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Considerazioni sui sistemi operativi da ROFTL

31 agosto 2010 | View Comments | Postato in Informatica, Linux

Appena ho visto questa aberrazione su Twitter, non ho resistito: mi sono detto, si, questa va assolutamente pubblicata ad imperitura memoria.

Genyo. Assolutamente genyo. Signori, ci troviamo di fronte a una svolta epocale: buttate via i vostri CD di Linux dove in 700Mb c’è il mondo. Sono pesanti e lenti.

Praticamente, come se io qualche post fa non avessi detto niente. Mi rimangio qualunque cosa, sono stato smentito.

LOL.

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Linux: tecniche di diffusione

22 agosto 2010 | View Comments | Postato in Linux

Dopo un’attenta e profonda riflessione, sono arrivato all’inevitabile conclusione: Linux dovrebbe avere una rete di volontari, disposti ad andare casa per casa a mostrare le meraviglie del pinguino a chiunque voglia mettersi in gioco.

Tipo il Folletto.

P.S.: Sono in un periodo di pigrizia, ho tante cose per la testa, dovrei scriverle. Ma fa caldo, pazientate :D

Dell, Ubuntu, e il mondo che ci circonda

30 luglio 2010 | View Comments | Postato in Linux, Ubuntu

Ultimamente ne ho sentite molte su Dell, e sulla sua pessima abitudine di continuare a rivendere macchine con Ubuntu installata, pur facendo una pubblicità sfegatata a Windows al momento della scelta del sistema operativo che si vuole. È da un po’ di tempo ormai che Dell propone questa sottospecie di ballot screen che mette in evidenza i pregi di entrambi i sistemi: per quanto riguarda Linux, ne sottolinea l’eleganza, l’innegabile sicurezza intrinseca, la velocità di boot e tante bellissime altre cose. Per quanto riguarda Windows, sottolinea altri aspetti che vanno sicuramente presi in considerazione.

Passando poi ad una sintesi, illustrando i motivi per cui effettuare una scelta e perchè effettuarne un’altra, Windows viene raccomandato perchè maggiormente supportato, perchè ci sono i programmi, e soprattutto viene detto: se sei alle prime armi, Windows è più facile. Ora, analizziamo insieme tutto ciò. Nei giorni scorsi c’è stato il putiferio su questo, le persone hanno accusato la casa di essere faziosa; io non la penso così. Dell è una casa che mira a fare soldi, no? E a farti trovare bene con il suo prodotto. Ora, se uno compra un PC con Linux, ed incomincia ad utilizzarlo con profitto, anche se prima non capiva una mazza (e Linux è ben più facile per un nabbo, parliamoci chiaro), sarà sicuramente un utente soddisfatto ma… mettiamo caso che il nostro omino abbia un problema con la linea ADSL. O con qualche dispositivo gestibile da PC che ha per casa.

Chiamerà il supporto. La affascinante signorina all’altro capo del telefono lo ascolterà pazientemente cercando di immaginare una possibile soluzione. Adesso vi racconto com’è stata una mia richiesta di supporto, nei panni di un nabbo.

Bl@ster: Ermh, buongiorno, da stamattina ho problemi con la linea ADSL, il modem continua a disconnettersi e non so come risolvere il problema.

Signorina: Si, ecco, clicki su Start.

Bl@ster: Eh?

Signorina: Clicki su Start, il pulsante Start.

Bl@ster: Ma… io non ho nessun pulsante Start.

Signorina: Com’è possibile, mi scusi…

Bl@ster: Abbia pazienza, sa, uso Linux…

tu-tu-tu-tu-tu

Ora, capite? Non è colpa di Dell. È colpa loro. Dei nabbi stronzi; non saprei come altro chiamarli. Queste persone idiote, che non vengono istruite propriamente sul lavoro che svolgono e su ciò di cui ha bisogno l’utente, che non esitano a lasciarti lì col telefono penzoloni per ore. Loro, e i bimbiminkia che continuano a dire che Linux fa cagare perchè non ci gira collofdiutimoderuorfèrdùe, e tutte quelle persone che pensano che la E sia il pulsante dell’Internet [cit.], perchè con la loro niubbaggine straripante, non avendo la minima voglia di imparare ad usare il PC prima di metterci le mani, rallentano il progresso.

