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	<title>Bl@ster&#039;s Home &#187; Ubuntu</title>
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	<description>Un blog Rolling Release</description>
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		<title>Ubuntu 11.10, le mie impressioni</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 09:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Oneiric]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi mi sono trovato per qualche minuto senza avere niente da fare, attendendo che venissero completati dalla mia macchina vari task (imparate: l&#8217;automazione è la cosa più bella che l&#8217;essere umano abbia inventato); così, ho deciso di impiegare una trentina di secondi per mandare in esecuzione un debootstrap su una partizione vuota ed installare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi sono trovato per qualche minuto senza avere niente da fare, attendendo che venissero completati dalla mia macchina vari task (imparate: l&#8217;automazione è la cosa più bella che l&#8217;essere umano abbia inventato); così, ho deciso di impiegare una trentina di secondi per mandare in esecuzione un debootstrap su una partizione vuota ed installare a manina <strong>Oneiric</strong>, cosa che viene fatta in circa cinque minuti, più due di setup finale, avendo a disposizione una buona banda e residuati bellici di ben dell&#8217;intelletto.</p>
<p>Quando è stato tutto pronto ho fatto il primo boot e ho messo le mani sulla distro: non c&#8217;è dubbio che <strong>Canonical</strong> come ho detto più volte stia facendo un buon lavoro, e se uso Arch Linux è solo per il mio stranoto sadomasochistico fustigazionismo nerd; Unity risulta ben curata, assolutamente coesa, e in grado di offrire un&#8217;esperienza utente decisamente superiore, ove possibile, se confrontata con quella della precedente versione della distro africana. L&#8217;uso del branch di sviluppo di Compiz comporta la morte civile in caso di smanazzamento dei settaggi, ma poco male. Sono dell&#8217;idea infatti che un paio di bacchettate sulle mani ai troppo smanettoni ci vogliano&#8230; e con questo non intendo dire che sono favorevole all&#8217;assoluta mancanza di configurabilità che impera sovrana in GNOME 3.0. <strong>GNOME 3.0</strong> che si presenta alla base dell&#8217;ambiente grafico di questa piccola neonata ancora nella pancia della mamma come qualcosa di monolitico ma immensamente patchato per certi aspetti, come la gestione energetica e tante altre piccole cose che ne fanno una versione riveduta e corretta al gusto arancio, e che sinceramente a me non dispiacciono per niente, dato che comunque si sacrifica un pezzetto della vision dei designer GNOME per inserire qualche funzionalità comunque non troppo invasiva rispetto alle HIG e <strong>in ogni caso funzionale</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://i51.tinypic.com/2whics3.jpg" alt="" width="630" height="405" /></p>
<p>Quello che ho potuto notare è stata una piccola regressione delle prestazioni di <strong>Compiz</strong> nel dragging delle finestre e nel disegno dei widget grafici, cosa che si è poi scoperto dipendere ovviamente dalla mia scheda video imbarazzante ma soprattutto dal doppio monitor: su monitor singolo con una risoluzione più umana infatti il comportamento era normale, mentre nella gestione di due testate visuali improvvisamente il mio compositing preferito diventa rosso e comincia a balbettare. Gliel&#8217;ho detto che non dev&#8217;essere timido, ma credo non ci si possa far niente. E io però col PC <em>devo lavorarci</em>, per tutti i santi; possibile che addirittura <strong>Mutter</strong> abbia bissato Compiz 0.9 in quanto a performance sul dragging? Ma non è nemmeno immaginabile. Eppure accade.</p>
