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Stupirsi con poco – Consolle

27 giugno 2010 | View Comments | Postato in Linux

I pargoli di Linux Italia hanno imparato proprio bene che condividere le conoscenze è importante per te e chi ti sta intorno (praticamente al contrario del fumo); è così che cagnulein con un suo breve post mi ha fatto scoprire un’interessantissima funzione che riguarda la history dei comandi.

Andate in una shell, e premete CTRL-R. Fighissimo vero? :D

KDE, la mia esperienza, per quello che conta :)

19 giugno 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE

Nelle scorse settimane mi sono divertito a smanacciare un po’ il mio portatile: dopo aver installato Fedora 13 ed aver avuto un’esperienza impressionante con gli alie KDE 4.4, ho deciso che era venuto il momento di mettere in chiaro degli aspetti fondamentali della vita di coppia tra me e la mia Arch Linux. È stato così, che loggatomi da riga di comando ho fatto la pazzia e installato KDE anche dall’altra parte. Incredibilmente, tutto ciò è stato come un salto nell’iperspazio, di quelli che ti mozzano il fiato (chi non ha mai, d’altronde, fatto un salto nell’iperspazio.), e mi sono ritrovato, dopo alcune personalizzazioni, in un ambiente straordinariamente di mio gradimento, con tutto ciò che mi serviva. Tutto era dove doveva essere, e, posso garantire, Dolphin è un file manager veramente niente male.

La configurabilità dell’intero ambiente per vie facili non ha pari: ho avuto un assaggio di ciò che arriva dove la filosofia GNOME frena, infatti ho potuto farmi dire di si a qualunque cosa volessi fare con qualche click nei posti giusti (aehm, a volte non proprio giustissimi), mentre con l’ambiente “concorrente” per così dire, sono costretto ogni volta a ricorrere a GConf per operazioni anche banali come cambiare l’ordine dei pulsanti nella titlebar. Per questo motivo mi sono invaghito di KDE: le QT consentono di avere un ambiente assolutamente fuori dal comune in quanto a meravigliosità dell’interfaccia grafica, anche se meno pulito, e le applicazioni possono facilmente essere sovvertite, è l’utente che controlla loro, e non loro che controllano l’utente.

Tra l’altro devo ammettere che la struttura di KDE per quanto riguarda gli engine di decorazione finestre e widget è decisamente geniale: ogni motore ha i suoi parametri non solo per la configurazione dell’aspetto, ma anche riguardo la configurazione del comportamento del window manager, che cambia radicalmente faccia a seconda che si stia usando Oxygen, Bespin, Plastik. Oltre questo, c’è da aggiungere che tutto ciò che è QT è meravigliosamente integrato in KDE. Mi spiego: in GNOME ma anche in Windows succede che qualunque applicazione non faccia parte dell’ambiente desktop tenda ad essere un po’ discriminata.

KDE invece segue una filosofia molto simile a quella secondo cui è sviluppato OSX. Il sistema di casa Apple si basa infatti sulle librerie grafiche Cocoa, grazie alle quali è possibile scrivere software perfettamente integrato con il sistema operativo proprio per via del livello di integrazione di cui Cocoa gode all’interno di Mac OSX. Per le QT più o meno il discorso è lo stesso: KDE offre alle applicazioni QT una culla in cui integrarsi alla perfezione senza timore. Viceversa qualunque cosa provenga dall’esterno, è trattata un po’ malino; esattamente come OSX anche KDE riserva un cattivo trattamento alle applicazioni GTK+ mettendo a disposizione si, il gtk-qt-engine, che però a mio modo di parere offre possibilità approssimative ;)

Inoltre come potete vedere dall’immagine superiore è possibile eliminare facilmente la presenza di quella fastidiosa appendice di titlebar sparsa un po’ ovunque sulle finestre, spesso, in altri desktop environment, levando così di torno tantissimo spazio regalato ai porci.

