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Dell, Ubuntu, e il mondo che ci circonda

30 luglio 2010 | View Comments | Postato in Linux, Ubuntu

Ultimamente ne ho sentite molte su Dell, e sulla sua pessima abitudine di continuare a rivendere macchine con Ubuntu installata, pur facendo una pubblicità sfegatata a Windows al momento della scelta del sistema operativo che si vuole. È da un po’ di tempo ormai che Dell propone questa sottospecie di ballot screen che mette in evidenza i pregi di entrambi i sistemi: per quanto riguarda Linux, ne sottolinea l’eleganza, l’innegabile sicurezza intrinseca, la velocità di boot e tante bellissime altre cose. Per quanto riguarda Windows, sottolinea altri aspetti che vanno sicuramente presi in considerazione.

Passando poi ad una sintesi, illustrando i motivi per cui effettuare una scelta e perchè effettuarne un’altra, Windows viene raccomandato perchè maggiormente supportato, perchè ci sono i programmi, e soprattutto viene detto: se sei alle prime armi, Windows è più facile. Ora, analizziamo insieme tutto ciò. Nei giorni scorsi c’è stato il putiferio su questo, le persone hanno accusato la casa di essere faziosa; io non la penso così. Dell è una casa che mira a fare soldi, no? E a farti trovare bene con il suo prodotto. Ora, se uno compra un PC con Linux, ed incomincia ad utilizzarlo con profitto, anche se prima non capiva una mazza (e Linux è ben più facile per un nabbo, parliamoci chiaro), sarà sicuramente un utente soddisfatto ma… mettiamo caso che il nostro omino abbia un problema con la linea ADSL. O con qualche dispositivo gestibile da PC che ha per casa.

Chiamerà il supporto. La affascinante signorina all’altro capo del telefono lo ascolterà pazientemente cercando di immaginare una possibile soluzione. Adesso vi racconto com’è stata una mia richiesta di supporto, nei panni di un nabbo.

Bl@ster: Ermh, buongiorno, da stamattina ho problemi con la linea ADSL, il modem continua a disconnettersi e non so come risolvere il problema.

Signorina: Si, ecco, clicki su Start.

Bl@ster: Eh?

Signorina: Clicki su Start, il pulsante Start.

Bl@ster: Ma… io non ho nessun pulsante Start.

Signorina: Com’è possibile, mi scusi…

Bl@ster: Abbia pazienza, sa, uso Linux…

tu-tu-tu-tu-tu

Ora, capite? Non è colpa di Dell. È colpa loro. Dei nabbi stronzi; non saprei come altro chiamarli. Queste persone idiote, che non vengono istruite propriamente sul lavoro che svolgono e su ciò di cui ha bisogno l’utente, che non esitano a lasciarti lì col telefono penzoloni per ore. Loro, e i bimbiminkia che continuano a dire che Linux fa cagare perchè non ci gira collofdiutimoderuorfèrdùe, e tutte quelle persone che pensano che la E sia il pulsante dell’Internet [cit.], perchè con la loro niubbaggine straripante, non avendo la minima voglia di imparare ad usare il PC prima di metterci le mani, rallentano il progresso.

Per sopravvivere nella savana affili gli artigli, non aspetti che il predatore smussi i suoi.

Ed è questo il comportamento usuale delle case, che continuano a costringere l’utente nella bambagia loro malgrado; non è colpa di Dell se il supporto Telecom in assenza di un tasto Start va in bomba, non è colpa di Dell se la gente collassa quando non vede la E blu. Non è colpa di Dell. Perchè se fosse colpa di Dell, la situazione sarebbe molto peggio, mentre la colpa di un’utenza che non aumenta molto, è l’utenza stessa. Le capre. Le capre che clickano SI senza sapere cosa c’è scritto.

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AppImage, il bene? Forse si, forse no.