Per sopravvivere nella savana affili gli artigli, non aspetti che il predatore smussi i suoi.

Ed è questo il comportamento usuale delle case, che continuano a costringere l’utente nella bambagia loro malgrado; non è colpa di Dell se il supporto Telecom in assenza di un tasto Start va in bomba, non è colpa di Dell se la gente collassa quando non vede la E blu. Non è colpa di Dell. Perchè se fosse colpa di Dell, la situazione sarebbe molto peggio, mentre la colpa di un’utenza che non aumenta molto, è l’utenza stessa. Le capre. Le capre che clickano SI senza sapere cosa c’è scritto.

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AppImage, il bene? Forse si, forse no.

23 luglio 2010 | View Comments | Postato in Debian, Fedora, Linux, Ubuntu

Proprio stamattina ne ha scritto felipe, e mi sentirei di riprendere il discorso. AppImage, la nuova tecnologia tanto simile, tanto uguale, tanto identica a tutte le precedenti già affondate che si propone come l’alternativa al tradizionale concetto di gestione dei pacchetti, e che si fa un po’ portatrice dell’ideale di Apple rispetto alla gestione del software. Un archivio con il binario dell’applicazione, e tutte le librerie aliene compilate staticamente per far funzionare il prodotto al meglio su qualsiasi distribuzione; il pericolo secondo me, come secondo felipe, non viene covato nella potenzialità di sfornare pacchetti binari da centinaia di mega per un client di posta, andiamo oltre: il pericolo, per me, è che tale sistema divenga abusato. Felipe al contrario ne vorrebbe l’adozione di massa per una gestione delle applicazioni più a misura di utente. Effettivamente non sarebbe male, ma svisceriamone ogni aspetto, e vediamo perchè è figo e, invece, perchè fa cagare :D

Perchè è benissimo
AppImage è una figata. Consentirà finalmente a migliaia di utenti di aggiornare comodamente il proprio Firefox ad esempio, o la propria copia di Thunderbird, mandando definitivamente a quel paese quei metodi diabolici tipo UbuntuZilla e soci, che non fanno altro che insozzare il nostro sistema con del software non gestito dal gestore dei pacchetti, e nemmeno facilmente rimovibile.

Potremo finalmente prendere un’applicazione, trascinarla, sballottarla, e quella resterà sempre nel suo comodo guscio di applicativo AppImage, senza possibilità di uccidere file per una smanettata di troppo, senza necessità di dover soddisfare il diavolo di dipendenze prima di un’installazione, senza appunto la necessità di una connessione alla rete per installare qualcosa. Ma c’è il risvolto della medaglia.

Perchè fa cagare
È facile immaginare il perchè contrario; anni di utilizzo di distribuzioni concepite in maniera più che razionale, hanno fatto di me una persona un tantino paranoica. Il package manager è il bene assoluto e definitivo. Il package manager consente di installare software senza sporcarsi le mani, il package manager, se ben implementato, ha la funzione di far gestire all’utente tutto il software presente nel computer tramite una singola interfaccia. Peccato che in Ubuntu, Debian, ma anche relativamente alle controparti RPM come Fedora e Mandriva, in questi anni si sia venuto a creare una specie di bordello dove esistono diecimila applicazioni, come dicevo poco sopra, ognuna che installa il software che vuole, alla maniera in cui vuole, secondo la versione che preferisce. Poi uno dice che ce l’ha lungo perchè usa Arch Linux, e grazie: con un solo strumento posso gestire tutto il software, quello compilato, quello pacchettizzato, qualunque cosa. DPKG ed RPM invece sono mal implementati in questo senso, perchè non danno possibilità all’utente di compilare un sorgente ed installarlo secondo le norme riservate ad un comune pacchetto (e poterlo quindi disinstallare agevolmente).

Fuori dal delirio, purtroppo, finchè il package manager resta uno strumento nelle mani del distributore che non si adegua alle logiche dell’utenza, necessitiamo di qualcosa come AppImage, che ci consenta di gestire il nostro software in maniera semplice e avulsa dal distributore. Tuttavia, voglio dire un’ultima cosa. Felipe, proprio tu hai fatto riferimento a OSX per la gestione delle applicazioni non a livello di sistema. Ebbene, voglio ricordarti questo: noi stiamo copiando i .app, mentre il popolo della mela da tempo ci ha copiato e imbellito Synaptic proprio perchè stufo di questo sistema. Si chiama Bodega :P

Siamo dunque sicuri che tutto ciò non sia un capriccio dell’utenza e di alcune persone, più che una necessità vera? Magari avremmo più bisogno di qualcuno che mantenesse le applicazioni aggiornate? Tipo un potenziale repository rolling apposito di cui ho già parlato?