<p>A parte questo, un altro aspetto molto fastidioso è stato il non poter invocare il pannello di <strong>Unity</strong> una volta impostato a scomparsa: non voleva proprio più emergere dal lato sinistro dello schermo ._.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://i56.tinypic.com/10x5b49.jpg" alt="" width="630" height="405" /></p>
<p>Fortunatamente, con un paio di moine e qualche carezza sexy sul tasto super hanno fatto comparire la dashboard, e da li ho poi potuto cominciare a lavorare regolarmente: peccato che ad ogni boot mi tocchi fare questa <strong>cosa ridicola</strong> di dover andare a ripescarmi la dock dentro la dashboard perchè non ne vuole sapere di venir fuori da sola finchè non apro un programma.</p>
<p>Per il resto, tutto molto bello: ovviamente GNOME 3 atterra qualsiasi altro DE, tralasciando la questione <strong>GNOME Shell</strong> che è parecchio controversa (anche nella mia testa, il mio emisfero sinistro la odia e quello destro la ama); Nautilus tra le riscritture di GNOME Foundation e le patch di Canonical è diventato veramente un bel pezzo di <del>gnoc</del> software. Stesso dicasi per qualsiasi componente della distribuzione, come il <strong>Software Center</strong>: semplicemente orgasmico, oltre che scattante e non più pachidermico come suo <em>nonno</em> della versione 11.04.</p>
<p>Fortemente consigliato l&#8217;update, <em>ASAP</em> se siete persone che vogliono smanettare, con diciassette giorni (circa) di delay se siete utenti che invece con il PC ci fanno anche altre cose oltre lo smanetto. <strong>Daje</strong>.</p>
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		<title>Ubuntu-it is alive, ovvero di una giornata splendida</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 21:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Come avevo scritto su OneOpenSource, oggi a Roma, al &#8220;solito posto&#8221; ormai, c&#8217;è stato l&#8217;Ubuntu-it Meeting; se sono partito da Villa Blaster con qualche riserva, posso dire di essermi ricreduto appena ho visto i partecipanti, e soprattutto appena ho visto la veemenza di alcune discussioni e delle opinioni in gioco. Se infatti stavolta non abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come <strong><a href="http://www.oneopensource.it/23/05/2011/ubuntu-it-meeting-a-roma-il-28-29-maggio/">avevo scritto</a></strong> su OneOpenSource, oggi a Roma, al &#8220;solito posto&#8221; ormai, c&#8217;è stato l&#8217;<strong>Ubuntu-it Meeting</strong>; se sono partito da Villa Blaster con qualche riserva, posso dire di essermi ricreduto appena ho visto i partecipanti, e soprattutto appena ho visto la veemenza di alcune discussioni e delle opinioni in gioco.</p>
<p>Se infatti stavolta non abbiamo vinto dal punto di vista numerico, come abbiamo invece fatto al Linux Day 2010, stavolta è stato mantenuto un livello di eccellenza dal punto di vista della qualità dei temi trattati e della preparazione dei presenti; specialmente, sono stato colpito da quanto possa essere piacevole parlare con un membro dello GNOME Design Team quale è <strong>Lapo Calamandrei</strong>,  una persona cosciente del ruolo che ricopre, delle scelte fatte, e che non è capace (spero :D) di provare alcun risentimento se una critica è mossa con delle ragioni precise e dei punti fermi. Ha anzi egli stesso teso una mano ai ragazzi di Ubuntu per un lavoro più sinergico, ed essere li in quel preciso momento mi ha fatto veramente piacere, perchè sentivo di essere parte di una macchina in movimento.</p>