23 luglio 2010 | View Comments | Postato in Debian, Fedora, Linux, Ubuntu

Proprio stamattina ne ha scritto felipe, e mi sentirei di riprendere il discorso. AppImage, la nuova tecnologia tanto simile, tanto uguale, tanto identica a tutte le precedenti già affondate che si propone come l’alternativa al tradizionale concetto di gestione dei pacchetti, e che si fa un po’ portatrice dell’ideale di Apple rispetto alla gestione del software. Un archivio con il binario dell’applicazione, e tutte le librerie aliene compilate staticamente per far funzionare il prodotto al meglio su qualsiasi distribuzione; il pericolo secondo me, come secondo felipe, non viene covato nella potenzialità di sfornare pacchetti binari da centinaia di mega per un client di posta, andiamo oltre: il pericolo, per me, è che tale sistema divenga abusato. Felipe al contrario ne vorrebbe l’adozione di massa per una gestione delle applicazioni più a misura di utente. Effettivamente non sarebbe male, ma svisceriamone ogni aspetto, e vediamo perchè è figo e, invece, perchè fa cagare :D

Perchè è benissimo
AppImage è una figata. Consentirà finalmente a migliaia di utenti di aggiornare comodamente il proprio Firefox ad esempio, o la propria copia di Thunderbird, mandando definitivamente a quel paese quei metodi diabolici tipo UbuntuZilla e soci, che non fanno altro che insozzare il nostro sistema con del software non gestito dal gestore dei pacchetti, e nemmeno facilmente rimovibile.

Potremo finalmente prendere un’applicazione, trascinarla, sballottarla, e quella resterà sempre nel suo comodo guscio di applicativo AppImage, senza possibilità di uccidere file per una smanettata di troppo, senza necessità di dover soddisfare il diavolo di dipendenze prima di un’installazione, senza appunto la necessità di una connessione alla rete per installare qualcosa. Ma c’è il risvolto della medaglia.

Perchè fa cagare
È facile immaginare il perchè contrario; anni di utilizzo di distribuzioni concepite in maniera più che razionale, hanno fatto di me una persona un tantino paranoica. Il package manager è il bene assoluto e definitivo. Il package manager consente di installare software senza sporcarsi le mani, il package manager, se ben implementato, ha la funzione di far gestire all’utente tutto il software presente nel computer tramite una singola interfaccia. Peccato che in Ubuntu, Debian, ma anche relativamente alle controparti RPM come Fedora e Mandriva, in questi anni si sia venuto a creare una specie di bordello dove esistono diecimila applicazioni, come dicevo poco sopra, ognuna che installa il software che vuole, alla maniera in cui vuole, secondo la versione che preferisce. Poi uno dice che ce l’ha lungo perchè usa Arch Linux, e grazie: con un solo strumento posso gestire tutto il software, quello compilato, quello pacchettizzato, qualunque cosa. DPKG ed RPM invece sono mal implementati in questo senso, perchè non danno possibilità all’utente di compilare un sorgente ed installarlo secondo le norme riservate ad un comune pacchetto (e poterlo quindi disinstallare agevolmente).

Fuori dal delirio, purtroppo, finchè il package manager resta uno strumento nelle mani del distributore che non si adegua alle logiche dell’utenza, necessitiamo di qualcosa come AppImage, che ci consenta di gestire il nostro software in maniera semplice e avulsa dal distributore. Tuttavia, voglio dire un’ultima cosa. Felipe, proprio tu hai fatto riferimento a OSX per la gestione delle applicazioni non a livello di sistema. Ebbene, voglio ricordarti questo: noi stiamo copiando i .app, mentre il popolo della mela da tempo ci ha copiato e imbellito Synaptic proprio perchè stufo di questo sistema. Si chiama Bodega :P

Siamo dunque sicuri che tutto ciò non sia un capriccio dell’utenza e di alcune persone, più che una necessità vera? Magari avremmo più bisogno di qualcuno che mantenesse le applicazioni aggiornate? Tipo un potenziale repository rolling apposito di cui ho già parlato?

Esamino di coscienza please.

Ubuntu Lucid e il suo packaging stupendo.

