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	<title>Bl@ster&#039;s Home &#187; Debian</title>
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	<description>Un blog rolling release</description>
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		<title>Hardware superdotato</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 23:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch]]></category>
		<category><![CDATA[Debian]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[OpenSUSE]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><a href="http://dottorblaster.it/2012/03/hardware-superdotato/"><img title="Hardware superdotato" src="http://i43.tinypic.com/wb9s2x.png" alt="Hardware superdotato"  width="200" height="113" /></a></div><br/>Molto spesso uno sente in giro dei discorsi sull&#8217;hardware veramente senza senso. Persone che comprano gli scarti della NASA solo per leggere la posta e andare su Facebook a trollare il primo arrivato. Beh, quantomeno il mio i5 è utilizzato bene :D In figura potete vedere: Una OpenSUSE desktop in modalità scalata altrimenti sarebbe fullscreen; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto spesso uno sente in giro dei discorsi sull&#8217;hardware veramente senza senso. Persone che comprano gli scarti della NASA solo per leggere la posta e andare su Facebook a trollare il primo arrivato.</p>
<p>Beh, quantomeno il mio <strong>i5</strong> è utilizzato bene :D</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" title="Virtualbox" src="http://i43.tinypic.com/wb9s2x.png" alt="" width="610" height="347" /></p>
<p>In figura potete vedere:</p>
<ul>
<li>Una <strong>OpenSUSE</strong> desktop in modalità scalata altrimenti sarebbe fullscreen;</li>
<li>Una <strong>Xubuntu</strong> desktop per alcune cosette che ho installato al volo;</li>
<li>Un server LAMP <strong>Debian</strong> stable;</li>
<li>Un server <strong>Gentoo</strong> per degli smanettamenti in cluster.</li>
</ul>
<p>E ovviamente la mia sempre fidatissima Arch Linux come sistema host. Poi uno dice&#8230; :P</p>
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		<title>Thanks, Debian. :)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 21:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Debian]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ho già scritto sulla pagina ufficiale, ma un post sul blog in questa giornata è d&#8217;obbligo: eh si, perchè da circa ventiquattr&#8217;ore ormai Debian è maggiorenne, ha diciotto anni. E io, come ogni buon compagnuccio di giochi, gioisco al suo compleanno, per la sua maggiore età, e anche perchè seppur avendo trovato altre vie per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho già scritto sulla <strong><a href="http://thank.debian.net/">pagina ufficiale</a></strong>, ma un post sul blog in questa giornata è d&#8217;obbligo: eh si, perchè da circa ventiquattr&#8217;ore ormai <strong>Debian</strong> è maggiorenne, ha diciotto anni. E io, come ogni buon compagnuccio di giochi, gioisco al suo compleanno, per la sua maggiore età, e anche perchè seppur avendo trovato altre vie per le mie workstation desktop, comunque sui miei server, casalinghi, e di produzione, c&#8217;è sempre lei.</p>
<p>È nei miei server, è nei server di tutti i miei amici, ed è nei loro desktop, seppure alcune volte in forma edulcorata e un po&#8217; più &#8220;arancione&#8221;. Ma è sempre lei, alla fin fine; grazie Debian, grazie di cuore. Dopo Arch, è sicuramente la distro da cui ho imparato di più e sulla quale mi sono fatto più le ossa smanettando piano piano con il mio computerino.</p>
<p>Ehi Debian. <strong>Ti voglio bene</strong>.</p>
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		<title>Debian packaging, un PDF interessante</title>
		<link>http://dottorblaster.it/2011/03/debian-packaging-un-pdf-interessante/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 11:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Debian]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi mi è passato sotto il naso parecchio materiale degno di nota, tuttavia mi sento quasi in dovere di segnalare l&#8217;interessantissimo PDF di Lucas Nussbaum, che si occupa di illustrare i dettagli della creazione di un pacchetto deb per una delle migliori distribuzioni in circolazione, Debian. Probabilmente la mia è una sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi mi è passato sotto il naso parecchio materiale degno di nota, tuttavia mi sento quasi in dovere di segnalare l&#8217;interessantissimo PDF di <strong>Lucas Nussbaum</strong>, che si occupa di illustrare i dettagli della creazione di un pacchetto deb per una delle migliori distribuzioni in circolazione, <strong>Debian</strong>.</p>
<p>Probabilmente la mia è una sorta di invidia del pene, perchè pur desiderando creare pacchetti ben fatti, al tempo dalle mie mani uscivano solo delle <em>ciofeche</em> allucinanti. Immagino che con questa piccola guida, riprenderò a impacchettare qualcosina per Debian nel mio piccolo, magari cercando di migliorare <strong>gli obrobri stratosferici</strong> che ho mandato in giro anni fa :D</p>