Esamino di coscienza please.

Stupirsi con poco – Consolle

27 giugno 2010 | View Comments | Postato in Linux

I pargoli di Linux Italia hanno imparato proprio bene che condividere le conoscenze è importante per te e chi ti sta intorno (praticamente al contrario del fumo); è così che cagnulein con un suo breve post mi ha fatto scoprire un’interessantissima funzione che riguarda la history dei comandi.

Andate in una shell, e premete CTRL-R. Fighissimo vero? :D

KDE & Arch Linux, via libera per l’aggiornamento

3 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Avevo già detto ieri, che un problema era incorso durante l’upload dei pacchetti nei repository di Arch Linux, quindi l’aggiornamento di KDE alla Software Compilation (ma che bel nome!) 4.4.4 tralasciava alcuni pacchetti di base, che rimasti alla vecchia versione uccidevano un po’ tutto l’ambiente desktop, causandone il mancato funzionamento.

Ebbene, da parecchie ore è ormai tutto a posto, i pacchetti sono stati uploadati correttamente su archlinux.org e da un bel po’ si può ormai aggiornare senza paura, quindi via libera per tutti quelli che hanno fermato le proprie dita nella giornata di ieri :D

Perchè non hai fatto prima questo post?
Beh, la struttura a maglia dei mirror di Arch Linux è parecchio contorta, e volevo semplicemente assicurarmi di dare l’OK in un tempo ragionevole entro il quale gran parte dei mirror sarebbero stati sincronizzati con il server centrale. E adesso, tutti ad aggiornare :P

KDE 4.4.4 su Arch Linux: NON aggiornate, per ora

2 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Questa mattina, bel bello, ho avviato il mio amico Clyde alla ricerca di aggiornamenti, ed è uscito, dalle ricerche condotte, che era disponibile il nuovo KDE 4.4.4, fresco di rilascio, già impacchettato e inserito nei repository della mia distribuzione preferita. Ho così mandato in esecuzione l’aggiornamento, senza preoccuparmi troppo di andare a controllare in giro per la rete le novità e i problemi noti. Shame on me.

Il risultato, dopo l’aggiornamento, è stato qualcosa di questo genere:

Uno schermo completamente bianco che recitava l’impossibilità di trovare il plasmoide Folderview, Krunner che non runnava, Ksysmon che non sysmonava, Ktutto che non tuttava. E ovviamente niente Plasma. Al che, ho cominciato prima a urlare di ben motivato panico, poi a spaccare cose, infine ho avviato una sessione d’emergenza e ho cominciato a cercare. E ho scoperto cose che voi umani non potreste immaginare: infatti sul forum italiano l’orda di kdeisti ha scatenato la sua furia, lamentando anche la causa del problema; è stato infatti uploadato tutto il grosso dell’ambiente desktop, ma il pacchetto kdelibs è rimasto… aehm… alla un po’ indietro, precisamente alla versione precedente -.-

In parole povere, aggiornamento fortemente sconsigliato: darò notizia della aggiornabilità del desktop non appena mi vedrò scodellati i pacchetti tra gli aggiornamenti, e tutto tornerà a funzionare a meraviglia.

Fedora 13 KDE: permanenza con il lato oscuro

30 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Fedora, KDE, Linux

Sono un po’ di giorni, precisamente da venerdì pomeriggio, che mi trastullo con un nuovo, spassoso giocattolo. In occasione dell’uscita di Fedora 13 ho voluto infatti darle una nuova chance di migliorare l’opinione che mi ero fatto di lei, e l’ho fatto, come mi era stato suggerito da alcuni lettori, prendendo in esame non tanto la release ufficiale, quella gnomica, ma scaricando e installando la spin KDE, in un impeto di sana follia.

