Roma2LUG apre al pubblico, col botto :D

È passato parecchio tempo da quando avanzai l’idea sparuta che, forse, il LUG di Tor Vergata poteva effettivamente rinascere come una nuova organizzazione completamente rinnovata dalle fondamenta in su. Oggi questo sogno è diventato realtà: dopo qualche mese di attività più in incognito, finalmente abbiamo sfornato un primo evento d’apertura coinvolgendo anche menti esterne e lavorando in ottica di diffusione su Linux e Ubuntu in particolare.

Il post-non-post di riepilogo sul nostro blog ufficiale mette bene in risalto i punti fermi, e c’è anche una foto emblematica :D

Io per conto mio ho illustrato assieme al buon Andrea Mercanti, mio compagno di corso, i maggiori ambienti desktop su piattaforma Linux: una escalation partita con Unity, continuata con i rivali GNOME e KDE, e terminata con i “brutti ma buoni” XFCE ed LXDE. Avvalendoci di macchine virtuali inframmezzate con slide di dubbia natura (fatte da me… ._.’) abbiamo quindi spiegato cosa diavolo sia un ambiente desktop e cosa si occupa di fare e non fare per noi.

Includo qui le slide che ho messo su SlideShare dove il pubblico è già in delirio – 291 views in 2 ore e vi garantisco che non ho refreshato per 291 volte, senza aggiungere altro.

Dico solo che… si, sono incredibilmente soddisfatto. Eravamo tantissimi, e spero molto egoisticamente che lo sciopero dei mezzi abbia pregiudicato in maniera critica l’affluenza, la quale sono sicuro che al prossimo evento sarà nettamente superiore. :)

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Enlightenment 17: una valutazione attenta

Non la mia, di valutazione, come ci si potrebbe aspettare, anche se ho dato tempo fa, e i pregi di questo window manager, ambiente desktop, o per la precisione non si sa bene cosa sono infiniti, ma la valutazione di una persona che al di la di tutte le robette grafiche di dubbia (essenziale per me hahah) importanza, cerca funzionalità, potenza, flessibilità.

Come minimalista delle GUI, le mie preoccupazioni non sono brillantini, sbrilluccichii, campane e fischi vari. Voglio la funzionalità piuttosto che l’estetica. Se l’interfaccia fa quello che io desidero con un uso di memoria, CPU e GPU il più ristretto possibile, il che significa anche meno consumo energetico, allora non me ne può fregare di meno di trasparenza, finestre tremolanti e del fuoco che brucia le finestre quando le chiudo. Se tale interfaccia è pure bella, allora tanto di guadagnato.

Effettivamente i bachi che però mette in risalto l’articolo in questione sono da non sottovalutare. In fondo Linux è il sistema dei nerd, e alcune cose vanno fatte nella maniera giusta… come il fatto di permettere a me, stupido utente, di mandare tutto in bomba sbagliando una modifica ad un file di testo. Sinceramente non mi ero mai accorto che i file di configurazione di E17 fossero binari, certo non rappresenta per me una cosa inaccettabile, ma sicuramente è qualcosa che mi ha fatto arricciare il labbro e dire “mh, bleh”.

Il fatto che le finestre siano gestite apparentemente in maniera stramba può far pensare. Come dice Gene, Shutter non riesce a trovarle come flottanti sullo spazio desktop, e questo mi fa alzare un sopracciglio: non è che ‘ste benedette finestre vengono gestite in maniera totalmente non-standard? No perchè se è così, ahia.

L’ultimo baco, nel punto in cui si parla di perdita di settaggi, non l’ho mai riscontrato. Yeeeee.

Nota divertente a parte, non credevo che qualcuno usasse davvero Mageia. :D

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Android: svegliamoci sempre e in fretta

Io ho un immenso problema con la sveglia la mattina: sono talmente abituato al gesto di mandarla in standby per qualche minuto (comunemente detto snooze), che a volte lo faccio anche mentre sono in dormiveglia. Spesso accade anche che io la spenga per errore, per colpa di quei maledettissimi tastini software che sono sin troppo facili da scambiare nella cecità mattutina dovuta al sonno e al leggero astigmatismo di cui soffro: il risultato è mia madre che irrompe circa tre quarti d’ora dopo nella mia stanza, urlando come un’amazzone e tirandomi giù dal letto con tanto amore quanta la brutalità del gesto.