Dopo un po’ però ho cominciato a sentire i limiti di quello che stavo usando. È si tutto molto ben congegnato per far sentire l’utente a casa, ma forse un po’ troppo a casa… sul divano, stravaccato diciamo. Mentre GNOME incredibilmente anche non facendo sentire l’utente parte di un meccanismo più grande di lui comunque lo facilita con un’interfaccia volta ad aumentare la produttività, mettendo sempre la semplicità al primo posto, a volte KDE si rivela macchinoso da utilizzare per una persona che vuole semplicemente arrivare a fare quello che vuole fare. E questo, se mi conoscete bene, è un neo gigantesco; mi sono ritrovato spessissime volte a fare altre cose non ricordando più il mio intento originale. Già, diciamo che KDE per chi soffre di disturbi dell’attenziooh… oh, una farfalla…

Io sono uno che come gli fai vedere una stronzata parte. Una trasparenza, un menù di troppo e come una trottola giro in tondo dimenticando cosa stavo facendo; quando lavoro è più difficile, ma anche mentre svolgo i miei compiti quotidiani capita che mi metta a guardare un paio di feature alle dieci di mattina e quando smetto siano le sei di sera. Capita con GNOME, figuratevi quanto è capitato con KDE :D

In definitiva, dopo una settimanella di giochi, ho deciso che era il caso di castrare un po’ la mia fantasiosa mente e tornare a GNOME. Questo perchè? Per tutti i nei descritti su. E perchè, incredibilmente, il compositing di Oxygen stressa la mia CPU a dei livelli un po’ assurdi, anche e soprattutto con KDE 4.5 Beta che comunque ho avuto modo di testare aggiornando ieri sera la mia Fedora: veramente un bel lavoro, soprattutto a livello di miglioramento dell’interfaccia. Insomma, buona fortuna KDE. Per il momento ci si saluta, ma non è certo finita qua.

Ah e un’ultima cosa, questo post è stato scritto con il nuovo WordPress 3 che spacca :lol:

LG XF-2: l’ho testato, ecco cosa ne penso

13 giugno 2010 | View Comments | Postato in My Life, Tecnologia

Nelle ultime settimane LG mi ha dato la possibilità di provare gratuitamente uno dei loro prodotti di punta, ossia l’hard disk multimediale LG XF-2. Il prodotto, premetto, mi ha soddisfatto ampiamente sotto tutti gli aspetti, tranne quello economico; come hard drive da salotto si possono trovare eccellenti soluzioni a un po’ meno.

In ogni caso, diciamo che quello che colpisce di LG XF-2 per prima cosa è la maneggevolezza; i prodotti concorrenti non possono certo vantare una portatilità così facile, ed è per questo che tale hard drive si distingue dalla massa: se all’acquirente interessa portare i propri contenuti dovunque senza ingombro supplementare, questo strumento è l’ideale e vale, per me, tutta la spesa. Se, viceversa, si ha intenzione di lasciare il diffusore dei contenuti in salotto a prendere la polvere, qualche euro in meno e soluzioni anche più efficaci vengono incontro alle più disparate esigenze.

Tornando al disco, appena scartato il tutto, sul lato si può avvertire la presenza di un tasto di accensione, da premere quando il tutto è collegato al televisore. In alto invece sono disposti i vari attacchi: alimentazione, HDMI, USB mini, A/V composito; sinceramente sono rimasto sorpreso dalla presenza del connettore A/V, corredato da apposito cavo con adattatore A/V-SCART, grazie al quale LG mi ha fatto un’ottima impressione dimostrando non solo tendenza verso i nuovi standard di trasmissione (attacco HDMI presente), ma anche una notevole cura verso dispositivi non più propriamente in voga, come i televisori CRT dotati storicamente di attacco SCART.

Frontalmente, possiamo infine notare un’interfaccia sensibile al tocco con quattro pulsanti direzionali, un tasto menù, ed un tasto OK. Collegato il tutto al televisore, mi sono divertito un po’ a testare la reattività dell’interfaccia utente utilizzando il controller incorporato anzichè il telecomando: il dispositivo si è dimostrato più che reattivo anche su risoluzioni molto alte, non accennando il minimo tentennamento. La cosa che invece mi ha lasciato basito è stato il nominare l’hard drive C: nell’interfaccia; non capisco se ciò venga fatto per similitudine con il sistema operativo preferito da chi non ne conosce altri, o perchè effettivamente, dentro c’è una qualche versione del sistema operativo preferito da chi non ne conosce altri.