<p>Il tutto ha avuto poi le solite sfumature dal tecnico all&#8217;umano della faccenda; l&#8217;importante comunque è che tutti ci siamo divertiti e nessuno si sia preso sul serio più del dovuto. Tutto ciò è stato sicuramente un fattore fondamentale perchè a trionfare alla fine fosse sempre lo spirito del confronto pacifico e del divertimento. Un mio grazie speciale va a <strong><a href="http://elleuca.blogspot.com/">Luca</a></strong>, che come lui stesso sa bene è il mio partner di &#8220;spettegolame&#8221; preferito, e a <strong><a href="http://deindre.wordpress.com/">Flavia</a></strong>, che con il suo talk su Ubuntu Women mi ha fatto comprendere che la comunità italiana della distro di Canonical non è fatta in tutto e per tutto da gente solo chiacchiere e distintivo, anzi, al contrario. I miei complimenti vanno poi a <strong><a href="http://dariocavedon.blogspot.com/">Dario</a></strong>, per essere riuscito a tenere buone per tutta la giornata le sue bellissime bambine, che hanno incorniciato tutto l&#8217;evento in un&#8217;ottica piuttosto &#8220;familiare&#8221;, citando alla lettera proprio Flavia, e che personalmente mi è piaciuta moltissimo.</p>
<p>Beh, quand&#8217;è che lo rifacciamo? :D</p>
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		<title>Fabio, ti parlo con la CPU in mano.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 08:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Come al solito mi è capitato di leggere grazie alle mie fonti supersegrete (hahah) questa interessante intervistina di Silvio Gulizia (da poco un mio collega peraltro) su Wired, a Fabio Erculiani, ossia una specie di idolo per noi hacker italiani, un ragazzo che dal cilindro è stato capace di tirare fuori soluzioni interessanti, ottimi hack, codice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito mi è capitato di leggere grazie alle mie fonti supersegrete (hahah) <strong><a href="http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2011/05/20/sabayon-ubuntu-come-microsoft.html">questa interessante intervistina</a></strong> di Silvio Gulizia (da poco un mio collega peraltro) su Wired, a <strong>Fabio Erculiani</strong>, ossia una specie di idolo per noi hacker italiani, un ragazzo che dal cilindro è stato capace di tirare fuori soluzioni interessanti, ottimi hack, codice di fattura quasi perfetta. Tuttavia, <strong>Sabayon Linux </strong>(la sua distro) rimane appannaggio di pochi, gli stessi a cui si rivolge Gentoo, gli stessi che usano <strong>Arch Linux</strong>, gli stessi che anni e anni fa non avrebbero mai tradito la propria Slackware.</p>
<p>Fabio ha dato una sua opinione su <strong>Ubuntu</strong>, e sul perchè tende a creare come dice lui &#8220;utenti lobotomizzati&#8221;. In realtà, la distro africana non fa niente di più di ciò che fa un OS con vari meccanismi di astrazione e automatizzazione dei processi di gestione: rende all&#8217;utente più facile la vita, non mettendolo al corrente di ciò che accade a basso livello. Ora, per carità, opinione legittima, ma paragonare Ubuntu a Windows, caro Fabio, mi sembra un&#8217;evidente forzatura. E ti spiego anche perchè, senza la minima presunzione, sia chiaro, di darti lezioni su cose che già sai: esprimo solo il mio <strong>punto di vista</strong>.</p>
<h3>Ubuntu VS Windows &#8211; La differenza sostanziale</h3>
<p>Le parole che sono volate sono state immense, e magari per un magazine più settoriale sarebbero state meno generiche, comunque si è detto che Ubuntu contribuisce a creare utonti, cosa che reputo assolutamente non vera; Ubuntu infatti mette a disposizione dell&#8217;utente una comunità, un wiki (seppur non il più fornito), e soprattutto <strong>è Linux</strong>: un sistema, ovvero, che non nasconde affatto le sue meccaniche al curioso, bensì lo sprona ad addentrarsi. File di configurazione ben commentati, una base Unix, e un approccio al software comunque sempre molto open fanno di Ubuntu una distribuzione che difficilmente può essere equiparata a Windows in quanto a lobotomizzazione dell&#8217;utente: se qualcosa non funziona o non piace, si è liberi di modificare il sistema in ogni suo aspetto, ovviamente seguendo il manuale o, con un po&#8217; più di fantasia, avendo le determinate competenze.</p>