<p>Se vi interessa, o anche solo per una lettura interessante la sera, sempre che non abbiate già scaricato la Trilogia in Cinque Parti di Douglas Adams, potete prelevare il PDF a <strong><a href="http://git.debian.org/?p=users/lucas/packaging-tutorial.git;a=blob_plain;f=packaging-tutorial.pdf;hb=refs/heads/pdf">questo indirizzo</a></strong>, direttamente dal GIT ufficiale dell&#8217;autore.</p>
<p>Buona lettura ;)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AppImage, il bene? Forse si, forse no.</title>
		<link>http://dottorblaster.it/2010/07/appimage-il-bene-forse-si-forse-no/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Debian]]></category>
		<category><![CDATA[Fedora]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio stamattina ne ha scritto felipe, e mi sentirei di riprendere il discorso. AppImage, la nuova tecnologia tanto simile, tanto uguale, tanto identica a tutte le precedenti già affondate che si propone come l&#8217;alternativa al tradizionale concetto di gestione dei pacchetti, e che si fa un po&#8217; portatrice dell&#8217;ideale di Apple rispetto alla gestione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio stamattina <a href="http://pollycoke.org/2010/07/23/appimage-figlio-di-appdir-della-tribu-di-rox-appbundle-e-klik-par/">ne ha scritto felipe</a>, e mi sentirei di riprendere il discorso. AppImage, la nuova tecnologia tanto simile, tanto uguale, tanto identica a tutte le precedenti già affondate che si propone come l&#8217;alternativa al tradizionale concetto di gestione dei pacchetti, e che si fa un po&#8217; portatrice dell&#8217;ideale di Apple rispetto alla <strong>gestione del software</strong>. Un archivio con il binario dell&#8217;applicazione, e tutte le librerie aliene compilate staticamente per far funzionare il prodotto al meglio su qualsiasi distribuzione; il pericolo secondo me, come secondo felipe, non viene covato nella potenzialità di sfornare pacchetti binari da centinaia di mega per un client di posta, andiamo oltre: il pericolo, per me, è che tale sistema divenga abusato. Felipe al contrario ne vorrebbe l&#8217;adozione di massa per una gestione delle applicazioni più a misura di utente. <strong>Effettivamente non sarebbe male</strong>, ma svisceriamone ogni aspetto, e vediamo perchè è figo e, invece, perchè fa cagare :D</p>
<p><em><strong>Perchè è benissimo</strong></em><br />
AppImage è una figata. Consentirà finalmente a migliaia di utenti di aggiornare comodamente il proprio Firefox ad esempio, o la propria copia di Thunderbird, mandando definitivamente a quel paese quei <strong>metodi diabolici tipo UbuntuZilla</strong> e soci, che non fanno altro che insozzare il nostro sistema con del software non gestito dal gestore dei pacchetti, e nemmeno facilmente rimovibile.</p>
<p>Potremo finalmente prendere un&#8217;applicazione, trascinarla, sballottarla, e quella <strong>resterà sempre</strong> nel suo comodo guscio di applicativo AppImage, senza possibilità di uccidere file per una smanettata di troppo, senza necessità di dover soddisfare il diavolo di dipendenze prima di un&#8217;installazione, senza appunto la necessità di una connessione alla rete per installare qualcosa. Ma c&#8217;è il risvolto della medaglia.</p>
<p><em><strong>Perchè fa cagare</strong></em><br />
È facile immaginare il perchè contrario; anni di utilizzo di <a href="http://www.archlinux.it/">distribuzioni concepite in maniera più che razionale</a>, hanno fatto di me una persona un tantino paranoica. Il package manager è il bene assoluto e definitivo. Il package manager consente di installare software senza sporcarsi le mani, il package manager, se ben implementato, ha la funzione di far gestire all&#8217;utente tutto il software presente nel computer tramite una singola interfaccia. Peccato che in Ubuntu, Debian, ma anche relativamente alle controparti RPM come Fedora e Mandriva, in questi anni si sia venuto a creare <strong>una specie di bordello</strong> dove esistono diecimila applicazioni, come dicevo poco sopra, ognuna che installa il software che vuole, alla maniera in cui vuole, secondo la versione che preferisce. Poi uno dice che ce l&#8217;ha lungo perchè usa Arch Linux, e grazie: con un solo strumento posso<strong> gestire tutto il software</strong>, quello compilato, quello pacchettizzato, qualunque cosa. DPKG ed RPM invece sono mal implementati in questo senso, perchè <strong>non danno possibilità all&#8217;utente</strong> di compilare un sorgente ed installarlo secondo le norme riservate ad un comune pacchetto (e poterlo quindi disinstallare agevolmente).</p>
<p>Fuori dal delirio, purtroppo, finchè il package manager resta uno strumento nelle mani del distributore che non si adegua alle logiche dell&#8217;utenza, necessitiamo di qualcosa come AppImage, che ci consenta di gestire il nostro software in maniera semplice e avulsa dal distributore. Tuttavia, voglio dire un&#8217;ultima cosa. Felipe, proprio tu hai fatto <strong>riferimento a OSX</strong> per la gestione delle applicazioni non a livello di sistema. Ebbene, voglio ricordarti questo: noi stiamo copiando i .app, mentre il popolo della mela da tempo ci ha <strong>copiato e imbellito Synaptic</strong> proprio perchè stufo di questo sistema. Si chiama <a href="http://appbodega.com/">Bodega</a> :P</p>
