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KDE & Arch Linux, via libera per l’aggiornamento

3 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Avevo già detto ieri, che un problema era incorso durante l’upload dei pacchetti nei repository di Arch Linux, quindi l’aggiornamento di KDE alla Software Compilation (ma che bel nome!) 4.4.4 tralasciava alcuni pacchetti di base, che rimasti alla vecchia versione uccidevano un po’ tutto l’ambiente desktop, causandone il mancato funzionamento.

Ebbene, da parecchie ore è ormai tutto a posto, i pacchetti sono stati uploadati correttamente su archlinux.org e da un bel po’ si può ormai aggiornare senza paura, quindi via libera per tutti quelli che hanno fermato le proprie dita nella giornata di ieri :D

Perchè non hai fatto prima questo post?
Beh, la struttura a maglia dei mirror di Arch Linux è parecchio contorta, e volevo semplicemente assicurarmi di dare l’OK in un tempo ragionevole entro il quale gran parte dei mirror sarebbero stati sincronizzati con il server centrale. E adesso, tutti ad aggiornare :P

KDE 4.4.4 su Arch Linux: NON aggiornate, per ora

2 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Questa mattina, bel bello, ho avviato il mio amico Clyde alla ricerca di aggiornamenti, ed è uscito, dalle ricerche condotte, che era disponibile il nuovo KDE 4.4.4, fresco di rilascio, già impacchettato e inserito nei repository della mia distribuzione preferita. Ho così mandato in esecuzione l’aggiornamento, senza preoccuparmi troppo di andare a controllare in giro per la rete le novità e i problemi noti. Shame on me.

Il risultato, dopo l’aggiornamento, è stato qualcosa di questo genere:

Uno schermo completamente bianco che recitava l’impossibilità di trovare il plasmoide Folderview, Krunner che non runnava, Ksysmon che non sysmonava, Ktutto che non tuttava. E ovviamente niente Plasma. Al che, ho cominciato prima a urlare di ben motivato panico, poi a spaccare cose, infine ho avviato una sessione d’emergenza e ho cominciato a cercare. E ho scoperto cose che voi umani non potreste immaginare: infatti sul forum italiano l’orda di kdeisti ha scatenato la sua furia, lamentando anche la causa del problema; è stato infatti uploadato tutto il grosso dell’ambiente desktop, ma il pacchetto kdelibs è rimasto… aehm… alla un po’ indietro, precisamente alla versione precedente -.-

In parole povere, aggiornamento fortemente sconsigliato: darò notizia della aggiornabilità del desktop non appena mi vedrò scodellati i pacchetti tra gli aggiornamenti, e tutto tornerà a funzionare a meraviglia.

Nazi GCC.

11 aprile 2010 | View Comments | Postato in Arch, Linux

Questa è una storia vera. Oggi provavo a fare delle cose belle con GCC, soprattutto aggiornarne delle componenti tramite ABS sulla mia Arch Linux… quando improvvisamente mi sono trovato davanti un messaggio inquietante.

Di fronte a questo avviso perentorio, il build s’è bloccato ed è tornato piangente. GCC ci ghettizzerà? :D

Comunque, qualcuno me la deve spiegare ‘sta cosa. :)

Xorg 7.8 è fra noi; installiamolo su Arch Linux :)

6 aprile 2010 | View Comments | Postato in Arch, Linux

Pochi giorni fa è stato rilasciato Xorg 7.8, ultima versione del sistema grafico più usato dai pinguini e dai diavoletti (in prevalenza, certo); dato che ultimamente va molto di moda, è stato deciso, invece di sbattere tutto in testing, di aprire un repository a parte per chi volesse provare le prime pacchettizzazioni del nuovo Xorg. Tutto ciò che verrà detto ora, è scritto a prescindere dal fatto che un giorno farò un post volutamente polemico sull’uso dei repo alla cazzo di cane che si fa più o meno da quando Arch è passata a KDE 4.