C’è una soluzione a tutto questo.

Ho scovato Xtreme Alarm Clock, una piccola applicazioncina che non solo fa da sveglia, ma ha un tasto di snooze abbastanza grosso da non essere confuso con il resto della GUI di Android. E non solo: prima di disabilitare il fastidioso allarme, il software ci sveglierà un pochetto, consentendoci di stare zitto solo dopo che avremo risolto un problemino matematico. Credo che la difficoltà dei conti sia addirittura impostabile.

Definitivo. Da domani il risveglio non sarà più lo stesso.

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OpenSUSE 12.1, sei una diavola tentatrice

Sono due giorni che ho letto questa interessantissima recensione su Muktuware di OpenSUSE 12.1 e già da un po’ di tempo stavo cercando di chiarirmi le idee su quale potrebbe essere una distribuzione che soddisferebbe la mia esigenza di una workstation fissa, basata su KDE come ambiente desktop, con una miriade di software da installare e gestire in maniera intuitiva, e che non sia una distro “a la Arch” ossia da gestirmela io.

openSUSE KDE is a perfect desktop for those are not comfortable with the changes Gnome 3 or Unity is bringing. Not that I have any issues with Gnome 3 or Unity – I recommend both. But, if you are not comfortable, and as free software is all about options, I heavily recommend openSUSE KDE. You get the stability of openSUSE, the ease of use, elegance, customization of KDE and a familiar interface.

Intendiamoci, non voglio abbandonare la mia adorata Arch Linux, tutt’altro: chi mi legge lo sa, sono incline a lasciarmi sedurre dalle alternative in fretta. Ed è probabilmente il mio più grosso scoglio con l’open source: il mio problema non è che vorrei una sola distribuzione, ma che le vorrei tutte per me. Personalmente inoltre, ho avuto un’ottima esperienza sia con YAST, che con Zypper, che con il Build Service per quel poco che lo usai. Insomma, roba di qualità ecco.

OpenSUSE KDE, I think is a perfect desktop for ‘home’ and ‘advanced’ users. Go ahead, try it.

Aiutatemi. L’unico motivo che mi ferma è che è un casino farne una live USB, altrimenti sarei già entrato nel tunnel.

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Piccoli traguardi

Sono felice.

Sono felice perchè finalmente, dopo eoni di scrittura nelle più disparate vesti e domini, sono arrivato al traguardo che mi prefiggevo da un sacco di tempo e per il quale mi sono battuto anima e corpo, mettendo a frutto tutte le mie conoscenze e soprattutto applicandomi a riempire questo angolo di rete di “scemenze d’autore” (hahah).

Datemi dell’idiota se volete.

Finalmente cercando “Blaster” su Google il mio blog esce in prima pagina.

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Ancora sull’autonomia degli smartphone

A volte sento delle sparate dal volgo, tipo che ommioddio quanto dura poco la batteria del mio smartphone, tempo meno di un giorno e sono già a piedi. A parte che mi sono già espresso sulla questione, comunque voglio ricordare a costoro un fattore fondamentale che spesso non viene preso in considerazione.

Questi affaretti da millemila euro dentro montano una CPU potente come quella di un computer di qualche anno fa, che con un processore del genere durava poco più che qualche ora. Certo, puoi venirmi a dire che è un RISC e non un CISC e quindi le operazioni vanno a risparmio, in ogni caso però il clock della CPU ha sempre il suo peso rispetto alla capacità del serbatoio energetico. Quindi insomma, sicuri che la batteria in relazione a tutto ciò duri poco? Io dico che dura pure troppo :D

Poi dato l’insieme di azioni che posso compiere con un dispositivo del genere, direi che chi vuole solo  telefonare è logico che preferisca un Nokia da 20 euro. Anzi, direi che in base al commisurare l’acquisto alle proprie esigenze, è doveroso per un consumatore prendere il telefono “standard” piuttosto che uno smartphone del quale non utilizzerebbe alcuna funzione smart, ma solo la parte phone.

Ora vado che ho scritto il post dall’androide e mi si sta scaricando la batteria.

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Linux – reinventare la ruota è scomodo.

Ormai è passato quasi un anno dal rilascio di GNOME 3.0, il desktop che ha rivoluzionato, e non so dire se in meglio o in peggio, la fruizione dei contenuti e dei software da parte di molti utenti, avvicinando il computer a quello che può essere una sorta di elettrodomestico, e soprattutto ha sconvolto la mente di chi era abituato a immaginare la propria Linux box come una sorta di giocattolone iperconfigurabile anche attraverso interfacce grafiche.