Una nota positiva, inoltre, può essere trovata nel fatto che LG non costringe l’utente ad usare alcun software proprietario per dotare l’hard disk di contenuti, bensì lascia libero chiunque di utilizzare il proprio file manager, senza restrizioni, rendendo possibile l’utilizzo del dispositivo anche solo come capiente contenitore di dati. Certo, così sarebbe sprecato, ma non si può mai dire ;)

La riproduzione video si comporta egregiamente, cowsì come quella delle foto: sia con Matroska MKV che con banalissimi file AVI è andato tutto liscio, facendo passare a me, alla mia famiglia e ai miei amici ore piacevolissime visionando anche cose che su schermi FullHD ci si sarebbe aspettati di non trovare così definite. L’esperienza di riproduzione si è dunque rivelata fluidissima, anche passando ore ed ore a visionare e causando un piccolo surriscaldamento del dispositivo, che alla fine della terza ora di visione mi ha anche fatto da scaldino per le mani, nonostante la ventola non minuscola posta sul retro.

Insomma, nel complesso un ottimo prodotto; se lo scopo è la portabilità, dieci e lode ad LG che ha sfornato un dispositivo da “Il futuro è adesso“. La mamma infatti si è innamorata di quel coso e non voleva farlo tornare alla casa madre (essì, non me l’hanno lasciato purtroppo) :D

Ma dove sei finito?

12 giugno 2010 | View Comments | Postato in My Life

Pazientate neh, chè c’ho il blocco dello scrittore un attimo.

KDE & Arch Linux, via libera per l’aggiornamento

3 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Avevo già detto ieri, che un problema era incorso durante l’upload dei pacchetti nei repository di Arch Linux, quindi l’aggiornamento di KDE alla Software Compilation (ma che bel nome!) 4.4.4 tralasciava alcuni pacchetti di base, che rimasti alla vecchia versione uccidevano un po’ tutto l’ambiente desktop, causandone il mancato funzionamento.

Ebbene, da parecchie ore è ormai tutto a posto, i pacchetti sono stati uploadati correttamente su archlinux.org e da un bel po’ si può ormai aggiornare senza paura, quindi via libera per tutti quelli che hanno fermato le proprie dita nella giornata di ieri :D

Perchè non hai fatto prima questo post?
Beh, la struttura a maglia dei mirror di Arch Linux è parecchio contorta, e volevo semplicemente assicurarmi di dare l’OK in un tempo ragionevole entro il quale gran parte dei mirror sarebbero stati sincronizzati con il server centrale. E adesso, tutti ad aggiornare :P

KDE 4.4.4 su Arch Linux: NON aggiornate, per ora

2 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Questa mattina, bel bello, ho avviato il mio amico Clyde alla ricerca di aggiornamenti, ed è uscito, dalle ricerche condotte, che era disponibile il nuovo KDE 4.4.4, fresco di rilascio, già impacchettato e inserito nei repository della mia distribuzione preferita. Ho così mandato in esecuzione l’aggiornamento, senza preoccuparmi troppo di andare a controllare in giro per la rete le novità e i problemi noti. Shame on me.

Il risultato, dopo l’aggiornamento, è stato qualcosa di questo genere:

Uno schermo completamente bianco che recitava l’impossibilità di trovare il plasmoide Folderview, Krunner che non runnava, Ksysmon che non sysmonava, Ktutto che non tuttava. E ovviamente niente Plasma. Al che, ho cominciato prima a urlare di ben motivato panico, poi a spaccare cose, infine ho avviato una sessione d’emergenza e ho cominciato a cercare. E ho scoperto cose che voi umani non potreste immaginare: infatti sul forum italiano l’orda di kdeisti ha scatenato la sua furia, lamentando anche la causa del problema; è stato infatti uploadato tutto il grosso dell’ambiente desktop, ma il pacchetto kdelibs è rimasto… aehm… alla un po’ indietro, precisamente alla versione precedente -.-

In parole povere, aggiornamento fortemente sconsigliato: darò notizia della aggiornabilità del desktop non appena mi vedrò scodellati i pacchetti tra gli aggiornamenti, e tutto tornerà a funzionare a meraviglia.