Ordunque, è stato messo su in fretta e furia un repository con tutti i pacchetti aggiornati del server grafico, che può essere facilmente aggiunto al nostro pacman.conf per aggiornare il nostro sistema in maniera assolutamente veloce.

Apriamo pacman.conf…

sudo nano /etc/pacman.conf

…ed aggiungiamo in tutta tranquillità le righe che riguardano il repository chiamato, giustappunto, [xorg18].

[xorg18]
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

Scritto tutto ciò che serve, obbligatoriamente prima dei repository ufficiali, salviamo, chiudiamo e diamo un’aggiornata. A questo punto ci troveremo con il server grafico 1.8 e tutto il sistema alla versione 7.8; problemi noti? Per me, già troppi. Pare che con Nvidia infatti si debba aggiungere l’opzione ignoreABI all’avvio del server altrimenti l’intruglio ucciderà il nostro cane; ma dato che io uso Intel, per fortuna il server si avvia tranquillamente.

Diversamente, se con Compiz attivo si imposta la risoluzione del monitor, si viene rispediti direttamente a GDM come se nulla fosse successo. Sicuramente saranno problemi che verranno aggiustati in quattro e quattr’otto dagli sviluppatori così solerti e bravi, ma per ora, insomma, come dire, ce lo teniamo così :D

Arch e GNOME 2.30, primi pacchetti in [gnome-unstable]

31 marzo 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux

Ormai è da qualche tempo che seguo gli aggiornamenti della serie instabile di GNOME, installata prima sul mio netbook e da qualche giorno per un utilizzo assiduo sulla postazione da lavoro; ebbene, dopo aver provato e usato con profitto la versione 2.29 dell’ambiente desktop, ho deciso di aggiornare alla 2.30 senza particolari problemi, dato che i pacchetti stanno entrando pian piano, uno alla volta, nel repository [gnome-unstable] mantenuto dal buon Jan De Groot.

Che posso dire di questa 2.30? Particolari problemi non ne ho avuti, a parte il non poter più decidere se visualizzare le icone nei menù o no, cosa di cui ho parlato assiduamente, e il fatto che gnome-panel si ostini ad andarsene crashando per le sue, ogni volta che chiudo una conversazione di Pidgin. Cose nuove ce ne sono certo, ma mi riservo di parlarne dopo aver testato un pochino il rilascio stabile, senza fretta.

Installare GNOME dal repository di Jan, dite? Molto semplice, è tutto ospitato sui server ufficiali, quindi basta editare il nostro pacman.conf…

sudo nano /etc/pacman.conf

… e abilitare l’archivio dei pacchetti aggiungendo le linee:

[gnome-unstable]
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

A questo punto siamo pronti, un pacman -Syu e saremo aggiornati. Immediato, veloce e, soprattutto, a differenza dell’altra volta, relativamente indolore ;)

GNOME, ridammi le icone, sù.

25 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Lucid, Ubuntu

Come sempre, si torna a bomba su cose utili e chicche che ci consentono di non stare a bestemmiare ogni cinque minuti sulla nostra macchina in costante aggiornamento. Come ricorderete, anche sei mesi fa, giorno più, giorno meno, avevo scritto delle cose, riepilogando con un postone finale, che hanno impedito a parecchia gente di evitare attimi creativi nei confronti di varie divinità o subdivinità, data la volontà degli sviluppatori GNOME di fare questi inutili remix di features a ogni benedetta release :mrgreen:

D’altronde, come avrete letto, ho avuto modo di provare GNOME 2.29.90 sia su Arch che su Ubuntu Lucid, e dapprima non mi ero accorto di nulla, poichè sul piccolo Anfione con Arch Linux avevo configurato tutto ottimamente con la vecchia versione dell’ambiente, tuttavia accedendo alla mia nuova Lucid di test ho provato, ovviamente, ad abilitare come al solito le icone nei menù, visto che a mio parere averle disabilitate rende il proprio desktop environment parecchio sciatto e scolorito. OMG, surprise!