24 maggio 2010 | View Comments | Postato in Linux, Lucid, Ubuntu

Da qualche giorno nella mia umile dimora è arrivato il nuovo CD ufficiale di Ubuntu 10.04 Lucid Lynx; quando ho visto la busta bianca targata Canonical sinceramente mi aspettavo il solito color cacca, e invece…

Canonical si è dimostrata competente anche in questo campo: la copertina della custodia in cartone come potete vedere è viola con tutti quei sexy pallini bianchi e il font figoso; non solo, ci ricorda anche che è una LTS :D

Il nuovo brand Light dunque si riflette anche su questi particolari; il packaging segue una linea splendidamente elegante anche continuando ad esaminarlo. Aprendo la custodia infatti ci si può trovare di fronte alle solite scrittine “cos’è ubuntu”, “perchè usarlo”, eccetera, che hanno subito tuttavia un restyling pauroso. Vedere per credere:

All’interno anche i pallini arancioni fanno la loro figura :P

Sul retro invece c’è una sorta di “motto”: queste premesse mi fanno pensare (tristemente?) che Canonical stia abbandonando la via dell’”umanità verso gli altri” per questioni di marketing. Ho potuto constatare di persona infatti quanto in realtà tutta la storia del “io sono quello che sono per via di ciò che siamo tutti”, alla fine, acchiappi poco tra le comuni genti :/

Orbene, comunque il motto di cui parlavo senza dubbio fa più presa:

Tirando fuori il disco dalla custodia, non ho avuto modo di essere meno sorpreso. Al contrario delle precedenti release su cui chiunque poteva nutrire dubbi, stavolta il CD si presenta veramente come una gioia per gli occhi ;)

Insomma, dieci e lode al nuovo brand, che con un look all’avanguardia fa promesse allettanti. Canonical sta lavorando sodo: riuscirà veramente nel suo intento? Solo il tempo potrà dircelo… per ora ci godiamo queste meraviglie, attendendo la prossima release che alza il tiro ancora di più. :)

GNOME, ridammi le icone, sù.

25 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Lucid, Ubuntu

Come sempre, si torna a bomba su cose utili e chicche che ci consentono di non stare a bestemmiare ogni cinque minuti sulla nostra macchina in costante aggiornamento. Come ricorderete, anche sei mesi fa, giorno più, giorno meno, avevo scritto delle cose, riepilogando con un postone finale, che hanno impedito a parecchia gente di evitare attimi creativi nei confronti di varie divinità o subdivinità, data la volontà degli sviluppatori GNOME di fare questi inutili remix di features a ogni benedetta release :mrgreen:

D’altronde, come avrete letto, ho avuto modo di provare GNOME 2.29.90 sia su Arch che su Ubuntu Lucid, e dapprima non mi ero accorto di nulla, poichè sul piccolo Anfione con Arch Linux avevo configurato tutto ottimamente con la vecchia versione dell’ambiente, tuttavia accedendo alla mia nuova Lucid di test ho provato, ovviamente, ad abilitare come al solito le icone nei menù, visto che a mio parere averle disabilitate rende il proprio desktop environment parecchio sciatto e scolorito. OMG, surprise!

In Aspetto è scomparsa la tab Interfaccia. Si, lo so, non serviva a una sega in teoria, ma il caso ha voluto che dentro ci fosse un’opzione chiave per me, quindi mi sono adoperato in qualche modo per adattare il mio gnomozzo Lucido a ciò che volevo; in men che non si dica ho trovato la soluzione al male che affliggeva il desktop: Gconf.

Ora, io vorrei dire due paroline agli sviluppatori GNOME. Mi va bene, se sbragate un’intera tab del maledetto gestore delle preferenze dell’aspetto, che poi magari togliate anche la feature. Tuttavia, tuttavia, tuttavia: se voi siete così intelligenti da mettermi la tab Interfaccia sotto programma di protezione testimoni, perchè cribbio le feature che cerco sono tutte ancora lì, attivabili o disattivabili a piacere tramite lo scomodissimo editor di Gconf (o tramite gconftool da terminale quando entro in modalità autolesionista), quando potevano benissimo essere gestite da un booleano in una tab, che rimasta al proprio posto consumava quattro pixel in orizzontale e due in verticale? Manco a dire che ci fosse bisogno disperato di spazio, le distribuzioni che brandizzano massivamente ci fanno quello che gli pare con tutto lo spazio che avanza :D