Un anno, dio mio, un anno. Ne ho fatta di strada da allora: il passaggio a KDE, l’installazione di XFCE sul netbook, il ritorno a GNOME sulla workstation casalinga, lo scorno e il ritorno, ancora una volta, a KDE per motivi essenzialmente funzionali. Sono una persona che ha sempre visto nella configurabilità un valore aggiunto, unita a una buona configurazione di base che consentisse alle persone di non dover impazzire a cercare roba per costruirsi un ambiente confortevole; se da un lato sono stato forgiato dalla Sparta dei settaggi di KDE, ho apprezzato, col tempo, soprattutto con la sua mancanza, come Compiz potesse essere la quintessenza di queste due cose. Distribuito di default con le maggiori distribuzioni, il compositing window manager più amato di sempre aveva trovato una sua strada e per quanto non venisse più sviluppato, rappresentava, nel 2010 e nella prima metà del 2011, ciò che di meglio si poteva trovare per una soluzione di window management basata su OpenGL (e quindi all’avanguardia tecnicamente), che offrisse eyecandy, che desse funzionalità, e che fosse anche pienamente configurabile in ogni suo aspetto.

Adesso, sul netbook che ho ripreso in mano, installando XFCE ho configurato degli aspetti di Compiz che KWin non mi consente di impostare. Figuriamoci Mutter/GNOME Shell. Compiz rappresenta ancora un grande software, anche se la versione castrata che viene distribuita adesso nelle ultime versioni di Ubuntu lo sminuisce molto: sono giunto alla conclusione che tutto questo reinventare la ruota, scrivere da zero anzichè reingegnerizzare software già presenti e soprattutto funzionanti, abbia gettato il mondo Linux nel caos, un caos da cui, senza un gestore di finestre prestante, configurabile, e user-friendly, difficilmente uscirà rinnovato e cresciuto, anzi.

Ci attende un baratro senza fondo, sempre che non siamo capaci di risalire.

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La posta del Quore #2

Visto che è stato uno spunto di discussione mica male, copio qua quello che è avvenuto in mail tra me e Oberon, e si perchè tra me e lui in mail le cose non si dicono, non si scrivono, le cose avvengono. :D

Di seguito trovate i puccismi intensi che ci siamo scambiati in forma privata e che ci tengo a rendere pubblici sia perchè lui è uno dei miei blogger nerd preferiti (non scordate di leggere la sua guida al post-install di OpenSUSE!), sia perchè effettivamente la sua domanda e la mia risposta sono ad alto contenuto informativo.

Ciao Alessio,

ma se ti copiassi i fonts che usi per il tuo blog? Ti arrabbi? Sono i Molengo giusto? Sono veramente belli e li ho scoperti proprio sul tuo sito! Sono in vena di ristrutturazioni e non ci sono molti Google Web Fonts con quella leggibilità…

Visto che mi sembri un mago in queste cose sai dove posso trovare maggiori info sulla leggibilità dei caratteri sul web, sulla resa con i vari browsers e sul perchè quando uso windows a lavoro con firefox ho l’impressione che “sovrascriva” tutte le impostazioni sui fonts dei vari siti?

Insomma sono totalmente ignorante su queste cose (sul web-design in generale) e con google ho trovato poca roba.

Rispondimi pure con calma, non ho fretta! ;)

Ciao Oberon,
Scusa il ritardo ma è veramente una cosa mostruosa stare dietro a tutto quanto, ti sarai accorto che questo periodo sono preso in mille attività, e farsi una vita è effettivamente più faticoso di quanto pensassi.

In realtà non hai completamente ragione: recentemente ho fatto un redesign del mio template, ma comunque la base resta la stessa; L’attributo CSS era Lucida Grande, qualche altra robaccia, e poi Molengo. Adesso è Arial, poi altra robaccia, poi Molengo: avevo pensato a questo font poichè comunque è l’unico senza grazie sui repository di Google che abbia una buona leggibilità sui testi lunghi, come dicevi, e perchè mi andava di sperimentare con i webfont ufficiali liberi e accessibili con API diverse da TypeKit.