Fedora 13 KDE: permanenza con il lato oscuro

30 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Fedora, KDE, Linux

Sono un po’ di giorni, precisamente da venerdì pomeriggio, che mi trastullo con un nuovo, spassoso giocattolo. In occasione dell’uscita di Fedora 13 ho voluto infatti darle una nuova chance di migliorare l’opinione che mi ero fatto di lei, e l’ho fatto, come mi era stato suggerito da alcuni lettori, prendendo in esame non tanto la release ufficiale, quella gnomica, ma scaricando e installando la spin KDE, in un impeto di sana follia.

Ho iniziato la mia installazione pacificamente: già dalla live il sistema era abbastanza reattivo, e non ho avuto modo di rigettare prepotentemente e freesbare il CD dalla finestra: parsomi un buon inizio, ho cominciato l’installazione mandando a finire il tutto su una partizione da me creata all’uopo. Sorprendentemente, dopo pochissimo tempo, meno di dieci minuti, l’installer (in GTK+! :’D) mi ha riferito che lui aveva finito e staccava per la pausa, quindi se volevo altro dovevo farmelo da me. Noncurante, ho riavviato. Meraviglia! Tutto funzionante.

Ho iniziato ad esplorare, mentre i viticci di KDE mi attorniavano: i plasmoidi coi loro sexy tentacoli mi hanno attratto a tal punto che… ho cominciato a configurare KDE secondo le mie esigenze. Via robe di là, via di qua, la configurabilità dell’intero ambiente mi è parsa davvero ottima, soprattutto per via dei cambiamenti che potevo apportare ai bordi delle finestre in pochissimi click; su GNOME, per alcune cose che in KDE sono fattibili in pochissimi click, si è costretti ad utilizzare l’editor di GConf. -.-

Ma torniamo a noi: dopo qualche ora, ho ottenuto un KDE che mi soddisfaceva e andando via via avanti con le personalizzazioni mi sono accorto che avere tutto così a portata di click poteva essere, a volte, un filo, ehm, di distrazione. Per via dunque di tutto questo ben di dio all’aria, ho continuato pedissequamente a spulciare i menù di tutto ciò che aprivo per adattarlo come piaceva a me. :P

Ho poi cominciato a ravanare nei meandri della distro. Aggiornando PackageKit e KPackageKit, che provvedono entrambi al frontend grafico per tutto ciò che riguarda la gestione dei pacchetti, ho ottenuto che divenissero disponibili tonnellate di aggiornamenti, che andavano dal semplice bugfix del giorno a nuove versioni di vari software. Ho così iniziato ad aggiornare con calma ma… alt, ovviamente non è così semplice. KPackageKit ha infatti tentato di impedirmi con una vera e propria operazione di mobbing di aggiornare. Dopo il duecentesimo tentativo di update rimasto in stallo, mi sono deciso ad aprire un terminale per vedere cosa diamine stesse accadendo. Perchè, manco a dirlo, qualcosa stava accadendo. E accadeva ordunque che il maledettissimo RedHat Package Manager (rpm pegliammisci) si era inchiodato a causa di non si sa bene cosa: Yum infatti, alla richiesta di aggiornare tutto, mi ha avvisato del casino e mi ha chiesto: “Ma non è che per caso vuoi che facciamo una cosa per volta, porto a termine le operazioni inchiodate e poi finiamo di aggiornare con calma, che sappiamo ben essere la virtù dei forti?”

“Mi pare una grande idea” ho risposto io. E così sono riuscito a portare a termine l’aggiornamento. Ottimo Yum, che a fronte della presenza di un formato di pacchettizzazione veramente diabolico, gestisce comunque le cose molto bene abbassando i livelli di odio, sconfiggendolo con una chilata e mezza di amore (che vince anche sulla nVidia). Quindi, in conclusione di questa parte: rpm non si comporta bene, anzi, ma Yum lo mette in riga senza colpo ferire. Il bello, ma bello si fa per dire perchè bello non è per nulla, arriva poi quando uno deve installare degli rpm scaricati dalla rete.