Mah. Non sapremo mai la risposta. In ogni caso, si può procedere ad abilitare o disabilitare le icone nei menù semplicemente aprendo il proprio editor di Gconf, che Ubuntu continua a nascondere imperterrita, dando da terminale:

gconf-editor

(per gli utenti delle distro smanettoniche, l’editor ve lo trovate direttamente in Strumenti di SistemaEditor di Configurazione)

E andando a parare al percorso desktop/gnome/interface; a quel punto vi troverete davanti una serie di opzioni più o meno sensate, tra le quali dovrete cercare menus_have_icons. Dando una spuntata secondo il proprio volere al valore booleano di questa opzione deciderete se far comparire o no le icona accanto alle voci di menù di GNOME; problema risolto.

Certo, era meglio la tab in Aspetto.

Ubuntu: Google rimpiazzato con Yahoo. Eh?

4 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Linux, Ubuntu

Vorrei spendere due paroline sull’ultimo atto di Ubuntu parlando di networking, ossia il suo sostituire il motore di ricerca predefinito, portandolo da Google a Yahoo.

Ora, innanzi tutto non mi spiego come mai questo gesto, dato che Canonical è stata un’alleata di Google in questi ultimi tempi, specialmente per quel che riguarda il fronte netbook, aiutando la grande G a concepire un sistema operativo che andasse bene per i cosetti che tanto amiamo.

Insomma, il sodalizio c’è stato ed è anche stato produttivo per entrambe le parti; poi questa improvvisa rottura. Come mai? Strano :|

Io, dal canto mio, non posso ipotizzare nulla, tantomeno credo che le ragioni date da Canonical siano valide. Poi, mi pongo un altro dubbio amletico che come al solito va a criticare l’approccio di Canonical nei confronti dell’utente; Canonical continua a voler espandere il proprio “dominio”, ma fa delle scelte che io, da ignorante in materia di marketing e di usabilità, e di tutte quelle cose fighe che si consultano per portare un sistema operativo all’utenza, se non di massa, di medio livello, rifiuterei una scelta del genere. :P

Per il semplice fatto che, ragionando, Google si trova anche sul dizionario d’inglese con il termine ‘to google‘, ossia cercare su Google; è talmente popolare che ormai quando un utente dice “ma dai, cercalo” sottidende “su Google”. E allora perchè mai questo cambio, signor Shuttleworth? Mi suona un controsenso, voler portare le persone ad usare il tuo sistema operativo, e poi metterle nella condizione di dover cambiare motore di ricerca se vogliono usare Google. E soprattutto, mi sembra un controsenso e una rottura del buon patto d’amicizia che c’era stato sinora tra Canonical e la casa del celebre motore-non-motore. O no? ;)

Non capisco. Ma mi adeguo.

Io sono utente Google, mi turba relativamente il fatto che ci siano dati personali miei nei loro server, mi trovo bene con la grande G perchè sa fornirmi sempre quello che cerco, basta stimolarla a trovare la cosa giusta. Quindi mi adeguo. Ossia dico al mio browser di usare Google :D

L’eyecandy incontra la nostra musica: CoverGloobus

15 gennaio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Karmic, Linux, Ubuntu

Sono stato troppo senza postare, e adesso l’effetto è lo stesso di quando voi, miei cari, trattenete un peto troppo a lungo. :D

Ordunque, mi trovo qui oggi a scribacchiare qualcosa sull’ottimo CoverGloobus: interessante programmino venuto fuori come imitazione ed empowering, a mio parere, dell’effetto cover su desktop che avevano già sperimentato in molti, tra cui l’ottimo player dal mondo dei macachi Ecoute.