Informazioni su queste cose non so dove puoi trovarne, io fortunatamente ho assorbito tutto ciò che ho potuto da varie persone che hanno fatto corsi, anche universitari, riguardo la tipografia e il mondo dei caratteri tipografici, quindi le mie opinioni e i miei gusti derivano essenzialmente da quello. La cosa migliore che puoi fare è prenderti i nomi delle varie famiglie maggiori di font, e leggerti su Wikipedia le informazioni che hai a disposizione: le voci ad esempio su Helvetica, Arial, Lucida e via discorrendo sono parecchio esaustive, e credo che impareresti molto. Viceversa, se ti annoia, non approcciartici proprio. Peròm, ad essere sincero… non ho ancora incontrato qualcuno a cui non piaccia la tipografia :D

Se comunque vuoi ampliare oltre Google il tuo bagaglio di caratteri, su FontSquirrel trovi veramente di tutto, anche a pagamento, per set tipografici con attributi anche @font-face (ossia utilizzabili come caratteri “web”) da urlo che non ti faranno mai sfigurare. Ma veniamo al tuo problema con Firefox: probabilmente devi mettere la spunta a “Permetti ai siti di scegliere i propri font” bla bla bla, è una voce che si trova nelle preferenze dei caratteri.

Ciao Alessio,
grazie per la risposta. In effetti è un argomento molto interessante anche se per capirne qualcosa in più forse sarebbe necessario un po’ di impegno.

Ho scoperto qual era il problema con il mio blog e altri. Io usavo i droid font (from Google). Attualmente sono su piattaforma blogger (ancora per poco spero). Bene. Blogger, ogni volta che io inserisco configurazioni con i webfonts, sovrascrive parte del mio html (in automatico) caricando il WebFont Loader, un plugin che carica i fonts “serif” in attesa che i webfonts siano scaricati in locale. Si tratta quasi sempre di decimi di secondo ma per qualche strano motivo a lavoro (proxy e quant’altro) non riusciva a caricarli, quindi mi beccavo dei fonts orribili!

Insomma, grazie a questa problemino ne ho capito un po’ di più, lungi però da averne una conoscenza esaustiva.

Colgo l’occasione per rispondere pubblicamente a questi ultimi paragrafi: non è che c’è qualche proxy di mezzo? In ogni caso, Google is the way e come al solito Wikipedia ne sa a pacchi su qualsiasi cosa come ho già scritto, specialmente sulla tipografia. :D

Ah, e ovviamente per lo spostamento su WordPress se dovesse servire, io sono qua. ;)

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Il destino di un uomo.

A volte la data di nascita per una persone può significare parecchio. Io personalmente ho sempre visto nella mia data di nascita qualcosa che come un costante monito mi ricordava qual’era un po’ il mio compito nel mondo e nella vita. In realtà però non mi ero documentato molto sulla nascita effettiva di Internet; Wikipedia riporta:

Berners-Lee ha coniato il nome di World Wide Web (W.W.W), ha scritto il primo server per il World Wide Web, httpd, e il primo programma client (un browser e un editor), WorldWideWeb, nell’ottobre del 1990.

Così quando ho letto che precisamente il periodo in cui è nata Internet è anche il periodo in cui sono nato io esattamente, mi sono quasi commosso. Mi ero sempre considerato grossomodo coetaneo della grande rete, non avevo mai capito di essere nato in quei giorni, in quelle ore. E l’aver conciso con la nascita di ciò che avrebbe rivoluzionato il mondo di li a poco, lo scoprire tutto ciò (che io peraltro non sapevo, Dio che ignorante) è stata un’emozione, l’ennesima emozione che mi ha ricordato qual’è il mio ruolo in questo mondo, perchè sono un fottuto nerd, e perchè non potrebbe essere altrimenti.

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Happy Birthday Web.

Pazzesco. Quando aprii anni e anni fa questo blog non mi aspettavo minimamente che di li a poco avrei avuto degli incontri con persone di un certo calibro. Precisamente, in questo momento mi trovo ad una quindicina di metri da Tim Berners-Lee per Happy Birthday Web, e posso confermare che è una persona assolutamente geniale.

Nel suo speech sta parlando di come è evoluto il sistema Internet, e di tantissime cose collegate: mi ha stupito ma non troppo sentirgli pronunciare le parole “open data”, in ogni caso è stato illuminante, forse un po’ troppo fiducioso sulle web application.

Sono emozionato.

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