<p>Per questo motivo quindi reputo che, in un&#8217;ottica end-user Ubuntu vada bene per la maggior parte degli utenti; l&#8217;utente smaliziato ha a disposizione Vi, la <strong>Bash</strong>, ed un &#8220;framework&#8221; che gli consente di essere piuttosto libero nelle scelte, anche se ovviamente Ubuntu si presta meno di Sabayon o Arch alla flessibilità estrema.</p>
<h3>Usare un computer != essere hacker</h3>
<p>Quando vengono fatte affermazioni sull&#8217;utenza di un determinato <strong>OS</strong>, e sul suo target, bisogna stare sempre piuttosto attenti a definire ciò di cui si parla, per non rischiare di fare, come si suol dire, di tutta l&#8217;erba un fascio: certo, Sabayon e Ubuntu (contestualizzando) sono due sistemi operativi basati su Linux con delle interfacce grafiche e una riga di comando, ma ci sono differenze sostanziali tra i due; la principale è che in realtà si rivolgono a due target differenti. Per quanto infatti una distribuzione che metta a nudo le sue meccaniche sin dall&#8217;inizio possa risultare affascinante anche per persone non propriamente addentro, comunque l&#8217;utente tipo, la persona comune, vuole utilizzare il proprio PC installando software ed eseguendo programmi senza incorrere nel minimo problema; già il meccanismo di copia-incolla è qualcosa che mia nonna di 75 anni fatica a capire.</p>
<p>Lo so, la mia affermazione è un po&#8217; da bastardo, però reputo vero quanto ho detto: pretendere che ogni individuo vada a smanettare nel proprio sistema operativo installato è un po&#8217; come pretendere che, guidando un&#8217;automobile, siamo tutti meccanici. Arrenditi all&#8217;evidenza Fabio: per quanto un automobilista possa interessarsi di motori e possa essere bravo, se gli si ferma la macchina in piena autostrada non può fare altro che chiamare il carro attrezzi. Certo, c&#8217;è da dire che Ubuntu potrebbe mettere a disposizione qualche tool in più, magari sviluppato in maniera comunitaria, per esplorare il sistema più a fondo e analizzarlo in maniera meno macchinosa (<strong>APT</strong> non aiuta), cosa che invece le distro user-centriche fanno, ma giustappunto perchè mettono l&#8217;utente al centro del processo di manutenzione del sistema, non per altri motivi.</p>
<p>Il fatto quindi che Ubuntu mantenga coperto da un velo il suo basso livello è solo un&#8217;accortezza, uno stratagemma per non spaventare il potenziale utente e, perchè no, il potenziale hacker: nonostante la curva d&#8217;apprendimento altissima di <strong>Arch e Gentoo</strong> mi abbia salvato molte volte dalla piatta noia giornaliera, comunque io ho apprezzato i sistemi Linux arrivando da Ubuntu e Mandriva, ossia due distribuzioni che ti si &#8220;aprono&#8221; solo se lo desideri. [<em>Ok, al tempo dovevi aprirle per forza tra ndiswrapper e altro</em>]</p>
<h3>RTFM ma con moderazione</h3>
<p>Ubuntu quindi produce lobotomizzati? Ma no, gli smanettoni ci sono ancora e ci saranno sempre, solo che questo processo di brandizzazione e di maschera delle meccaniche alla base del sistema è un ammiccare alle masse del kernel Linux, ecco.</p>
<p>Tuttavia, Fabio, hai anche un po&#8217; ragione. Non riguardo i <strong>potenziali hacker</strong>, che continuo a dire che sono una razza assolutamente non in via di estinzione, anche se quelli migliori si sono un po&#8217; sedati negli ultimi tempi, ma riguardo proprio l&#8217;utente di tutti i giorni, e non parlo di riga di comando o cose astruse: parlo di consapevolezza. Se infatti è vero che un utente tipico vuole solo usare la macchina, senza preoccuparsi dell&#8217;OS, è vero però che deve esserne sensibilizzato all&#8217;uso, deve capire cosa diamine fa quando preme un tasto sulla sua tastiera, deve fare un uso consapevole del mezzo che, ad oggi, non è più solo un elaboratore di uni e zeri, ma un <strong>HUB</strong> di condivisione di contenuti.</p>