Infatti una persona umana e arrivante da altre distro per esseri umani, si aspetta che, aprendo il pacchetto con KPackageKit, questo si installi seduta stante. No. “Vuoi installarlo? Ma sei sicurissimo?” Si. “Installato pacchetto non certificato.” Vabbeh. Poi vai a vedere, e non c’è nulla di nuovo nel menù delle applicazioni. Mh, qualcosa non quadra. Apro un terminale: rpm -i pacchetto.rpm, e mi tolgo il pensiero. :D

A questo punto, mi pare scontato dire che il grande neo di questa Fedora 13 è il sistema di gestione dei pacchetti, non tanto per il prodotto in sè quanto per il suo frontend grafico, che non si dimostra per niente all’altezza delle alternative, o di lui stesso mentre frontenda altri formati (come i pacchetti deb ad esempio). A frontendare gli rpm, nada. Non parliamo poi di installare un pacchetto scaricato perchè oltre a chiedere dieci password, costui, bel bello, non installa una mazza lasciandoci un filo interdetti davanti al monitor.

Per il resto, le mie impressioni sono ottime: il sistema di lascia usare, una volta aggiunti i repository RPMFusion si smette di bestemmiare in linea di massima con i pacchetti standalone, infatti dentro quel repository a parte rari casi, c’è tutto quel che serve o giù di lì. KDE è pacchettizzato molto bene, ben curato e cullato nella bambagia, con varie patch che lo rendono più che stabile; un’attenzione encomiabile quella del team della spin KDE, visibile in ogni dettaglio, in ogni gesto che non produce effetti indesiderati. Diversamente dalla sua controparte GNOME, questa spin KDE regala un’esperienza utente decisamente superiore: mi ero infatti lamentato di Pup e Pirut, i frontend GTK+ per rpm, che sono ampiamente superati in velocità da KPackageKit, anche se poi, dopo due minuti di utilizzo, anche lui si fa fonte d’ispirazione per sempre più colorate bestemmie [cit.].

Ma quindi resti a Fedora?
No. Non posso continuare a stare con ‘sto gestore dei pacchetti, dai, e ridicolo. Come ribadiscono tutti i miei compari di bevute su FriendFeed.

Ma quindi resti a KDE?
Cavolo, mi sono fatto fregare. È bello, funzionale, stabile. Credo proprio che la mia Arch Linux vedrà qualche cambiamento. E poi vedremo se tornare indietro o meno.

Perchè non hai inserito immagini?
Perchè non ne ho voglia, è domenica sera e voglio riposarmi prima di venir fagocitato dall’inizio della settimana. Capitemi.

Ubuntu Lucid e il suo packaging stupendo.

24 maggio 2010 | View Comments | Postato in Linux, Lucid, Ubuntu

Da qualche giorno nella mia umile dimora è arrivato il nuovo CD ufficiale di Ubuntu 10.04 Lucid Lynx; quando ho visto la busta bianca targata Canonical sinceramente mi aspettavo il solito color cacca, e invece…

Canonical si è dimostrata competente anche in questo campo: la copertina della custodia in cartone come potete vedere è viola con tutti quei sexy pallini bianchi e il font figoso; non solo, ci ricorda anche che è una LTS :D

Il nuovo brand Light dunque si riflette anche su questi particolari; il packaging segue una linea splendidamente elegante anche continuando ad esaminarlo. Aprendo la custodia infatti ci si può trovare di fronte alle solite scrittine “cos’è ubuntu”, “perchè usarlo”, eccetera, che hanno subito tuttavia un restyling pauroso. Vedere per credere:

All’interno anche i pallini arancioni fanno la loro figura :P

Sul retro invece c’è una sorta di “motto”: queste premesse mi fanno pensare (tristemente?) che Canonical stia abbandonando la via dell’”umanità verso gli altri” per questioni di marketing. Ho potuto constatare di persona infatti quanto in realtà tutta la storia del “io sono quello che sono per via di ciò che siamo tutti”, alla fine, acchiappi poco tra le comuni genti :/

Orbene, comunque il motto di cui parlavo senza dubbio fa più presa:

Tirando fuori il disco dalla custodia, non ho avuto modo di essere meno sorpreso. Al contrario delle precedenti release su cui chiunque poteva nutrire dubbi, stavolta il CD si presenta veramente come una gioia per gli occhi ;)

Insomma, dieci e lode al nuovo brand, che con un look all’avanguardia fa promesse allettanti. Canonical sta lavorando sodo: riuscirà veramente nel suo intento? Solo il tempo potrà dircelo… per ora ci godiamo queste meraviglie, attendendo la prossima release che alza il tiro ancora di più. :)

Emesene+Docky: it works!

