AppImage, il bene? Forse si, forse no.

Proprio stamattina ne ha scritto felipe, e mi sentirei di riprendere il discorso. AppImage, la nuova tecnologia tanto simile, tanto uguale, tanto identica a tutte le precedenti già affondate che si propone come l’alternativa al tradizionale concetto di gestione dei pacchetti, e che si fa un po’ portatrice dell’ideale di Apple rispetto alla gestione del software. Un archivio con il binario dell’applicazione, e tutte le librerie aliene compilate staticamente per far funzionare il prodotto al meglio su qualsiasi distribuzione; il pericolo secondo me, come secondo felipe, non viene covato nella potenzialità di sfornare pacchetti binari da centinaia di mega per un client di posta, andiamo oltre: il pericolo, per me, è che tale sistema divenga abusato. Felipe al contrario ne vorrebbe l’adozione di massa per una gestione delle applicazioni più a misura di utente. Effettivamente non sarebbe male, ma svisceriamone ogni aspetto, e vediamo perchè è figo e, invece, perchè fa cagare :D

Perchè è benissimo
AppImage è una figata. Consentirà finalmente a migliaia di utenti di aggiornare comodamente il proprio Firefox ad esempio, o la propria copia di Thunderbird, mandando definitivamente a quel paese quei metodi diabolici tipo UbuntuZilla e soci, che non fanno altro che insozzare il nostro sistema con del software non gestito dal gestore dei pacchetti, e nemmeno facilmente rimovibile.

Potremo finalmente prendere un’applicazione, trascinarla, sballottarla, e quella resterà sempre nel suo comodo guscio di applicativo AppImage, senza possibilità di uccidere file per una smanettata di troppo, senza necessità di dover soddisfare il diavolo di dipendenze prima di un’installazione, senza appunto la necessità di una connessione alla rete per installare qualcosa. Ma c’è il risvolto della medaglia.

Perchè fa cagare
È facile immaginare il perchè contrario; anni di utilizzo di distribuzioni concepite in maniera più che razionale, hanno fatto di me una persona un tantino paranoica. Il package manager è il bene assoluto e definitivo. Il package manager consente di installare software senza sporcarsi le mani, il package manager, se ben implementato, ha la funzione di far gestire all’utente tutto il software presente nel computer tramite una singola interfaccia. Peccato che in Ubuntu, Debian, ma anche relativamente alle controparti RPM come Fedora e Mandriva, in questi anni si sia venuto a creare una specie di bordello dove esistono diecimila applicazioni, come dicevo poco sopra, ognuna che installa il software che vuole, alla maniera in cui vuole, secondo la versione che preferisce. Poi uno dice che ce l’ha lungo perchè usa Arch Linux, e grazie: con un solo strumento posso gestire tutto il software, quello compilato, quello pacchettizzato, qualunque cosa. DPKG ed RPM invece sono mal implementati in questo senso, perchè non danno possibilità all’utente di compilare un sorgente ed installarlo secondo le norme riservate ad un comune pacchetto (e poterlo quindi disinstallare agevolmente).

Fuori dal delirio, purtroppo, finchè il package manager resta uno strumento nelle mani del distributore che non si adegua alle logiche dell’utenza, necessitiamo di qualcosa come AppImage, che ci consenta di gestire il nostro software in maniera semplice e avulsa dal distributore. Tuttavia, voglio dire un’ultima cosa. Felipe, proprio tu hai fatto riferimento a OSX per la gestione delle applicazioni non a livello di sistema. Ebbene, voglio ricordarti questo: noi stiamo copiando i .app, mentre il popolo della mela da tempo ci ha copiato e imbellito Synaptic proprio perchè stufo di questo sistema. Si chiama Bodega :P

Siamo dunque sicuri che tutto ciò non sia un capriccio dell’utenza e di alcune persone, più che una necessità vera? Magari avremmo più bisogno di qualcuno che mantenesse le applicazioni aggiornate? Tipo un potenziale repository rolling apposito di cui ho già parlato?

Esamino di coscienza please.

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  • http://twitter.com/Picchiopc Picchio

    Proprio le mie stesse opinioni :D
    http://picchiopc.blogspot.com/2010/07/portablea…

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    In sostanza, è un po' quello che pensiamo tutti :D

  • http://www.quacos.com Giovanni

    Appena ho finito di leggere questo post, mi sono bevuto un yaourt -Syu –aur

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    È sempre cosa buona e giusta :D

  • firstbit

    d'accordo quasi su tutto tranne che sulla frecciatina a dpkg/rpm.
    C'è un motivo ben definito se questi gestori di pacchetti non permettono di installare direttamente software compilato dall'utente: in questo modo si cerca di evitare il definitivo “sminchiamento” dell'organizzazione del file system. Se cominciamo a tenere i file un po' in /opt, un po' in /usr, e un po' in /usr/local non si capisce più nulla; Debian, così come Ubuntu e Fedora/Redhat, ha delle direttive specifiche sul modo in cui i vari file devono essere distribuiti nel sistema.
    Certo, mi dirai tu, basta usare ./configure come si deve e il problema non si presenta ma, in tal caso, basta e avanza il caro vecchio (orribile) checkinstall.

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    Un sistema di script integrato con APT potrebbe risolvere il problema in modo molto più elengante di quanto già faccia checkinstall :P Il problema è che checkinstall produce cose aberranti e inutilizzabili, molto poco integrate con l'ecosistema dei pacchetti veri, altrimenti avremmo già risolto :D

  • firstbit

    Esattamente.
    È proprio per questo che, secondo me, non vale la pena di “perdere tempo” con cose tipo AppImage: meglio concentrare gli sforzi sull'ulteriore sviluppo di aptitude (e soci) nel tentativo di permettere l'installazione facile e tracciabile anche di software non distribuiti in forma binaria.

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    se le persone facessero qualcosa per migliorare apt-build probabilmente non saremmo in questa situazione :D

  • Nikita_top

    Mah, con le librerie condivise hai poco da fare, un mese dopo il freeze ad esempio, Ubuntu è già vecchio, quindi soft nuovo che richiede lib recenti non va e basta.
    Appimage fornirebbe un sistema completo con l'applicazione, evitando di incasinare le lib di sistema e gli altri programmi, cosa impossibile con apt-build o checkinstall.
    Quello delle librerie condivise è un retaggio poco comprensibile per un utente desktop, che semplicemente non capisce perchè non può installare un programma nel proprio sistema con fa con Windows e Mac.
    Le lib condivise sono buone per server e embebbed (sicurezza/spazio) su un desktop sono una zavorra irritante e limitante.
    Con quad core e dischi da TB possono benissimo starci 5 versioni di ffmpeg nel mio sistema (ad esempio) cosi che tuti i miei soft multimediali funzionino al meglio.
    Il resto son solo cavolate medioevali, roba da templari.

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    Beh su questo ti do ragione, purtroppo non tutti capiscono la bellezza e l'importanza delle librerie condivise, a volte nemmeno gli stessi pacchettizzatori come puoi vedere tu stesso :P