<p>Siamo dunque sicuri che tutto ciò non sia <strong>un capriccio</strong> dell&#8217;utenza e di alcune persone, più che una necessità vera? Magari avremmo più bisogno di qualcuno che mantenesse le applicazioni aggiornate? Tipo un potenziale repository rolling apposito di cui ho <a href="http://dottorblaster.it/2010/06/ubuntu-extras-per-una-distro-un-po-piu-rolling/">già parlato</a>?</p>
<p><em>Esamino di coscienza please</em>.</p>
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		<title>PyRoom: scrivere senza distrazioni</title>
		<link>http://dottorblaster.it/2009/11/pyroom-scrivere-senza-distrazioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch]]></category>
		<category><![CDATA[Debian]]></category>
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		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><a href="http://dottorblaster.it/2009/11/pyroom-scrivere-senza-distrazioni/"><img title="PyRoom: scrivere senza distrazioni" src="http://i48.tinypic.com/akwtat.jpg" alt="PyRoom: scrivere senza distrazioni"  width="200" height="200" /></a></div><br/>Spesso, troppo spesso, ci troviamo a dover scrivere e lavorare al computer in una condizione di costante rompimento di cosiddetti da parte degli altri. Non è così? No? Beh, allora voi siete gli anormali: vi assicuro che per la maggior parte della gente tutto questo calore umano mentre si lavora non è decisamente il massimo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso, troppo spesso, ci troviamo a dover scrivere e lavorare al computer in una condizione di costante rompimento di cosiddetti da parte degli altri. Non è così? No? Beh, allora voi siete gli anormali: vi assicuro che per la maggior parte della gente tutto questo <em>calore umano</em> mentre si lavora non è decisamente il massimo.</p>
<p>Immagino che abbiate quindi immaginato una condizione di totale eremitaggio, mentre scrivete, in modo da non essere mai disturbati da chat prorompenti, interlocutori troppo &#8220;verbosi&#8221;, tantomeno da notifiche improvvise che distolgono la vostra attenzione.</p>
<p>Come ho già accennato in passato, io sono solito soffrire di un gigantesco disturbo dell&#8217;attenzione che mi porta a clickare qualunque cosa io veda e reputi interessante; in questa maniera la produttività di qualunque individuo, compreso me, è portata a calare drasticamente, andando a zero in giornate di particolare voglia di far nulla :P</p>
<p>Finalmente, dopo tanto tempo alla ricerca di qualcosa di simile, ho scoperto la soluzione a questo male, e ne parlerò un poco: esiste per PC e Mac, con nomi diversi, ma il concetto è sempre lo stesso; offrire all&#8217;utente un editor di testo alquanto scarno ma senza distrazioni. Il concetto di distractionless è stato messo a punto in questi ultimi anni dove le rotture di scatole via web e non si sono moltiplicate in maniera esponenziale, dalle semplici notifiche di Gmail alle finestre  di chat dei vari messenger.</p>
<p>Esistono vari editor esenti dal concetto di distrazione, e posso confermare che sono veramente utili: per Linux esiste PyRoom, disponibile nei repository delle maggiori distribuzioni, <a href="http://aur.archlinux.org/packages.php?ID=24253">su AUR</a> per ArchLinux, editor distractionless che calca le orme del più celebre WriteRoom per Mac :)</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://i48.tinypic.com/akwtat.jpg" alt="" width="335" height="335" /></p>
<p>Ma andiamo a scavare nei meandri del funzionamento di questi editor, in particolare PyRoom: da quando parte, l&#8217;applicazione oscura lo schermo, impostandosi in modalità fullscreen, e ci mette a disposizione un riquadro, dove brilla il nostro cursore, esattamente come un editor di testo a riga di comando; premendo CTRL+H possiamo visualizzare un dialog di aiuto, e vengono messe a disposizione anche delle shortcut per lavorare a più file contemporaneamente. Tramite CTRL+P accediamo al dialogo delle preferenze, dove possiamo scegliere il carattere visualizzato (io non abbandono mai il mio Monaco 7), alcuni parametri relativi all&#8217;editing e il delay tra un salvataggio automatico e l&#8217;altro. L&#8217;essenziale, insomma :D</p>
<p>La seconda tab delle preferenze, con mio sommo gaudio, ci fa selezionare i temi disponibili e, qualora ce ne fosse la voglia o la necessità, ce ne fa creare di nuovi semplicemente modificando le poche opzioni a disposizione, ossia colore della cornice e del testo, e colore di sfondo. Successivamente possiamo salvare il layout da noi creato ed utilizzarlo: semplice come bere un bicchier d&#8217;acqua ;)</p>
<p>Con ulteriori scorciatoie possiamo scoprire le grandissime potenzialità di questo editor, anche se io, al momento, mi accontento di lavorare ad un solo file per volta. Ottima cosa, comunque, quella di far diventare &#8220;asociale&#8221; l&#8217;applicazione, permettendo così di svolgere il proprio lavoro esattamente come, una volta, ci si metteva i tappi nelle orecchie.</p>
<p>Il muto casino del web e del desktop adesso non vi darà più fastidio, ragazzi. Happy Editing :mrgreen:</p>
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