Ho iniziato la mia installazione pacificamente: già dalla live il sistema era abbastanza reattivo, e non ho avuto modo di rigettare prepotentemente e freesbare il CD dalla finestra: parsomi un buon inizio, ho cominciato l’installazione mandando a finire il tutto su una partizione da me creata all’uopo. Sorprendentemente, dopo pochissimo tempo, meno di dieci minuti, l’installer (in GTK+! :’D) mi ha riferito che lui aveva finito e staccava per la pausa, quindi se volevo altro dovevo farmelo da me. Noncurante, ho riavviato. Meraviglia! Tutto funzionante.

Ho iniziato ad esplorare, mentre i viticci di KDE mi attorniavano: i plasmoidi coi loro sexy tentacoli mi hanno attratto a tal punto che… ho cominciato a configurare KDE secondo le mie esigenze. Via robe di là, via di qua, la configurabilità dell’intero ambiente mi è parsa davvero ottima, soprattutto per via dei cambiamenti che potevo apportare ai bordi delle finestre in pochissimi click; su GNOME, per alcune cose che in KDE sono fattibili in pochissimi click, si è costretti ad utilizzare l’editor di GConf. -.-

Ma torniamo a noi: dopo qualche ora, ho ottenuto un KDE che mi soddisfaceva e andando via via avanti con le personalizzazioni mi sono accorto che avere tutto così a portata di click poteva essere, a volte, un filo, ehm, di distrazione. Per via dunque di tutto questo ben di dio all’aria, ho continuato pedissequamente a spulciare i menù di tutto ciò che aprivo per adattarlo come piaceva a me. :P

Ho poi cominciato a ravanare nei meandri della distro. Aggiornando PackageKit e KPackageKit, che provvedono entrambi al frontend grafico per tutto ciò che riguarda la gestione dei pacchetti, ho ottenuto che divenissero disponibili tonnellate di aggiornamenti, che andavano dal semplice bugfix del giorno a nuove versioni di vari software. Ho così iniziato ad aggiornare con calma ma… alt, ovviamente non è così semplice. KPackageKit ha infatti tentato di impedirmi con una vera e propria operazione di mobbing di aggiornare. Dopo il duecentesimo tentativo di update rimasto in stallo, mi sono deciso ad aprire un terminale per vedere cosa diamine stesse accadendo. Perchè, manco a dirlo, qualcosa stava accadendo. E accadeva ordunque che il maledettissimo RedHat Package Manager (rpm pegliammisci) si era inchiodato a causa di non si sa bene cosa: Yum infatti, alla richiesta di aggiornare tutto, mi ha avvisato del casino e mi ha chiesto: “Ma non è che per caso vuoi che facciamo una cosa per volta, porto a termine le operazioni inchiodate e poi finiamo di aggiornare con calma, che sappiamo ben essere la virtù dei forti?”

“Mi pare una grande idea” ho risposto io. E così sono riuscito a portare a termine l’aggiornamento. Ottimo Yum, che a fronte della presenza di un formato di pacchettizzazione veramente diabolico, gestisce comunque le cose molto bene abbassando i livelli di odio, sconfiggendolo con una chilata e mezza di amore (che vince anche sulla nVidia). Quindi, in conclusione di questa parte: rpm non si comporta bene, anzi, ma Yum lo mette in riga senza colpo ferire. Il bello, ma bello si fa per dire perchè bello non è per nulla, arriva poi quando uno deve installare degli rpm scaricati dalla rete.

Infatti una persona umana e arrivante da altre distro per esseri umani, si aspetta che, aprendo il pacchetto con KPackageKit, questo si installi seduta stante. No. “Vuoi installarlo? Ma sei sicurissimo?” Si. “Installato pacchetto non certificato.” Vabbeh. Poi vai a vedere, e non c’è nulla di nuovo nel menù delle applicazioni. Mh, qualcosa non quadra. Apro un terminale: rpm -i pacchetto.rpm, e mi tolgo il pensiero. :D

A questo punto, mi pare scontato dire che il grande neo di questa Fedora 13 è il sistema di gestione dei pacchetti, non tanto per il prodotto in sè quanto per il suo frontend grafico, che non si dimostra per niente all’altezza delle alternative, o di lui stesso mentre frontenda altri formati (come i pacchetti deb ad esempio). A frontendare gli rpm, nada. Non parliamo poi di installare un pacchetto scaricato perchè oltre a chiedere dieci password, costui, bel bello, non installa una mazza lasciandoci un filo interdetti davanti al monitor.