Anche in questo caso si può vedere come il mondo macaco sia esempio di design e carinerie, che noi tutti, invece che agognare inutilmente, cerchiamo di portare sul nostro desktop. Ora, a volte i risultati sono catastrofici, ma in questo caso posso affermare che, si, anche in mancanza di una release stabile, la missione è compiuta ;)

CoverGloobus è infatti un semplice e bel programmino che si occupa di mostrare sulla nostra scrivania virtuale la copertina dell’album che stiamo ascoltando, arricchita con i dati del brano in ascolto, incluso il rating della canzone. Il suo funzionamento è molto semplice, e si interfaccia con tutti i player per Linux più usati, come ad esempio Rhythmbox, Banshee e Songbird, comprendendo anche il buon MPD per chi avesse deciso di usarlo; personalmente reputo lo splittare un riproduttore musicale tra server e client una cosa molto nerd, ma questa è un’altra storia :D

Ordunque, oltre a supportare praticamente tutti i player, CoverGloobus ha l’interessante (e bella) feature di essere temizzabile, motivo per cui lo amo ancora di più dato che con poco lavoro, o qualche click se siamo dei pigroni, l’artwork ottenuto è veramente notevole: controlli su desktop, copertine con riflessi e font personalizzabili (nella configurazione del tema, purtroppo) fanno si che, da subito, possiamo goderci un lavoretto gradevole all’occhio e anche notevolmente usabile.

L’unico neo che ho potuto riscontrare durante la configurazione e l’utilizzo di CoverGloobus è stato un notevole affollamento di opzioni nella finestra di configurazione :|

Più precisamente, nella parte bassa del dialogo si va a creare un notevole bordello di robaccia e si rischia di clickare le cose sbagliate. :mrgreen:

Con questo, ho chiuso la recensione. Ora, le cose serie, come installare questa roba :D

In Ubuntu, possiamo inserire tra i repository di terze parti un comodissimo PPA ospitato su Launchpad, nel quale sono depositati i pacchetti relativi a CoverGloobus.

sudo add-apt-repository ppa:gloobus-dev/covergloobus

Tramite questo semplicissimo comando, sulla nostra Ubuntu Karmic possiamo facilmente inserire il repository senza andare a smanettare troppo, dunque, importando anche automaticamente le chiavi GPG del repository e risparmiandoci quindi inutili fastidi e warning che ci avvertono dell’attacco terroristico al nostro PC non appena diamo un update :mrgreen:

Basterà poi installare il pacchetto covergloobus per averlo subito disponibile nel menù, raggiungibile alla sottocategoria Accessori.

In Arch Linux, il tutto è disponibile nel repository mantenuto da me per i686, altrimenti può essere facilmente compilato dal trunk BZR usando yaourt per installare il pacchetto covergloobus-bzr.

Per tutti gli altri… non lo so :D

Sulla questione dei “virus” su Gnome-Look

11 dicembre 2009 | View Comments | Postato in Linux, Ubuntu, Windoze

Troppo tempo che non scrivevo qualcosa di abbastanza acido, devo per forza dire cattiverie contro qualcuno. E quel qualcuno oggi è quel bimbominkia che ha pensato bene di uppare degli script malevoli in forma di pacchetto .deb su Gnome-Look, convinto che nessuno lo avrebbe sgamato.

Immediatamente sono scattati tutti sull’attenti: oh minchia, i nostri sistemi sono più vulnerabili di quello che pensiamo, improvvisamente la nostra “sicurezza” (ma di sicurezza poi si parla? Boh.) è a rischio, siamo vittime dei cracker cattivi, dei fautori di malware, non siamo al sicuro dall’Ombra nemmeno su Linux.

Subito si sono allarmati tutti, dicendo che siccome i virus sono stati scoperti in più di un esemplare, allora c’è un’organizzazione dietro che mira alla conquista dei nostri sistemi, che tutto collasserà, che Linux è preda facile dei virus, e altre cose simili di cui non sto qui a narrare.

Ebbene, voglio spendere qualche parola su questo caso. Guardate il grafico qui sotto da me mirabilmente disegnato, che illustra il numero, con cifre e proporzioni approssimative, dei virus per Linux e di quelli per il sistema operativo di coso lì, come si chiama, Redmond.

