Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

Quote è il client Feedly per Android definitivo

Quote for Android

È un bel po’ che non scrivo qui, ma ultimamente mi sono immerso senza accorgermene in uno studio matto e disperatissimo di The Linux Programming Interface.

Adesso però non sono qui per parlare di questo, ma di Feedly e della sua applicazione Android, che non mi ha mai soddisfatto. Viceversa, avevo trovato una validissima app per agire come client di Feedly, che era Press, ma dopo l’aggiornamento di Android alle nuove specifiche Material Design, non è che fosse stata mai aggiornata; il mio problema visivo e di aggiornamento del client è stato risolto da Matteo Villa, lo stesso geniaccio dietro Fenix (un ottimo client per Twitter), che ha scritto Quote.

Quote è un client Feedly con tutte le caratteristiche che adoro. L’interfaccia grafica è veramente bella a vedersi, con la possibilità di cambiare sia tema che font per la lettura, e di cambiare anche il modo in cui vengono visualizzate le thumbnail nella lista degli articoli. Ovviamente c’è anche il supporto a Readability, e - cosa più importante - quando condivido gli articoli da qualche parte li condivide nel modo giusto, associando al link anche il titolo o permettendo di fare sharing dell’URL “as is”.

Mi domandavo quanto ci avrebbe messo ad arrivare quest’app, che fa esattamente quello che serve a me come serve a me. E la cosa sorprendente è che per quanto i vari Paperboy, Palabre, FeedlyReader siano buoni, non arrivano a questo livello né come bellezza o funzionalità della UI, tantomeno come grado di funzionalità dell’applicazione. C’è chi fa troppo, ma lo fa in modi che non ti aspetti, e chi fa poco e male.

Quote è la mia scelta come client Feedly per Android, e infatti l’ho comprata subito in modo da sostenere gli sviluppi futuri. Con un grosso in bocca al lupo a Matteo :-)

Cosa rende differente un Pebble

Mark Solomon, intervistato da SOMA Magazine:

One interesting detail that differentiates the Pebble Time from competitors, for example, is the use of external buttons rather than a touch screen. “If we have a touch screen, what does that bring to the table?” asks Solomon […] With Pebble, simplicity and ease of use are key.

Ho un Pebble da ormai parecchio tempo (un Pebble Time), e nonostante abbia avuto modo di testare parecchie alternative, rimane comunque uno dei migliori oggetti da polso sul mercato.

Vorrei scrivere qualcosa di più approfondito in proposito nelle prossime settimane.

MacOS, figlio di OS X, figlio di Mac OS X

Apple cambia, ancora una volta, nome al suo “sistema operativo migliore di sempre”. Nel frattempo Microsoft porta la Bash (nativa) su Windows 10, insieme a gran parte della userland di Ubuntu.

Se fossi un coatto, scriverei “ciaone”.

Niente più Air da Apple?

Doverosa introduzione: non parlo quasi mai di Apple, ma per una volta che non parlo di Linux ci sta dai :D

La prima volta che ho visto un Macbook Air mi ha fatto ridere. Ma veramente: in un tempo in cui usavamo un sacco CD e altre cose del genere, questi matti erano usciti sul mercato con una cosa che praticamente non soddisfaceva alcun bisogno attuale se non quello dei businessman ai quali il portatile aziendale pesava troppo. Uno strumento perfetto per i trasfertisti intercontinentali.

Viceversa col tempo, il Macbook Air ha cambiato form factor, e con il nuovo form factor sono arrivati altri utenti, spingendo la concorrenza a produrre gli ultrabook e tante altre belle cose del genere; nel frattempo comunque gli Air hanno assunto la forma di macchine OSX a basso costo, macchine con un processore vero e utilizzabili anche per sviluppare qualcosa di sensato.

Già l’anno scorso la release del primo Air 12” mi ha lasciato abbastanza perplesso, oggi ho letto John Gruber e Jack March in cascata, e devo dire che non sono d’accordo con lui (intendo Jack):

By removing the ‘Air’ brand, Apple can contrast their MacBook lineup as Good vs Better (MacBook vs MacBook Pro) rather than “Meh” vs Good (MacBook Air vs MacBook Pro).

Alla fine, gli Air sono buone macchine, e per quanto possano significare un compromesso, è una lineup che ho sempre apprezzato perché comunque rappresenta l’entry point nell’ecosistema Apple per chi non vuole spendere un fottiliardo. Il che, onestamente, è più che legittimo per qualsiasi consumatore.

Questo natale per la lei ho preso un laptop. Ho preso un Macbook Air. E, beh, è una macchina su cui puoi far girare qualcosa di più pesante di Vim senza sentirti in colpa nei confronti della CPU risicata.

Nice try, Apple.

Le Pull Request "inutili"

E insomma, in questi giorni oltre che di scrivere software ho avuto anche la possibilità di fermarmi a riflettere come non facevo da un po’, specie dopo aver fatto la mia entrata in scena su GitLab con quella cretinata di commit. Non è l’unica pull request piccola (o merge request per dirla nel loro gergo) che ho fatto, anzi.

Ce n’è una su Docker, una scemissima su Oh My Zsh. La lista non è corta, anzi; semplicemente ogni volta ho risolto delle piccole cose. Cose che, probabilmente, se non ci fossi arrivato io col ditino ci sarebbe semplicemente arrivata un’altra persona. Ho pensato che nel tempo ho cambiato radicalmente la percezione che ho dei commit. Alcuni estratti del mio pensiero:

  • Per quanto piccolo possa essere, un commit idealmente dovrebbe sempre apportare un miglioramento. È inutile adottare una posizione di biasimo nei confronti di chiunque ti mandi del codice, fosse anche solo una riga;
  • La documentazione, specie se fatta bene, è sempre la benvenuta; prima avevo un punto di vista diverso nei confronti dei traduttori e di chi si occupava del manuale. Adesso, probabilmente, considererei un commit di documentazione quasi più importante di un bug risolto;
  • La tua facezia è sempre il bug di qualcun altro: quante volte vi è capitato di dire “vabeh, questo lo sistemo dopo”? Tutt’ora Burst si spacca se non gli viene passato un argomento title, anche se tramite l’argument parser l’ho dichiarato opzionale. Per me non è un problema; magari se qualcun altro lo risolvesse sarei comunque contento (io non ho tempo di farlo adesso).

E così via, e così via, e così via. Un esempio bellissimo di come una pull request di peso infimo possa essere trasformata in qualcosa di veramente fico, per esempio, è come è stata trattata la mia proposta su Oh My Zsh per uno snippet che cambiasse l’identità di Git sul momento.

I think there is some hidden potential that we can tap into for a more straightforward way to switch identities, which possibly would become an entirely new plugin. I understand if you don’t want to take on that much work, but as is now I’m not very inclined to pull this in. Thanks!

Interessante vero? E se fosse proprio quello che avevo intenzione di fare? Volevo pastrugnare un po’ con Go per realizzare un programmino da shell che fosse in grado di fare questa roba, viceversa adesso sono più che incline a scrivere un po’ di codice per Oh My Zsh :-)

Questo per dimostrare che no, non esistono pull request ridicole, anzi: contribuire al codice aperto, in ogni modo, arricchisce il software, arricchisce gli altri, e arricchisce noi.