Per il resto, le mie impressioni sono ottime: il sistema di lascia usare, una volta aggiunti i repository RPMFusion si smette di bestemmiare in linea di massima con i pacchetti standalone, infatti dentro quel repository a parte rari casi, c’è tutto quel che serve o giù di lì. KDE è pacchettizzato molto bene, ben curato e cullato nella bambagia, con varie patch che lo rendono più che stabile; un’attenzione encomiabile quella del team della spin KDE, visibile in ogni dettaglio, in ogni gesto che non produce effetti indesiderati. Diversamente dalla sua controparte GNOME, questa spin KDE regala un’esperienza utente decisamente superiore: mi ero infatti lamentato di Pup e Pirut, i frontend GTK+ per rpm, che sono ampiamente superati in velocità da KPackageKit, anche se poi, dopo due minuti di utilizzo, anche lui si fa fonte d’ispirazione per sempre più colorate bestemmie [cit.].

Ma quindi resti a Fedora?
No. Non posso continuare a stare con ‘sto gestore dei pacchetti, dai, e ridicolo. Come ribadiscono tutti i miei compari di bevute su FriendFeed.

Ma quindi resti a KDE?
Cavolo, mi sono fatto fregare. È bello, funzionale, stabile. Credo proprio che la mia Arch Linux vedrà qualche cambiamento. E poi vedremo se tornare indietro o meno.

Perchè non hai inserito immagini?
Perchè non ne ho voglia, è domenica sera e voglio riposarmi prima di venir fagocitato dall’inizio della settimana. Capitemi.

Ubuntu Lucid e il suo packaging stupendo.

24 maggio 2010 | View Comments | Postato in Linux, Lucid, Ubuntu

Da qualche giorno nella mia umile dimora è arrivato il nuovo CD ufficiale di Ubuntu 10.04 Lucid Lynx; quando ho visto la busta bianca targata Canonical sinceramente mi aspettavo il solito color cacca, e invece…

Canonical si è dimostrata competente anche in questo campo: la copertina della custodia in cartone come potete vedere è viola con tutti quei sexy pallini bianchi e il font figoso; non solo, ci ricorda anche che è una LTS :D

Il nuovo brand Light dunque si riflette anche su questi particolari; il packaging segue una linea splendidamente elegante anche continuando ad esaminarlo. Aprendo la custodia infatti ci si può trovare di fronte alle solite scrittine “cos’è ubuntu”, “perchè usarlo”, eccetera, che hanno subito tuttavia un restyling pauroso. Vedere per credere:

All’interno anche i pallini arancioni fanno la loro figura :P

Sul retro invece c’è una sorta di “motto”: queste premesse mi fanno pensare (tristemente?) che Canonical stia abbandonando la via dell’”umanità verso gli altri” per questioni di marketing. Ho potuto constatare di persona infatti quanto in realtà tutta la storia del “io sono quello che sono per via di ciò che siamo tutti”, alla fine, acchiappi poco tra le comuni genti :/

Orbene, comunque il motto di cui parlavo senza dubbio fa più presa:

Tirando fuori il disco dalla custodia, non ho avuto modo di essere meno sorpreso. Al contrario delle precedenti release su cui chiunque poteva nutrire dubbi, stavolta il CD si presenta veramente come una gioia per gli occhi ;)

Insomma, dieci e lode al nuovo brand, che con un look all’avanguardia fa promesse allettanti. Canonical sta lavorando sodo: riuscirà veramente nel suo intento? Solo il tempo potrà dircelo… per ora ci godiamo queste meraviglie, attendendo la prossima release che alza il tiro ancora di più. :)

Emesene+Docky: it works!

12 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Giusto un aggiornamento in corsa dopo questo ventidue e un po’ di pacchia post-esame :D

Ultimamente ho avuto di nuovo a che fare con MSN, il Docky helper e aggiornamenti vari; non so di chi sia il merito, se di Docky aggiornata, o di Emesene, ma…

A quanto pare, il misterioso assistente ha deciso di funzionare senza essere stimolato da terze parti. Ben presto tornerò con alcune storielle interessanti, ma fino ad allora, beh, dovrete accontentarvi delle mie comparsate su OneOpenSource. Godetevi pertanto la Cina che censura DropBox, Mandriva in vendita, e Canonical che apre il nuovo sitone sul design.

Cya boyZ ;)