12 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Giusto un aggiornamento in corsa dopo questo ventidue e un po’ di pacchia post-esame :D

Ultimamente ho avuto di nuovo a che fare con MSN, il Docky helper e aggiornamenti vari; non so di chi sia il merito, se di Docky aggiornata, o di Emesene, ma…

A quanto pare, il misterioso assistente ha deciso di funzionare senza essere stimolato da terze parti. Ben presto tornerò con alcune storielle interessanti, ma fino ad allora, beh, dovrete accontentarvi delle mie comparsate su OneOpenSource. Godetevi pertanto la Cina che censura DropBox, Mandriva in vendita, e Canonical che apre il nuovo sitone sul design.

Cya boyZ ;)

Di Linux difficile, ossia come abbattere un pregiudizio.

25 aprile 2010 | View Comments | Postato in Linux

Ormai ho capito che i racconti di papà Bl@storo piacciono, perciò mi dedicherò a raccontarvi un altro piccolo traguardo raggiunto dal sistema operativo più amato dai nerd italiani nella mia facoltà universitaria; sono più di due settimane che non tocco questo blog, semplicemente per il fatto che sono stato fagocitato da una sessione di esoneri abbastanza intensa. Insomma, veniamo al racconto. L’altra mattina ero in facoltà, arrivo e mi metto a chiacchierare con il mio amico David, artista che peraltro stimo moltissimo, vivace mentalmente e di idee affini alle mie su molti punti. Man mano che il tempo passava, sono arrivati anche altri nostri amici, tra cui uno che aveva portato il suo nuovo gioiellino, un Sony Vaio in miniatura da circa undici pollici, con batteria a sei celle e un monitor che più che uno schermo sembrava una lamina di grafite.

Abbiamo iniziato a chiacchierare del più e del meno, mentre lo accendeva, e abbiamo visto lo splash di Windows XP che si avviava sul piccolo, gli abbiamo chiesto spiegazioni e David gli ha chiesto se aveva portato il CD di Xubuntu per provarla su quella meraviglia. Ordunque, ci siamo attrezzati e in poco tempo stava già partendo la live, data la disponibilità di un lettore CD integrato nel cosetto, mentre il nostro amico ci spiegava che aveva un po’ paura, perchè un ingegnere informatico gli aveva detto che Linux è difficile da usare, da installare, e poteva danneggiare il computer. Io mi sono limitato ad alzare un sopracciglio, David è stato un attimo più… verboso :D

La live ha proseguito guidando il nostro amico nel processo di installazione di Ubuntu, che negli anni è stato reso sempre più a prova di persone carenti di intelligenza; dunque, compilati tutti i form, e lanciata l’installazione finalmente, ci è stato posto un interrogativo: ma Linux è veramente così difficile? La risposta è stata, dopo un attimo di riflessione, no. Molte cose sono state automatizzate, e come si è visto nei minuti successivi, il riconoscimento hardware è pressochè perfetto, contando la possibilità di installare driver rilasciati appositamente dalle case hardware apposta per il nostro sistema operativo, che saranno anche proprietari, ma nella maggior parte dei casi funzionano egregiamente.

Abbiamo proseguito la mattinata installando cose su cose in quel simil-netbook (simil si, perchè dentro c’è un Centrino Duo :D ), aggiornandolo e configurandone bene i benchè minimi dettagli. Il nostro amico è rimasto soddisfatto, e ha continuato a raccontarci di quell’ingegnere, che in preda ai fumi dell’alcool gli aveva sconsigliato Linux, dicendone peste e corna in quanto a molti aspetti. Ebbene, è stato sdoganato un mito, ed è stato effettivamente visto come anche su hardware relativamente più ostico di una configurazione standard, comunque il sistema si comporti bene e riconosca correttamente le componenti. Ormai l’unica carenza di Linux è la diffusione, che ne impedisce la creazione di applicazioni più che specifiche; tuttavia le cose stanno cambiando. Sempre più Linux Boxes in facoltà, e nel mondo. Non sarà mai l’anno di Linux, e non lo è mai stato, semplicemente perchè Linux conquista terreno a poco a poco. Lentamente, ma in modo inesorabile.

Ah, e no, non ve lo do il numero di David, mi dispiace.