<p>Peccato che io non abbia ancora visto in giro un insegnante di informatica disposto a scendere dal suo ridicolo piedistallo fatto di tracotanza e presunzione, per abbracciare un utente e dirgli, veramente, col cuore: &#8220;Vieni, ti insegno io come si fa&#8221;.</p>
<p>Oddio, è vero anche che non ho visto nemmeno così tanti utenti ben disposti nei confronti di &#8220;quell&#8217;ammasso di ferro&#8221;, come lo denominano piuttosto generosamente <strong>i meno abbienti</strong>.</p>
<p>Comunque&#8230; questo post avrebbe dovuto essere molto più lungo, ma credo di essermi lasciato andare abbastanza.</p>
<p>A proposito, alla fine di questo delirio senza capo nè coda, voglio cogliere l&#8217;occasione per fare i complimenti a Fabio per la sua <strong><a href="http://twitter.com/#!/lxnay/status/73116929564475392">prima patch</a></strong> sul GIT di <strong>kernel.org</strong>&#8230; già che si parlava di kernel :D</p>
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		<title>Ubuntu attira&#8230; anche noi di Arch?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 22:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arch]]></category>
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		<description><![CDATA[Stamattina aprendo il mio reader ho avuto l&#8217;opportunità di leggermi un articoletto scritto da Pierluigi, un personaggio della comunità ArchLinux con cui ho fatto amicizia negli ultimi tempi e che sin dal mio ingresso nella comunità di Arch ho sempre guardato con molto rispetto, dato che &#8220;ai miei tempi&#8221; manteneva un patchset per il kernel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina aprendo il mio reader ho avuto l&#8217;opportunità di leggermi un articoletto scritto da <strong><a href="http://www.pierloz.com/2011/05/10/give-ubuntu-a-chance/">Pierluigi</a></strong>, un personaggio della comunità <strong>ArchLinux</strong> con cui ho fatto amicizia negli ultimi tempi e che sin dal mio ingresso nella comunità di Arch ho sempre guardato con molto rispetto, dato che &#8220;ai miei tempi&#8221; manteneva un patchset per il kernel Linux (il <strong>-pierlo</strong>! Che tempi&#8230;). Ebbene, mi sono letto tutto il suo post dall&#8217;inizio alla fine, in cui spiega perchè ha dato una chance ad <strong>Ubuntu</strong>, ed elenca uno per uno i motivi che l&#8217;hanno fatto tornare ad Arch Linux come distro di produzione.</p>
<p>Sebbene sia anch&#8217;io molto tentato dalla distro di <strong>Canonical</strong>, comunque resto ad Arch per tutta una serie di motivi che sono perfettamente elencati nelle righe scritte con la mente ma soprattutto col cuore da Pierluigi. E il mio commento è: vai Pierlo, io ti seguo a ruota :P</p>
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		<title>Unity: considerazioni (molto) sparse</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 22:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bl@ster</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A quanto pare alla fine è successo: il famoso Light Desktop alla fine sarà veramente incluso in Ubuntu come ambiente di default. È un colpo. Per chi? Per tutti. Per me, che uso Ubuntu per alcune cose, per mia madre, per mia sorella, per tutti gli utenti. È dura vedersi cambiare l&#8217;interfaccia utente davanti agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare alla fine è successo: il famoso <strong>Light Desktop</strong> alla fine sarà veramente incluso in Ubuntu come ambiente di default. È un colpo. Per chi? Per tutti. Per me, che uso <strong>Ubuntu</strong> per alcune cose, per mia madre, per mia sorella, per tutti gli utenti. È dura vedersi cambiare l&#8217;interfaccia utente davanti agli occhi, così di punto in bianco. Infatti al primo impatto con questa news ho pensato: Shuttleworth e i suoi accoliti sono diventati matti; questa è la volta buona che affondiamo Linux con tutte le scarpe.</p>