In Aspetto è scomparsa la tab Interfaccia. Si, lo so, non serviva a una sega in teoria, ma il caso ha voluto che dentro ci fosse un’opzione chiave per me, quindi mi sono adoperato in qualche modo per adattare il mio gnomozzo Lucido a ciò che volevo; in men che non si dica ho trovato la soluzione al male che affliggeva il desktop: Gconf.

Ora, io vorrei dire due paroline agli sviluppatori GNOME. Mi va bene, se sbragate un’intera tab del maledetto gestore delle preferenze dell’aspetto, che poi magari togliate anche la feature. Tuttavia, tuttavia, tuttavia: se voi siete così intelligenti da mettermi la tab Interfaccia sotto programma di protezione testimoni, perchè cribbio le feature che cerco sono tutte ancora lì, attivabili o disattivabili a piacere tramite lo scomodissimo editor di Gconf (o tramite gconftool da terminale quando entro in modalità autolesionista), quando potevano benissimo essere gestite da un booleano in una tab, che rimasta al proprio posto consumava quattro pixel in orizzontale e due in verticale? Manco a dire che ci fosse bisogno disperato di spazio, le distribuzioni che brandizzano massivamente ci fanno quello che gli pare con tutto lo spazio che avanza :D

Mah. Non sapremo mai la risposta. In ogni caso, si può procedere ad abilitare o disabilitare le icone nei menù semplicemente aprendo il proprio editor di Gconf, che Ubuntu continua a nascondere imperterrita, dando da terminale:

gconf-editor

(per gli utenti delle distro smanettoniche, l’editor ve lo trovate direttamente in Strumenti di SistemaEditor di Configurazione)

E andando a parare al percorso desktop/gnome/interface; a quel punto vi troverete davanti una serie di opzioni più o meno sensate, tra le quali dovrete cercare menus_have_icons. Dando una spuntata secondo il proprio volere al valore booleano di questa opzione deciderete se far comparire o no le icona accanto alle voci di menù di GNOME; problema risolto.

Certo, era meglio la tab in Aspetto.

Pino raggiunge la 0.1.4; arrivano parecchie novità :)

2 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Twitter

Ok, ok, decisamente il team di Pino legge il mio blog e ha deciso di farmi fare le figuracce in pubblico; perchè dico questo?

Perchè da bravo utente usavo la mia release stabile, 0.1.3, e una volta fatto il post su Pino consideravo la mia opera di divulgazione compiuta, ma i ragazzi hanno deciso che era ora di darmi altro da scrivere, quindi hanno tempestivamente rilasciato la nuova 0.1.4, che comprende un fracco di novità.

Innanzi tutto, voglio spendere qualche parola sulle notifiche di Pino: quando arrivavano decine di tweet, ed avevo le notifiche popup abilitate per l’intera timeline (e non per le sole mentions/replies), iniziava un flood che durava circa venti minuti, col risultato che le notifiche acquisivano un delay assurdo e non le guardavo più. Adesso invece c’è l’opzione che consente di modificare questo odioso comportamento in una splendida notifica unica che ci avvisa solamente di quanti nuovi tweet ci sono. In questa maniera la piantiamo ben presto con il lag delle notifiche stupide :D

C’è poi la gestione dei DM: finalmente il team di bravi ragazzi che ci fornisce questo bel client ha integrato la funzione di gestione dei messaggi diretti di cui prima si sentiva una discreta mancanza; per il resto, sono stati corretti numerosi bug, c’è qualche opzione in più, nulla di terribilmente spiazzante, e niente che mi faccia urlare al miracolo (ok, ho urlato per quella delle notifiche, una bubble sola è un epic win per un software di questo tipo!). :P

Venendo al sodo, ho fatto un pacchetto per ArchLinux i686, dato che non ce la facevo ad aspettare ;)

