Alessio Biancalana Grab The Blaster di Alessio Biancalana

Alle software house nun je regge, ma a me si

Macbook, Linux and shit

Proprio poco fa leggevo questo post di Nicola che mi ha fatto ricordare di un dettaglio fondamentale, una differenza tra come io uso le mie macchine e come la maggior parte della gente usa le sue. Si, posseggo un Mac, anzi due. Uno aziendale, uno personale, e svariati altri computer tra cui il mio fulgido fisso con Arch Linux, sul quale quest’anno ho anche testato Windows 10 (rimanendone sorpreso positivamente).

Tra l’agnosticismo relativo al sistema operativo e altri fattori, alla fine i miei Mac sono diventati molto più simili alle mie macchine Linux di quanto uno possa pensare, perché - beh - ecco come li uso:

  • Installazione di Homebrew;
  • Disabilitazione della System Integrity Protection;
  • Uso di iCloud: zero;
  • Strumenti di sviluppo disponibili su tutti i sistemi operativi: Atom, Zsh, ecosistema NodeJS/Go/eccetera, più i vari IntelliJ, Eclipse e compari;
  • Limitazione nell’uso dello store di Apple, priorità ai software open source o comunque indipendenti.

Alla fine, dopo l’applicazione di queste piccole misure (che io adotto in maniera totalmente inconscia, perché è così che uso i computer), i miei Mac rimangono solo “degli Unix con un’interfaccia carina”, e nulla più.

Viceversa, per il modello di connettività previsto “always on”, nemmeno io ho una soluzione. Di certo utilizzare il computer in questa maniera, di fatto evitando di entrare nel circolo vizioso del cloud in ogni dove, facilita il mantenere un certo tipo di rapporto con i propri dati, con le proprie macchine.

Alla prova dei fatti, quando poi mi serve avere una copia condivisa e accessibile in mobilità di certi documenti, sostituisco un male con un altro utilizzando Google Drive al posto di iCloud; che almeno però non è integrato nativamente nel sistema operativo.

Mentor e anti-mentor

Anch’io come Lorenzo penso che sia molto importante saper trovare dei mentor lungo il proprio percorso, e anch’io come lui penso che sia decisamente più importante, se possibile, imparare a riconoscere cosa non ci piacere di noi e degli altri per evitare di riproporlo.

A volte la ricerca del miglioramento passa non solo dal copiare i maestri, ma anche dall’individuare problemi e comportamenti errati e starne lontani.

(E con questo do anche il bentornato a Lorenzo sul suo blog su UGIdotNET 😁)

Nightly Rust is the only Rust

Rust mi sembra un progetto interessante, tra tutti i linguaggi uno di quelli francamente fascinosi dal punto di vista “hipster” (keyword and co.), e dal punto di vista delle prestazioni. Oltretutto sulla carta sembra non voler esattamente prendere il posto di Go, anche se sicuramente in alcuni ambiti compete molto con il linguaggio di Google.

Questo piccolo racconto di Karol Kuczmarski però (nonostante l’autore cerchi di farla passare come una figata) mi scoraggia un pochettino: esattamente come Python 2 VS Python 3 nella stragrande maggioranza della distribuzione software (e dicotomie similari), il channel Nightly di Rust è decisamente diverso dalla sua controparte stabile, e addirittura parecchi framework ne richiedono l’utilizzo esclusivo.

In fact, nightly Rust is essentially its own language.

Nemmeno arrivato ad un grado di maturità stabile, Rust già soffre di queste problematiche. Il fatto che alcuni switch non possano essere stabilizzati di per sé, di fatto a mio modo di vedere si trasforma in una falla di design.

A convenient untruth about arrays in C

Un punto di vista interessante riguardo gli array in C.

Sorry, dear reader*, but I cannot participate in this conspiracy any longer. You have been lied to, manipulated and coerced into thinking arrays are a construct of the C language. I feel it is my solemn duty to blow the whistle on this charade and expose the dirty secrets of C’s so-called arrays.

In ogni caso, niente che una persona che ha studiato Sistemi Operativi con Marco Cesati non sappia già troppo bene. 😎

Building Jarvis - home edition

Mentre noi cominciamo a scartare i pandori, i panettoni, a ingozzarci per le feste, c’è chi non si ferma un attimo - come il buon Mark Zuckerberg che con un post sul suo profilo ci mostra a che livello di automazione è arrivato riguardo la sua AI “casalinga”.

Due cose:

  • Mark Zuckerberg è pazzo;
  • Anch’io nella vita voglio solo grattarmi e programmare “cagate”* a questo modo.

*: Posto che siano veramente cagate; in realtà il contenuto del post è veramente, veramente interessante.