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Recensione: Humanless, di Massimo Chiriatti

Humanless, di Massimo Chiriatti

Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere Massimo Chiriatti personalmente, ancor prima che professionalmente, e già da tempo volevo inaugurare una serie di recensioni su questo blog ma non riuscivo mai a trovare il libro adatto; così quando Massimo stesso mi ha scritto per comunicarmi che ne aveva (finalmente) scritto uno suo ho pensato di non potermi esimere. Quindi eccoci qua :-)

Humanless è un libro molto particolare, sarà che l’ho letto conoscendo l’autore, sarà che sono particolarmente preso dai temi che tratta, saranno tante cose, fatto sta che ormai lo sto consigliando a ogni piè sospinto a chi mi chiede “Alessio, ma hai della letteratura critica sull’industria del software?”1. È un libro particolare perché parla di algoritmi senza contenere nessun algoritmo, ed è un libro particolare perché parla di generazioni di algoritmi: un concetto quasi cyberpunk, espresso da un tecnico, un padre di algoritmi, con un ritmo clamoroso che ti fa crogiolare nel piacere dell’attesa di capitolo in capitolo. Un libro particolare, ai miei occhi, perché parla a un padre di algoritmi col tono tutto sommato di un altro padre di algoritmi. Da creatore a creatore.

E dove stiamo andando?

Sostanzialmente il libro parla di questo, descrive uno status quo if-then-else dove l’algoritmica di base si basava sul confronto singolo, della quale è avvenuta la spaccatura inesorabile, la disruption che tanto piace agli startuppari, attraverso uno strumento su tutti, ovvero quello del machine learning. Massimo ci pone quindi dinanzi alla narrativa di un mondo nuovo, dove agli algoritmi viene fatto un dono adamitico, ovvero quello di affrancarsi almeno in parte dal proprio creatore evolvendo in direzioni mai pensate, tuttavia rispettose dei bias, dei preconcetti che i programmatori stessi infondono alle proprie creature2.

Da una parte l’autore invita a riflettere sulle conseguenze nefaste della tecnologia impiegata per gli scopi peggiori e senza un minimo di oculatezza: nonostante l’impronta tecnica, è un libro che parla di caveat, di diseguaglianza sociale, di impoverimento del genere umano.

Dall’altra parte viene messo in evidenza come l’applicazione di un pensiero maggiormente critico a queste tecnologie, a queste ricette, a questi ingredienti delle cucine digitali che sono oggi le workstation dei programmatori possa innescare un circolo virtuoso che ci consenta di reinventare i concetti stessi di società, di famiglia, di lavoro, di azienda, di stato. Tutto questo accompagnando per mano gli algoritmi, che sanno pensare solo a se stessi perché è il loro tratto intrinseco non curarsi di ciò che accade loro attorno. Una inconsueta immagine di un futuro dove piuttosto che soppiantarci, sono le macchine ad aver ancora una volta bisogno del genere umano.

Personalmente, Humanless me lo sono proprio goduto: lentamente assorbito pagina dopo pagina, non è passata una sera che non lo leggessi prima di andare a dormire; e piuttosto che addormentarmi di botto, passare quei buoni dieci minuti nel letto a riflettere su quello che avevo letto, su quanto quello che descrive Massimo si stia già avverando, quanto si sia concretizzato da anni, e quanto ancora ci attende. Una lettura a tratti terrorizzante, a tratti entusiasmante.

Come il futuro.

Potete comprare Humanless di Massimo Chiriatti su Amazon, e venire tracciati da un algoritmo. Oppure potete ordinarlo dal vostro libraio di fiducia: è una pratica un po’ desueta, ma non si sa mai.

  1. Sì, è una domanda che mi è stata veramente fatta, non ricordo se tre o quattro volte da – incredibile dictu – tre o quattro persone diverse. Inutile immaginare la meraviglia sul mio volto ogni volta che vengono fuori tematiche del genere, dato il mio pensiero che fondamentalmente ormai accettiamo qualsiasi cosa, anche la più terrificante se ha il prefisso “smart” nel nome. 

  2. Questo è un tema che mi sarebbe piaciuto veder trattato in maniera più profonda, ma probabilmente è solo il mio fetish da programmatore che viene fuori. Vi siete mai chiesti come percepisce il vostro sito web, tutto allineato da sinistra a destra, un arabo? Think again. Lo sviluppo software è prima di tutto una trasposizione di preconcetti in codice – e uno degli esercizi che adoro di più è non poter dare nulla per scontato ;-) 

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