all'approccio dei banalissimi mailserver.
Ma le email sono una storia a parte, di cui spero di stare qui a narrarvi presto.
Photo courtesy of Johan Larsson
28 Feb 2013

Meravigliosa la lettera di poco fa del CEO di Groupon a tutti i dipendenti, specialmente ai suoi collaboratori più cari: io penso di non avere ancora mai visto un esempio così clamoroso di autofustigazione per gli errori commessi e di sincerità nei confronti dell'azienda, dello staff e del mondo esterno.
Leggetela, perché merita veramente tanto.
(This is for Groupon employees, but I'm posting it publicly since it will leak anyway)
People of Groupon,
After four and a half intense and wonderful years as CEO of Groupon, I've decided that I'd like to spend more time with my family. Just kidding - I was fired today. If you're wondering why... you haven't been paying attention. From controversial metrics in our S1 to our material weakness to two quarters of missing our own expectations and a stock price that's hovering around one quarter of our listing price, the events of the last year and a half speak for themselves. As CEO, I am accountable.
You are doing amazing things at Groupon, and you deserve the outside world to give you a second chance. I'm getting in the way of that. A fresh CEO earns you that chance. The board is aligned behind the strategy we've shared over the last few months, and I've never seen you working together more effectively as a global company - it's time to give Groupon a relief valve from the public noise.
For those who are concerned about me, please don't be - I love Groupon, and I'm terribly proud of what we've created. I'm OK with having failed at this part of the journey. If Groupon was Battletoads, it would be like I made it all the way to the Terra Tubes without dying on my first ever play through. I am so lucky to have had the opportunity to take the company this far with all of you. I'll now take some time to decompress (FYI I'm looking for a good fat camp to lose my Groupon 40, if anyone has a suggestion), and then maybe I'll figure out how to channel this experience into something productive.
If there's one piece of wisdom that this simple pilgrim would like to impart upon you: have the courage to start with the customer. My biggest regrets are the moments that I let a lack of data override my intuition on what's best for our customers. This leadership change gives you some breathing room to break bad habits and deliver sustainable customer happiness - don't waste the opportunity!
I will miss you terribly.
Love,
Andrew
Photo courtesy of Kristina Alexanderson
25 Feb 2013
Oggi dopo aver guardato la conferenza di Nokia sui nuovi Lumia, mi sono baloccato un po' con la mia Fedora di cui avevo già scritto una corposa recensione: volendola usare come distro più o meno da produzione, l'ho aggiornata da qualche giorno a Fedora 18, e rinnovando come sempre l'impressione favorevole per GNOME come desktop "d'insieme", ho anche aggiunto oggi pomeriggio la lingua italiana. Usare il sistema in inglese non mi dispiace, devo dirlo, ma essendo comunque un autoctono romano vorrei sentirmi a casa nonostante le mie attitudini verso l'esterofilia linguistica.
Al che, ho dato un bel colpo di Control Center, e dopo un logoff-login mi sono trovato tutto il sistema in italiano - compresa una bella finestrella di dialogo modale di GNOME Shell che recitava quello che vedete sotto.

Ora, non so per voi ma per me Desktop si è sempre chiamata Desktop. Ed è fantastico che Fedora mi proponga di lasciare i nomi delle directory in inglese, come sono adesso, perché invece non so se a voi è capitato ma a me si (tantissime volte), ma andando poi a mettere le mani e a fare il nerd sul PC di mia sorella che usa Ubuntu, e di tutti i miei amici che usano Ubuntu (si, ho degli amici che usano Ubuntu), e di tutto il mondo che usa Ubuntu, al fatidico cd Desktop per prendere una cosa e spostarla da un'altra parte - che checché ne dicano i fanatici del dragghendròp rimane molto più facile in quanto mv e un paio di colpi di tab al posto di ridurre tutto a icona o aprire il file manager - ecco appunto dicevo facendo il nerd su Ubuntu, ~/Desktop viene rinominata automaticamente in ~/Scrivania, e io ho sempre perso la testa per questa cosa, compreso il fatto che a volte per idiozia mia, che invocavo roba nel desktop, mi sono saltati anche un paio di script.
Ecco, a me questa cosa di Fedora è piaciuta parecchio. E spero sinceramente che Canonical includa un qualche cacchio di dialogo di configurazione per riportare queste directory a dei nomi da nerd, ché noi nerd degli esseri umani ce ne sbattiamo.