Spero di rendere felice un po’ di gente con questo gesto di ammmmmore verso la mia distro preferita. <3

Insomma, si vede che gli esami si avvicinano e il mio cervello esula eh? :mrgreen:

L’eyecandy incontra la nostra musica: CoverGloobus

15 gennaio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Karmic, Linux, Ubuntu

Sono stato troppo senza postare, e adesso l’effetto è lo stesso di quando voi, miei cari, trattenete un peto troppo a lungo. :D

Ordunque, mi trovo qui oggi a scribacchiare qualcosa sull’ottimo CoverGloobus: interessante programmino venuto fuori come imitazione ed empowering, a mio parere, dell’effetto cover su desktop che avevano già sperimentato in molti, tra cui l’ottimo player dal mondo dei macachi Ecoute.

Anche in questo caso si può vedere come il mondo macaco sia esempio di design e carinerie, che noi tutti, invece che agognare inutilmente, cerchiamo di portare sul nostro desktop. Ora, a volte i risultati sono catastrofici, ma in questo caso posso affermare che, si, anche in mancanza di una release stabile, la missione è compiuta ;)

CoverGloobus è infatti un semplice e bel programmino che si occupa di mostrare sulla nostra scrivania virtuale la copertina dell’album che stiamo ascoltando, arricchita con i dati del brano in ascolto, incluso il rating della canzone. Il suo funzionamento è molto semplice, e si interfaccia con tutti i player per Linux più usati, come ad esempio Rhythmbox, Banshee e Songbird, comprendendo anche il buon MPD per chi avesse deciso di usarlo; personalmente reputo lo splittare un riproduttore musicale tra server e client una cosa molto nerd, ma questa è un’altra storia :D

Ordunque, oltre a supportare praticamente tutti i player, CoverGloobus ha l’interessante (e bella) feature di essere temizzabile, motivo per cui lo amo ancora di più dato che con poco lavoro, o qualche click se siamo dei pigroni, l’artwork ottenuto è veramente notevole: controlli su desktop, copertine con riflessi e font personalizzabili (nella configurazione del tema, purtroppo) fanno si che, da subito, possiamo goderci un lavoretto gradevole all’occhio e anche notevolmente usabile.

L’unico neo che ho potuto riscontrare durante la configurazione e l’utilizzo di CoverGloobus è stato un notevole affollamento di opzioni nella finestra di configurazione :|

Più precisamente, nella parte bassa del dialogo si va a creare un notevole bordello di robaccia e si rischia di clickare le cose sbagliate. :mrgreen:

Con questo, ho chiuso la recensione. Ora, le cose serie, come installare questa roba :D

In Ubuntu, possiamo inserire tra i repository di terze parti un comodissimo PPA ospitato su Launchpad, nel quale sono depositati i pacchetti relativi a CoverGloobus.

sudo add-apt-repository ppa:gloobus-dev/covergloobus

Tramite questo semplicissimo comando, sulla nostra Ubuntu Karmic possiamo facilmente inserire il repository senza andare a smanettare troppo, dunque, importando anche automaticamente le chiavi GPG del repository e risparmiandoci quindi inutili fastidi e warning che ci avvertono dell’attacco terroristico al nostro PC non appena diamo un update :mrgreen:

Basterà poi installare il pacchetto covergloobus per averlo subito disponibile nel menù, raggiungibile alla sottocategoria Accessori.

In Arch Linux, il tutto è disponibile nel repository mantenuto da me per i686, altrimenti può essere facilmente compilato dal trunk BZR usando yaourt per installare il pacchetto covergloobus-bzr.

Per tutti gli altri… non lo so :D

L’acquisto del netbook, e peripezie seguenti.

18 dicembre 2009 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, My Life

Ebbene si, come ho già anticipato alla fine ce l’ho fatta; e non è nemmeno stato così semplice come si può pensare. Narrerò ordunque le vicende che hanno seguito la mole di bestemmie tirate al vedere che il netbook che volevo, e che ora ho tra le mani, era andato esaurito.