Ora, come potete vedere, anche senza una stima esatta si riesce ad evincere dal grafico che Linux conta ancora meno codice malevolo della controparte-che-costa-di-più (tipo pubblicità del detersivo); quegli script sono stati scritti da un bimbominkia brufoloso di 14 anni che ha pensato bene di farne un deb e vedere il genio che lo avrebbe installato, ignaramente. Ora, un malware (si, malware, per ora lo chiamo così, dopo parlerò anche di questo) che si rispetti, come minimo intasa il PC di cacca, si riproduce e manda i suoi figlioletti in altri computer. Nel caso di questo vairus invece le cose sono ben diverse. Non ho conosciuto ancora qualcuno che sia stato infettato da questo pericolosissimo esemplare di script bash che rimuove un file di qua e un file di là.

Eh si. Alla fine faceva solo questo. Niente DDoS. Come niente DDoS? Niente DDoS.

A voi le conclusioni, bella gente.

Enjoy Linux, installate meno roba esterna (ve lo ricordate il caso del repo di Treviño no?), e vivete felici. C’è una ragione per cui le distribuzioni sconsigliano l’installazione di package esterni ai repo; oggi l’avete scoperta.

PyRoom: scrivere senza distrazioni

19 novembre 2009 | View Comments | Postato in Arch, Debian, Karmic, Linux, Ubuntu

Spesso, troppo spesso, ci troviamo a dover scrivere e lavorare al computer in una condizione di costante rompimento di cosiddetti da parte degli altri. Non è così? No? Beh, allora voi siete gli anormali: vi assicuro che per la maggior parte della gente tutto questo calore umano mentre si lavora non è decisamente il massimo.

Immagino che abbiate quindi immaginato una condizione di totale eremitaggio, mentre scrivete, in modo da non essere mai disturbati da chat prorompenti, interlocutori troppo “verbosi”, tantomeno da notifiche improvvise che distolgono la vostra attenzione.

Come ho già accennato in passato, io sono solito soffrire di un gigantesco disturbo dell’attenzione che mi porta a clickare qualunque cosa io veda e reputi interessante; in questa maniera la produttività di qualunque individuo, compreso me, è portata a calare drasticamente, andando a zero in giornate di particolare voglia di far nulla :P

Finalmente, dopo tanto tempo alla ricerca di qualcosa di simile, ho scoperto la soluzione a questo male, e ne parlerò un poco: esiste per PC e Mac, con nomi diversi, ma il concetto è sempre lo stesso; offrire all’utente un editor di testo alquanto scarno ma senza distrazioni. Il concetto di distractionless è stato messo a punto in questi ultimi anni dove le rotture di scatole via web e non si sono moltiplicate in maniera esponenziale, dalle semplici notifiche di Gmail alle finestre di chat dei vari messenger.

Esistono vari editor esenti dal concetto di distrazione, e posso confermare che sono veramente utili: per Linux esiste PyRoom, disponibile nei repository delle maggiori distribuzioni, su AUR per ArchLinux, editor distractionless che calca le orme del più celebre WriteRoom per Mac :)

Ma andiamo a scavare nei meandri del funzionamento di questi editor, in particolare PyRoom: da quando parte, l’applicazione oscura lo schermo, impostandosi in modalità fullscreen, e ci mette a disposizione un riquadro, dove brilla il nostro cursore, esattamente come un editor di testo a riga di comando; premendo CTRL+H possiamo visualizzare un dialog di aiuto, e vengono messe a disposizione anche delle shortcut per lavorare a più file contemporaneamente. Tramite CTRL+P accediamo al dialogo delle preferenze, dove possiamo scegliere il carattere visualizzato (io non abbandono mai il mio Monaco 7), alcuni parametri relativi all’editing e il delay tra un salvataggio automatico e l’altro. L’essenziale, insomma :D

La seconda tab delle preferenze, con mio sommo gaudio, ci fa selezionare i temi disponibili e, qualora ce ne fosse la voglia o la necessità, ce ne fa creare di nuovi semplicemente modificando le poche opzioni a disposizione, ossia colore della cornice e del testo, e colore di sfondo. Successivamente possiamo salvare il layout da noi creato ed utilizzarlo: semplice come bere un bicchier d’acqua ;)

Con ulteriori scorciatoie possiamo scoprire le grandissime potenzialità di questo editor, anche se io, al momento, mi accontento di lavorare ad un solo file per volta. Ottima cosa, comunque, quella di far diventare “asociale” l’applicazione, permettendo così di svolgere il proprio lavoro esattamente come, una volta, ci si metteva i tappi nelle orecchie.