<h3>Sicuri? ._.</h3>
<p>Tuttavia, questo ha lati positivi e negativi: <strong>analizziamoli</strong>. Il primo argomento a favore di Unity Desktop è che <em>GNOME Shell attualmente fa cagare</em>. Eh già, se siete stitici GNOME Shell allo stato attuale può essere una mano santa per i vostri intestini, tanto che Alessia Marcuzzi con il suo Activia rimarrebbe disoccupata; la Shell infatti, mi è stato riferito da persone abbastanza in alto (aehm), è un po&#8217; in alto mare e a quanto pare fa un sacco di cose fighe ma&#8230; ermh&#8230; è <strong>un&#8217;accozzaglia</strong> di cose fighe. Dimenticate l&#8217;ordine che regna sovrano nelle interfacce gnomiche e immaginate un grosso polpettone di roba figa in salsa GTK3. Ecco. :|</p>
<h3>Dimmi che window manager usi e ti dirò se fai schifo</h3>
<p>La seconda cosa che mi fa preferire Unity a GNOME3 è che a quanto pare Canonical si è accorta dei gravi bachi di usabilità e spruzzi di letame che c&#8217;erano nell&#8217;Interfaccia per Esseri Umani e ha deciso di riparare: <strong>a partire da Mutter</strong>, quella specie di <em>meltin&#8217; pot tra Metacity e Clutter</em>, un window manager senza identità il cui destino è solo quello, a mia opinione e vedendone prestazioni e caratteristiche, di essere <strong>soppiantato</strong> in favore di alternative molto più prestanti, potenti, configurabili. Ebbene si, sto parlando di <strong>Compiz</strong>, il quale farà ufficialmente parte di Unity a tempo pieno: perchè gioisco? Perchè con i PC ormai siamo arrivati ad un punto dove le macchine che non supportano un compositor sono veramente poche, oltretutto il window management in Unity sarà proprio opera di Compiz 0.9, su cui praticamente tutti hanno spalato cacca, ma intanto grazie a lui potremo usufruire di compositing anche in 2D. E tutto ciò è bellissimo perchè Compiz rende Unity finalmente un&#8217;alternativa appetibile: dando un bel calcio assestato negli <em>obesi glutei</em> di Mutter, la lentezza di <strong>Unity</strong> (ereditata da GNOME Shell proprio in virtù dell&#8217;aberrante pezzo di software che è Mutter) si trasforma in una straordinaria velocità.</p>
<h3>Dock (&#8220;Grande Giove!&#8221; &#8211; Ah no, quello era Doc)</h3>
<p>Con ciò quindi, Unity si appresta ad essere una vera e propria <em>interfaccia strafiga</em>. Ma veramente eh, roba che gli sviluppatori si sono accorti che la dockbar sviluppata da loro era <em>leggermente per ipovedenti</em>, e anche se per ora non è prevista la possibilità di configurarla un po&#8217; a piacere proprio, comunque <strong>avrà almeno l&#8217;autohide</strong>, così nei nostri desktop non avremo le finestre che fanno le contorsioni per adattarsi a pixel e pixel rubati da quella cosa. Io sono un amante delle dock, se leggete i miei post lo sapete, però che cavolo: se fai un software come una dock devi farlo fatto bene, altrimenti non serve a nulla. È per questo che penso che entro qualche mese avremo anche su Unity una dock come si deve, con un pannello di configurazione e almeno la possibilità di decidere se avere icone per ipovedenti o no. :D</p>
<h3>AppMenu aka GlobalMenubar, perchè si, perchè no</h3>