La mattina del giorno dopo mi sono alzato, sbadigliante, e in preda alo sconforto più totale ho visto che nella mia casella mail non c’era traccia del messaggio di posta che più desideravo ricevere, ovvero “complimenti, il netbook è di nuovo disponibile, dacce li sordi che te damo er malloppo!”. Dunque, quasi in lacrime, con solo la forza dell’abitudine che mi guidava, ho iniziato a fare il solito refresh compulsivo sulla pagina dello store online; nemmeno il tempo di iniziare a tormentare il povero server bersaglio della mia malsana idea, che subito lo stupore è traboccato dai miei occhi: era là, bello, rosso, piccolo, disponibile.

È stato più forte di me: in preda all’impeto di felicità ho inserito i buoni che mi consentivano di avere un corposissimo sconto, uno sconto obeso, ed ho portato a termine la mia ordinazione. Dpodichè mi sono diretto all’università, convinto che il mio ordine fosse andato a buon fine e non ci fossero state complicazioni.

Ma. Anche qua c’è un ma.

Ma, una volta tornato a casa dalle lezioni, per puro sfizio ho deciso di controllare come andavano le cose in quel del sito di MediaWorld, e lì sono rimasto terrorizzato, mentre il mio sorriso si tramutava nell’Urlo di Munch. La pagina web relativa al mio ordine riportava infatti un prezzo di duecento euro superiore a quello effettivo, e ho potuto notare con disappunto che duecento euro di buono erano evaporati magicamente. Al che, ho cominciato a tempestare di telefonate l’assistenza, la quale ovviamente non ha risposto, talvolta attaccandomi in faccia il telefono, talvolta mettendo una musichetta di attesa snervante e dicendomi, dopo dieci minuti, “la tua chiamata è stata importantissima, grazie”. Ma grazie de che?

Suvvia, andiamo allora a controllare la mail, mi sono detto. Essì che il mio ordine era stato completato e mi era stata mandata una mail riepilogativa, giusta, che dimostrava il mio aver ragione. Ordunque, più convinto di prima, ho ricominciato a mandare porchi e a chiamare quel numero diabolico, a risentirmi seimila volte la musichetta, a beccarmi telefoni in faccia senza risposta alcuna.

Infine, la mattina dopo, alle dodici e qualcosa circa, il telefono ha squillato. A lungo. E un’operatrice dal tono calmo ha dato retta al mio delirio isterico. Ha consultato un po’ il suo programma malvagio, lo specchio delle brame e cose così, e infine mi ha riferito di non preoccuparmi, che era sbagliato il sito. Meno male, perchè circa tre ore dopo avevo il corriere alla porta.

Dunque, il pagamento è andato, e io sono rientrato alla base con il piccolino in braccio che dormiva beato. Lo spacchettamento di tutto è stato alquanto faticoso in quanto il corriere aveva mummificato il mio netbook ben bene, ed ho dovuto faticare sette camicie per togliere nastro adesivo e quant’altro. Infine, si è presentato a me, in tutta la sua eleganza, bello rosso :mrgreen:

Guardatelo, già con le prime ditate :P

Inutile dire che Windows XP sul piccolo bestione è durato veramente poco, la partizione NTFS è stata subito data alle fiamme e le sue ceneri in pasto al buco nero: in poco tempo era pronta la partizione EXT3, e la swap, per installare solo in prova Ubuntu. Il boot dall’USB è stato relativamente rapido, e il sistema ha riconosciuto correttamente tutte le componenti hardware, compresa la scheda wifi i cui driver erano tranquillamente installabili tramite Jockey, il gestore di hardware proprietario. Una volta installato il sitema si è comportato benissimo, sospendendo, ibernando, facendo qualsiasi cosa gli chiedessi in tempo relativamente breve: la CPU Intel Atom N280 si è rivelata parecchio reattiva. ;)

Subito dopo, ho spento il dispositivo e l’ho esplorato in cerca del tastino di disattivazione del wifi, che si è rivelato un interruttore dal funzionamento bieco e ingannevole, dato che si muove in stile tasto di accensione del Nintendo DS, quindi non c’è una “posizione acceso” e una “posizione spento”.