Il muto casino del web e del desktop adesso non vi darà più fastidio, ragazzi. Happy Editing :mrgreen:

Docky passa ad essere una costola di Gnome Do: impressioni d’uso

20 ottobre 2009 | View Comments | Postato in Arch, Debian, Desktop Environment, Gnome, Karmic, Linux, Ubuntu

Ormai la notizia è vecchia di qualche giorno, ma voglio comunque scriverne e dire la mia sull’argomento: tutti quanti, grandi e piccini, sapete quanto io sia interessato allo sviluppo di Gnome Do, software che nel corso del tempo ho imparato ad apprezzare anche per via della recente integrazione (selezionabile a parte come “tema”) della sua UI in una praticissima dockbar.

Ora, erano mesi che seguivo il progetto Gnome Do, e dopo aver usato la dock di OSX avevo anche imparato ad accettare il comportamento secondo cui la barra non lascia andare le finestre su di essa se massimizzate. Dunque, da più di una settimana ormai gli sviluppatori di Docky hanno deciso di staccarsi e diventare una costola autonoma di Do, se non altro perchè, a detta loro, e secondo me hanno ragione, Docky stava monopolizzando Do, e le risorse erano dedicato ormai quasi tutte alla celebre barra, la quale ormai occupava più della metà del tempo per quanto riguardava bugfix e sviluppo.

Per questo motivo a detta loro Docky ha assunto una nuova forma, staccandosi in maniera definitiva dal famoso lanciatore, ed assumendo i tratti di una dock nata per fare la dock e niente altro: a me personalmente il nuovo progetto piace tantissimo, in virtù del fatto che è contraddistinto da quella mole di cambiamenti pressochè orari che avevo descritto nel mio post su Do; a quanto pare le mie previsioni si stanno rivelando sbagliate :D

In ogni caso, la nuova interfaccia è molto più… dedicata. Aprendo il dialogo delle preferenze ci si trova davanti un’interfaccia ordinata, pulita ed essenziale; ottima cosa. Gli sviluppatori hanno deciso di portare avanti lo sviluppo parallelamente, implementando solo delle funzionalità di base e lasciando il compito della gestione di funzionalità avanzate a dei plugin, sviluppati appositamente: si segue dunque la filosofia dell’espandibilità di Gnome Do che, appunto, è estendibile con decine e decine di plugin più o meno utili; personalmente l’estensione che sto trovando più utile al momento è quella che si occupa di monitorare la mia casella GMail, in quando con il click destro posso avere una breve preview degli oggetti delle nuove mail in arrivo, e, se è il caso, catapultarmi direttamente nella mail che voglio “senza passare dal via”.

Ovviamente non manca l’eyecandy in questa nuova veste della dock più amata dagli italiani: sono disponibili infatti quattro temi, due chiari e due scuri; apprezzo molto quelli chiari, che utilizzo sul fisso, dove prediligo sfondi scuri. Per il laptop invece ho adottato il tema HUD, molto simile alla dock di Tiger, che si adatta perfettamente a sfondi chiari e di tonalità medie. :)

Non c’è niente da dire in più sul funzionamento, che è pressochè identico nel complesso a quello della vecchia Do-cky: al momento non so come vada la situazione sull’altro fronte in quanto non ho ancora una copia di Do aggiornata da BZR per seguire i due progetti in maniera più o meno sincrona; quello che posso dire è che per mantenere un minimo di coerenza tra i due progetti, qualunque revisione si abbia a disposizione, si può disattivare il tema Docky di Do e al suo posto attivare la nuova dock, che si comporta come un’applicazione autonoma e del tutto svincolata dal Do tradizionale. Nel frattempo si può usare il lanciatore tradizionale alla vecchia maniera, col suo widget a comparsa ;)

Ok, ma come compilarlo?

Facile: per Arch Linux ho già preparato un PKGBUILD che è immediatamente andato su AUR. Il suo nome è docky-bzr.

Per le altre distribuzioni… beh, fate riferimento alle millemila guide che sono state postate sinora; consiglio quella di Barra, visto che è stato uno dei primi a parlarne :D

Happy Docking ;)

Effettuare il passaggio a GNOME 2.28 in maniera indolore.

16 ottobre 2009 | View Comments | Postato in Arch, Debian, Desktop Environment, Gnome, Linux, Ubuntu

Negli scorsi giorni, ho visto, anche frequentando la board internazionale, che parecchie persone sono state disorientate da alcuni piccoli cambiamenti effettuati all’interno dell’ambiente desktop GNOME; alcuni pensavano a features cambiate in peggio, alcuni pensavano ad alcuni bachi così evidenti da trasparire a colpo d’occhio. La verità è che qualunque cosa, con il debito lavoro, può essere messa al proprio posto, ed esistono molteplici maniere per fare un fallback al vecchio aspetto in maniera straordinariamente indolore.

L’accessibilità si è improvvisamente attivata da sola, e mi chiede la vita come pegno per essere disattivata! Come faccio?

Basta andare a vedere, qualche post fa ho descritto la soluzione, veramente a prova di idiota, sempre che uno sappia dove andare a cercare.

GDM mi uccide il cane all’avvio, e la disposizione della tastiera è sempre sbagliata!

Anche qui la soluzione è di facile comprensione, sempre che uno vada a cercare nei posti giusti. Ho descritto il procedimento (molto breve) in un post precedente.

Aiuto! Le icone dei menù sono state mangiate dal Flying Spaghetti Monster!

Abbiamo due scelte in questo caso: armarci di spada e combattere il Mostro Volante degli Spaghetti od agire subdolamente per farci restituire le icone con le buone. Siccome io sono un irrimediabile pigrone, e il Mostro mi sta simpatico, ho scelto di usare le buone maniere, così mi sono recato nelle preferenze dell’aspetto e nel tab “Interfaccia” ho detto allo gnomo di mostrare le icone nei menù. E tutti vissero felici e contenti.

GDM 2.28 mi fa altamente schifo, non posso configurarlo come vorrei e quell’aspetto fa vomitare anche il mio scoiattolo domestico!

Allora, piano con gli insulti prima di tutto. Il nuovo GDM può sembrare un animale forastico al primo impatto, tuttavia con un rapido comando possiamo avviare il dialogo delle preferenze e decidere controlli GTK, caratteri, e persino il wallpaper che vogliamo.

gksudo -u gdm dbus-launch gnome-appearance-properties

Sono venuto a sapere da varie segnalazioni oltretutto che è possibile togliere l’antipatica lista utenti, che a me non piace per niente, semplicemente usando anche qui una rapida modifica a GConf; in un passaggio fulmineo possiamo decidere di utilizzare il metodo di input classico per effettuare il login grafico nella nostra amata box.

sudo -u gdm gconftool-2 --set --type boolean /apps/gdm/simple-greeter/disable_user_list true

Il mio touchpad è stato tramortito, non ho più il tapping (e/o lo scrolling)!

Non c’è problema, anche in questo caso ho avuto esperienze poco felici che mi hanno portato a capire che questo GNOME è totalmente configurabile tramite GUI. Peccato che se ne strafotta dei file di testo relativi ad HAL e compagnia bella; in ogni caso, scordatevi GSynaptics :P

Mi pare di aver detto tutto; in caso contrario, come al solito, basta specificare nei commenti cosa non va e, se esiste, una soluzione per riportare il comportamento alla normalità.

Godetevi il vostro desktop educato alle civili maniere :D