<p>Aspetto su cui non mi esprimo: <strong>la global menubar</strong>. Non mi piace il globalmenù così come viene implementato da Canonical, anzi, così com&#8217;è uscito dall&#8217;editor del programmatore che l&#8217;ha fatto. Non dovrei dirlo perchè quel codice lo mantengo impacchettabile per Arch Linux (LOL) però è così. Ormai non posso nascondermi, a me piace l&#8217;interfaccia utente di <strong>OSX</strong>, quindi dovreste trovarmi immensamente favorevole a tutto ciò. Il fatto è che Aqua è il risultato di una serie di studi, e <strong>c&#8217;è una ragione</strong> se la menubar sta lì in alto: la ragione è che le funzionalità &#8220;menuistiche&#8221; dell&#8217;applicazione si integrano con le funzionalità &#8220;menuistiche&#8221; (che parola strana, neologismi figherrimi, tsk :P) del sistema, come un banale copia-incolla, o una funzione di ricerca. In Linux, o meglio in GNOME/Unity/KDE/XFCE questo non succede, quindi ditemi perchè caspio io dovrei andare a <strong>prendermi il disturbo</strong> di cambiare pure finestra per clickare una differente menubar. Non ha senso. Nè dal punto di vista dell&#8217;usabilità, nè dal punto di vista estetico. Mi consenta.</p>
<h3>L&#8217;utenza? Ah si, quella cosa tra schermo e sedia&#8230;</h3>
<p>Dopo questa sfilza di aspetti positivi per cui io vengo nelle mutande, dato che Canonical ha finalmente deciso di dotare il suo OS di <strong>una personalità</strong>, un po&#8217; copiata ma pur sempre una personalità, che probabilmente si ripercuoterà in parte sulla personalità di Linux in generale, tuttavia bisogna ritornare al punto primo con cui ho iniziato: ma&#8230; <strong>gli utenti</strong>? È vero, gli utenti di Ubuntu sono essenzialmente smanettoni o comunque persone che non si spaventano vedendo cose nuove, ma non è del tutto così, perchè se da un lato c&#8217;è chi è disfattista e non vede niente di buono in Linux sui desktop, c&#8217;è invece chi mi fa avere <strong>feedback estremamente positivi</strong> sull&#8217;adozione di Linux nel mondo, e in special modo di Ubuntu.</p>
<p>Ora, con questo cambio di rotta preannunciato da Lucid e Maverick, <strong>Natty sarà il giro di boa</strong>: mia madre è un&#8217;entusiasta di Ubuntu e non me ne preoccupo, sicuramente gradirà la dockbar e l&#8217;approccio maggiormente incentrato sull&#8217;applicazione e non sulla finestra, ma gli altri? Tutti quelli che sono abituati a GNOME? Faccio un pronostico di sole tre parole: daje cor PPA (ovvero &#8220;vai col PPA&#8221; t.d. Bl@ster). Essì, sicuramente ci sarà uno sparuto utente che manterrà GNOME 2 che a quanto pare tra un po&#8217; di mesi sarà defunto con mio <strong>immenso cordoglio</strong> (dispiace sempre un po&#8217; quando l&#8217;ambiente desktop su cui hai lavorato per anni viene &#8220;dismesso&#8221;), anzi, dotandomi della mia <em>super vista magica</em> posso dire che è probabile che Canonical mantenga GNOME così com&#8217;è ora nei repository di Ubuntu, per rendere il cambiamento meno traumatico. E se non lo fanno sono dei deficienti, perchè introdurre un&#8217;interfaccia del genere è sicuramente una mossa coraggiosa e da campioni, ma bisogna mantenere la retrocompatibilità, c4$$o. Almeno per un paio di versioni. <strong>Almeno</strong>.</p>
<h3>Note a margine</h3>
<p>Mutter è una cagata pazzesca. [cit.]<br />
Novantadue minuti di applausi. [ari-cit.]</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Non c&#8217;è :D<br />
Un sacco di post in giro per la rete a dir la verità, ma se dovessi linkare tutto ciò che ho letto su questo fenomeno di massa che è Unity, praticamente dovrei incollare il mio feed reader qua per intero. Ogni anno divento più pigro. <strong>Ho compiuto vent&#8217;anni</strong> il 12 Ottobre ma la cosa è passata in sordina, avevo da fare. Il risultato è che non incollerò nulla. Il post però è farina del mio sacco, se copiate una sola parola (comprese le congiunzioni e gli articoli) voglio il riconoscimento e un linkback, così mi aumenta il pagerank.</p>
<h3>Sei un deficiente</h3>
<p>Si, ma se fate quanto scritto sopra vi offro una birra, davvero.</p>
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