Appena è arrivata l’ispirazione, infine, ho preparato una USB bootabile con dentro Arch Linux e mi sono apprestato ad installare il tutto sull’hard disk; peccato che, inaspettatamente, la scheda ethernet (o il router) sia sia rifiutata di assumere sul momento un indirizzo ip, impedendomi di scaricare i pacchetti dalla rete. Pessimismo e fastidio, provo un dhcpcd ma niente. Ripetutamente. Nessun segno di vita dal router. A quel punto mi sono spazientito: ho deciso di usare tutti i miei superpoteri per spuntarla sull’ostico netbook che, a quanto pare, non voleva lasciarsi archizzare.

Dunque mi sono armato di chiavetta bootabile con Ubuntu, e l’ho dotata immantinente di una copia funzionante di Pacman. In seguito ho montato la partizione bersaglio e tramite il Pacman appena impiantato ho installato tutto l’ambiente base Arch nella mia futura root, tramite l’opzione apposita per installare tutti i pacchetti in una root differente da quella d’origine; dunque, ho eseguito tutti i passaggi per un buon chroot, e mi sono proiettato nella mia nuova root: così facendo ho avuto accesso a tutto l’ambiente ed ho potuto terminare la configurazione del sistema come volevo, senza ostacoli. E con la ethernet funzionante :D

Dopo tutto ciò, ho eseguito un reboot ed ho installato, finalmente in una Arch dotata di ethernet funzionante (e non so perchè la scheda di rete non abbia funzionato prima), tutti i pacchetti relativi a GNOME e ad Xorg. Ordunque, è stato il turno della scheda wifi. Dato che è una Broadcom BCM4312, mi è bastato installare i driver broadcom-wl da AUR e blacklistare il modulo b43 che veniva caricato in maniera automatica, e causava parecchi conflitti. Tutto perfetto, tutto semplice, tutto leggero ;)

Come ultimo tocco, ho voluto utilizzare DockBarX come consigliato dal buon telperion tempo fa, per un semplice motivo: su un monitor così, anche se effettivamente ci si trova bene, ogni pixel conquistato è prezioso. Indi, non occorre precisare che DockBarX rappresenta un’ottima soluzione al posto dell’ingombrante e poco funzionale taskbar di GNOME.

L’impatto generale è stato mitico: questo affarino risponde perfettamente ai miei input e alle mie esigenze, i suoi primi giorni in università sono stati il rodaggio, che è stato superato a pieni voti: schermo piccolo ma non troppo, calore prossimo allo zero e una batteria che, se si calibra bene l’utilizzo in confronto alla modalità standby, può risultare anche pressochè infinita; Anfìone è in piedi senza alimentatore da stamattina e adesso segna flag rossa per la batteria, anche se mancano ancora buoni venti minuti alla scarica.

La tastiera, non lo avrei mai creduto, è comodissima al contrario di parecchi netbook che avevo provato, e questo è un dato interessante, dato che finora è il primo computer della categoria che incontro che sa fornirmi una comodità simile mentre scrivo. Ci tengo a notificare che l’impatto peggiore l’ho avuto con gli Asus, ma forse è solo questione di abitudine :P

Insomma, sono contentissimo dell’acquisto, bella cosa, ottimo utilizzo, grandi performance (per modo di dire) con un piccolo cuoricino. Dieci più.

Chroot: una breve introduzione

22 novembre 2009 | View Comments | Postato in Arch, Gentoo, Guide, Linux

In questi giorni ho deciso di cominciare una guida più o meno completa ad un comando che purtroppo, nel mondo degli smanettoni “non avanzati”, è poco conosciuto; si tratta di chroot.

Infatti, tra un impegno ed un altro, mi sono accorto sul forum di Arch Linux, e non solo, di dover fornire spiegazioni riguardo questa utility, che non è, d’altronde, ricca di documentazione e spiegata come vorrei (e come vorrebbero). :P

Innanzi tutto, una breve introduzione: chroot serve per entrare in una data directory provvista di filesystem Unix e, all’interno di questa, bash, per sfruttarla alla stregua di una vera e propria directory radice, allo scopo di eseguire programmi o riparare, come mi è successo spesse volte, problemi vari. Nello specifico, mi sono trovato a spiegare chroot nell’ambito della risoluzione di problemi legata a sistemi che, in circostanze varie, non eseguono correttamente la procedura di boot, per cui non ci si può loggare all’interno del sistema per riparare i danni.

Chroot quindi, oltre che una utility per scopi più o meno noti, può servire da trucchetto d’emergenza per riparare al fatto di aver fatto una razzata; spesso si sente dire “Linux va formattato solo in caso di problemi gravissimi”. Ebbene, questo è falso, perchè in caso di problemi gravissimi abbiamo il nostro chroot pronto a darci una mano in qualsiasi circostanza :D

Ma vediamone per bene il funzionamento: innanzi tutto, abbiamo bisogno, come ho detto su, di una subdirectory con un filesystem Unix e la bash installata; nel caso in cui dovessimo riparare dei danni, la nostra partizione target può diventare facilmente una subdirectory del sistema operativo che stiamo utilizzando tramite una semplice operazione di montaggio. Creiamo quindi il punto di aggancio:

sudo mkdir /media/target

E montiamo, finalmente, il nostro pseudo-filesystem, o la partizione bersaglio dei cambiamenti che vogliamo effettuare, legandolo in questo modo alla nostra root reale.

mount /dev/sdaX /media/target

A questo punto, se vogliamo solo modificare dei file senza compiere operazioni che interessino i dispositivi o i dati presenti in /proc, possiamo anche saltare il montaggiodi altre parti del nostro sistema base nel sistema bersaglio. Però, c’è un però.

Però, se vogliamo compiere operazioni come un aggiornamento, che interessa ovviamente alcuni dati di /dev e alcuni dati di /proc, conviene rendere disponibili queste informazioni al sistema ospite; come fare? Tramite altri due comandi di montaggio, il primo che riguardi la directory /dev, e l’altro che interessi /proc: in questa maniera rendiamo leggibili le informazioni riguardo l’hardware della macchina al sistema ospite, che potrà, in parecchi casi, averne bisogno. Per esempio per una ricompilazione del kernel. Per esempio.

Ordunque, andiamo a montare /dev con alcune opzioni che non so minimamente cosa significhino, ma dato che sono scritte sul Gentoo Handbook e le ho usate moltissime volte le prendo per buone :mrgreen:

sudo mount -o bind /dev /media/target/dev

E andiamo poi a montare uno pseudo-proc, almeno da quanto ho capito per via della sintassi di comando leggermente più articolata.

sudo mount -t proc none /media/target/proc

A questo punto, siamo pronti. Possiamo tuffarci nel sistema ospite, ed iniziare riparazioni, modifiche, aggiornamenti, installazioni e quant’altro:

sudo chroot /media/target

Come vediamo, il PS1 è cambiato, e rappresenta il .bashrc che abbiamo impostato per l’utente root sulla directory target, nella quale adesso siamo loggati come root e possiamo effettuare ogni tipo di modifica.

Per uscire dalla nuova directory radice, ovviamente, basta un semplice comando exit ;)

In questo modo, si possono far eseguire programmi in una sandbox a prova di bomba, in quanto non condivide nulla, a parte qualche informazione, con la macchina ospitante. Godetevi il vostro chroot, e cominciate a usarlo massivamente per i compiti più disparati. Posso veramente dire: chroot, mai più senza :mrgreen: