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Fedora 13 Alpha, qualche impressione.

14 marzo 2010 | Comments | Postato in Fedora, Linux

Stavate pensando che mi fossi dimenticato del mio piccolo cantuccio eh? Invece no, anche se scrivo per altri torno comunque al mio vecchio blog per condividere pareri che magari da altre parti non potrei scrivere, pensieri poco, ehm… ortodossi.

E dunque, stamattina mi sono armato di santa pazienza e visto che Matteo stava scaricando l’ultima prematura del Fedora Project, ho deciso di affiancarlo e raccogliere qualche impressione insieme a lui sulla nuova versione della distribuzione Linux più amata/odiata dagli italiani: è infatti vero che da una parte trovo gente che mi dice che Fedora spacca, mentre altri mi dicono che farebbe venire la diarrea ad uno stitico.

Ordunque, mi attrezzo, scarico l’immagine LiveDVD, la passo su una penna USB che ho afferrato al volo, inserisco nella porta del PC fisso e mi ritrovo nel GRUB costruito artatamente da Unetbootin, software di cui ho già parlato il quale permette di generare una pendrive bootabile da ISO di CD o DVD. Ed in men che non si dica mi trovo a dialogare con un muro, infatti il monitor mi recita un “unable to find the root device“. Ah vabbeh.

Non mi perdo d’animo, so che Unetbootin ha qualche piccolo problemino di questo genere, infilo un DVD vergine e lo defloro con la ISO appena scaricata; il sistema dunque parte impeccabilmente, portandomi fino alla schermata di login.

Scegliere il linguaggio e premere Login

Così recita una scritta, ma gli sviluppatori di Fedora secondo me dovrebbero scriverci Lasciate ogni speranza o voi ch’intrate; di tutto ciò però parleremo tra un attimo: scelgo la lingua italiana, premo Login, vengo catapultato in un login automatico mai effettuato. Riavvio. Clicko login senza scegliere la lingua: bam, sono dentro GNOME.

Non funzionaaaaaaaaahhhh!!!

Orbene, mi do a una selvaggia installazione, dato che il sistema che gira da DVD è un pochino lento: e qui trovo il primo punto positivo: Anaconda, il pluripremiato installer di Red Hat, si dimostra come sempre all’altezza della situazione mostrandosi in una veste ridefinita, corretta e migliorata. Mi chiede quello che gli serve sapere, posso rispondere in qualche click, l’interfaccia non è dispersiva; entro pochi minuti, quasi come fosse un avanti-avanti-fine, mi trovo con il sistema installato sull’hard disk e un grazioso balloon mi consiglia di riavviare per effettuare le ultime modifiche, cosa che non tardo a fare.

Al primo boot il sistema si dimostra pachidermico, esattamente come lo era il suo DVD, cosa che verrà affievolita molto di poco ai boot successivi: sequenza di boot bocciata, come detto in precedenza da Matteo il quale si è lamentato della lentezza della partenza anche sul suo Samsung NC10. E allora andiamo ad esplorare un po’ questa nuova Fedora: novità visibili poche, fa mostra di sè GNOME 2.29, come del resto anche in Ubuntu Lucid, e si può osservare una configurazione di Compiz piuttosto bislacca a mio parere: lo abilito, i menù non vengono ombreggiati, e nemmeno i pannelli. Poi, comincio a giocarci un po’. E inorridisco: quando muovo il cubo, tutto diviene scuro e non vedo nulla, salvo poi tornare all’illuminazione originale quando il cubo smette di muoversi. Le finestre wobblano lentamente e scattosamente: su Ubuntu e Arch non era mai successo, ad esempio, e dire che sul mio fisso sono mesi che faccio un uso massiccio di Compiz anche con la scheda video che mi ritrovo, la quale mi permette comunque di utilizzare gran parte degli effetti grafici senza dar prova di uno sforzo evidente. Perplessità a palate.

Infine, come a voler dare il colpo definitivo, apro Shotwell, incluso di default. Ottima mossa questa, io amo quel software. Ma non parte. Come GNote. Crash su crash; ho capito che è un’alpha, ma cavolo :D

Scoraggiato, provo ad aggiornare. No. Pup e Pirut, i due gestori di pacchetti e aggiornamenti, la coppia di gemelli figli del Male. Quasi più irritanti di PincoPanco e PancoPinco, proprio perchè di una lentezza esasperante: dopo un’ora che il sistema è lì a ravanare, mi stufo. Spengo il PC. Non ci siamo, è rimandato a Settembre.

Un sogno (telepatico) che si avvera.

27 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE, Linux

Ve ne avevo parlato, no? Ma come no, certo che ve ne avevo parlato. Del sogno che avevo fatto, dell’unificazione di alcuni standard, di una collaborazione di esseri umani molto stretta e, soprattutto, cross-desktop.

Essì che io sono un entusiasta di Telepathy,  e ovviamente lo osanno e credo che sia un’invenzione assolutamente fantastica, perchè permette di far comunicare in maniera agile applicazioni totalmente diverse tra loro, creando un desktop assolutamente integrato e, perchè no, collaborativo².

Dunque il buon Federico ha scritto su OSSBlog una notizia che mi ha reso felice, perchè è l’inizio del mio sogno che si avvera; anche KDE comincia a lavorare all’integrazione di Telepathy in alcune delle sue applicazioni: proprio come avevo immaginato, l’aspetto telepatico della faccenda riguarderà KOffice, anche se, esattamente come ha scritto Federico, ci sarebbe da lavorare su altri editor leggeri (chi ha detto Kate?), e per quanto mi riguarda lo stesso discorso andrebbe fatto riguardo GNOME.

[Qui doveva esserci un'immagine lollosa di Konqui ma l'hanno rimossa ç_ç]

La speranza è l’ultima a morire, forza Telepathy, forza sviluppatori, datece er desktop collabborativoooh.

GNOME, ridammi le icone, sù.

25 febbraio 2010 | Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Lucid, Ubuntu

Come sempre, si torna a bomba su cose utili e chicche che ci consentono di non stare a bestemmiare ogni cinque minuti sulla nostra macchina in costante aggiornamento. Come ricorderete, anche sei mesi fa, giorno più, giorno meno, avevo scritto delle cose, riepilogando con un postone finale, che hanno impedito a parecchia gente di evitare attimi creativi nei confronti di varie divinità o subdivinità, data la volontà degli sviluppatori GNOME di fare questi inutili remix di features a ogni benedetta release :mrgreen:

D’altronde, come avrete letto, ho avuto modo di provare GNOME 2.29.90 sia su Arch che su Ubuntu Lucid, e dapprima non mi ero accorto di nulla, poichè sul piccolo Anfione con Arch Linux avevo configurato tutto ottimamente con la vecchia versione dell’ambiente, tuttavia accedendo alla mia nuova Lucid di test ho provato, ovviamente, ad abilitare come al solito le icone nei menù, visto che a mio parere averle disabilitate rende il proprio desktop environment parecchio sciatto e scolorito. OMG, surprise!

In Aspetto è scomparsa la tab Interfaccia. Si, lo so, non serviva a una sega in teoria, ma il caso ha voluto che dentro ci fosse un’opzione chiave per me, quindi mi sono adoperato in qualche modo per adattare il mio gnomozzo Lucido a ciò che volevo; in men che non si dica ho trovato la soluzione al male che affliggeva il desktop: Gconf.

Ora, io vorrei dire due paroline agli sviluppatori GNOME. Mi va bene, se sbragate un’intera tab del maledetto gestore delle preferenze dell’aspetto, che poi magari togliate anche la feature. Tuttavia, tuttavia, tuttavia: se voi siete così intelligenti da mettermi la tab Interfaccia sotto programma di protezione testimoni, perchè cribbio le feature che cerco sono tutte ancora lì, attivabili o disattivabili a piacere tramite lo scomodissimo editor di Gconf (o tramite gconftool da terminale quando entro in modalità autolesionista), quando potevano benissimo essere gestite da un booleano in una tab, che rimasta al proprio posto consumava quattro pixel in orizzontale e due in verticale? Manco a dire che ci fosse bisogno disperato di spazio, le distribuzioni che brandizzano massivamente ci fanno quello che gli pare con tutto lo spazio che avanza :D

Mah. Non sapremo mai la risposta. In ogni caso, si può procedere ad abilitare o disabilitare le icone nei menù semplicemente aprendo il proprio editor di Gconf, che Ubuntu continua a nascondere imperterrita, dando da terminale:

gconf-editor

(per gli utenti delle distro smanettoniche, l’editor ve lo trovate direttamente in Strumenti di SistemaEditor di Configurazione)

E andando a parare al percorso desktop/gnome/interface; a quel punto vi troverete davanti una serie di opzioni più o meno sensate, tra le quali dovrete cercare menus_have_icons. Dando una spuntata secondo il proprio volere al valore booleano di questa opzione deciderete se far comparire o no le icona accanto alle voci di menù di GNOME; problema risolto.

Certo, era meglio la tab in Aspetto.

Ubuntu: Google rimpiazzato con Yahoo. Eh?

4 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Linux, Ubuntu

Vorrei spendere due paroline sull’ultimo atto di Ubuntu parlando di networking, ossia il suo sostituire il motore di ricerca predefinito, portandolo da Google a Yahoo.

Ora, innanzi tutto non mi spiego come mai questo gesto, dato che Canonical è stata un’alleata di Google in questi ultimi tempi, specialmente per quel che riguarda il fronte netbook, aiutando la grande G a concepire un sistema operativo che andasse bene per i cosetti che tanto amiamo.

Insomma, il sodalizio c’è stato ed è anche stato produttivo per entrambe le parti; poi questa improvvisa rottura. Come mai? Strano :|

Io, dal canto mio, non posso ipotizzare nulla, tantomeno credo che le ragioni date da Canonical siano valide. Poi, mi pongo un altro dubbio amletico che come al solito va a criticare l’approccio di Canonical nei confronti dell’utente; Canonical continua a voler espandere il proprio “dominio”, ma fa delle scelte che io, da ignorante in materia di marketing e di usabilità, e di tutte quelle cose fighe che si consultano per portare un sistema operativo all’utenza, se non di massa, di medio livello, rifiuterei una scelta del genere. :P

Per il semplice fatto che, ragionando, Google si trova anche sul dizionario d’inglese con il termine ‘to google‘, ossia cercare su Google; è talmente popolare che ormai quando un utente dice “ma dai, cercalo” sottidende “su Google”. E allora perchè mai questo cambio, signor Shuttleworth? Mi suona un controsenso, voler portare le persone ad usare il tuo sistema operativo, e poi metterle nella condizione di dover cambiare motore di ricerca se vogliono usare Google. E soprattutto, mi sembra un controsenso e una rottura del buon patto d’amicizia che c’era stato sinora tra Canonical e la casa del celebre motore-non-motore. O no? ;)

Non capisco. Ma mi adeguo.

Io sono utente Google, mi turba relativamente il fatto che ci siano dati personali miei nei loro server, mi trovo bene con la grande G perchè sa fornirmi sempre quello che cerco, basta stimolarla a trovare la cosa giusta. Quindi mi adeguo. Ossia dico al mio browser di usare Google :D

Un nuovo assistente per Docky: Gajim

3 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Ormai i miei post sulle continue novità nel trunk di Docky vi avranno pure annoiato, ma… non riesco a smettere di andare a guardare in quel porcaio di codice, è così bello grufolare nell’eyecandy e negli agi che il team Docky-Core ci regala, che non riesco veramente a fermarmi :D

Ordunque, ho già parlato e straparlato degli assistenti in Docky, e se n’è aggiunto un altro alla lista. Figata! E cosa fa?

Semplice. Immagino che alcuni di voi sappiano cos’è Gajim. Beh, se non lo sapete, ve lo spiego tranquillamente io: Gajim è allo stato attuale il miglior client Jabber per GNOME. Ora, direte, ma no dai, e Pidgin dove l’hai messo?

Piccola digressione. Pidgin è un programma multiprotocollo, il che significa che deve tenere un piede dentro a N staffe, quindi tira di là, tira di qua, non è che può avere tutte le features di un client dedicato; questione semplicemente di esigenze. Ti serve chattare e basta? Ti prendi il client multiprotocollo che fa quello che ti serve in libertà. Ti serve la feature specifica come un buon supporto alle emoticon di MSN o la cifratura dei messaggi GPG nel caso di Jabber? Ti prendi il tuo client dedicato. Semplice, ed efficace ragionamento.

Riprendendo il filo dunque, in Docky da qualche tempo è approdato questo assistente che ci permette di mostrare nella dock, sulla relativa icona di Gajim, i messaggi non letti. Non male neh? :P

Enjoy! (sempre che usiate Gajim. :D )

Ora, altra digressione sul finale. Io questa cosa me l’aspettavo nell’assistente per Pidgin, maledetti sviluppatori. :mrgreen:

Pino raggiunge la 0.1.4; arrivano parecchie novità :)

2 febbraio 2010 | Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Twitter

Ok, ok, decisamente il team di Pino legge il mio blog e ha deciso di farmi fare le figuracce in pubblico; perchè dico questo?

Perchè da bravo utente usavo la mia release stabile, 0.1.3, e una volta fatto il post su Pino consideravo la mia opera di divulgazione compiuta, ma i ragazzi hanno deciso che era ora di darmi altro da scrivere, quindi hanno tempestivamente rilasciato la nuova 0.1.4, che comprende un fracco di novità.

Innanzi tutto, voglio spendere qualche parola sulle notifiche di Pino: quando arrivavano decine di tweet, ed avevo le notifiche popup abilitate per l’intera timeline (e non per le sole mentions/replies), iniziava un flood che durava circa venti minuti, col risultato che le notifiche acquisivano un delay assurdo e non le guardavo più. Adesso invece c’è l’opzione che consente di modificare questo odioso comportamento in una splendida notifica unica che ci avvisa solamente di quanti nuovi tweet ci sono. In questa maniera la piantiamo ben presto con il lag delle notifiche stupide :D

C’è poi la gestione dei DM: finalmente il team di bravi ragazzi che ci fornisce questo bel client ha integrato la funzione di gestione dei messaggi diretti di cui prima si sentiva una discreta mancanza; per il resto, sono stati corretti numerosi bug, c’è qualche opzione in più, nulla di terribilmente spiazzante, e niente che mi faccia urlare al miracolo (ok, ho urlato per quella delle notifiche, una bubble sola è un epic win per un software di questo tipo!). :P

Venendo al sodo, ho fatto un pacchetto per ArchLinux i686, dato che non ce la facevo ad aspettare ;)

Spero di rendere felice un po’ di gente con questo gesto di ammmmmore verso la mia distro preferita. <3

Insomma, si vede che gli esami si avvicinano e il mio cervello esula eh? :mrgreen:

Pino, il mio nuovo client Twitter

1 febbraio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux, Twitter

In questi giorni, tra impegni universitari e quant’altro, ho deciso di mettermi a provare un pochino un nuovo client per Twitter dato che Gwibber ormai non mi soddisfa più da tempo.

Cambi di interfaccia repentini, modifiche al programma che non mi sono piaciute, me lo hanno reso pesante da utilizzare, quindi ho deciso di darmi ad altri programmi che avessero lo spririto originario che Gwibber ha decisamente perso in corsa, diventando anche client per Facebook. Il male.

Ordunque, iniziando a guardarmi intorno avevo iniziato a usare TweetDeck, e mi sembrava proprio una figata, solo che il mio animo semplice non era abituato a tutte quelle cosacce, quindi sono passato oltre. Mi sono quindi messo a testare per bene l’unica alternativa in GTK+ disponibile al momento. Ossia il buon Pino :)

Ma no, non questo Pino!

Di primo acchitto non mi sono trovato tanto bene con le prime versioni di questo client Twitter, se devo dire la verità. Mi è sembrato un po’ troppo grigio, poco allegro e con molto poco appeal verso l’utente. Ho poi imparato ad apprezzarlo per le sue altre virtù; l’interfaccia utente è semplice e intuitiva, ed è abbastanza integrato nel mio ambiente desktop.

Il suo essere piccolino e leggero fa di lui anche un client più che efficace per la carrozzeria limitata del mio netbook che sulle prime, con TweetDeck, si rifiutava di andare avanti sedendosi per protesta. :D

L’aspetto di quel poco che c’è si rivela grandemente personalizzabile, anche se non troppo: manca infatti una funzione di theming che renda il programma un po’ più figo secondo le esigenze degli utenti più attenti alla veste grafica dei loro software, e, ripeto, non è che tutto quel grigiume mi faccia impazzire. Di contro però, meglio questo di un client col supporto a mille protocolli che però è diventato, onestamente, un puttanaio.

Dunque, ho cominciato a spizzarmi per bene il programmino, e sono arrivato alla rapida conclusione che andava a finire di diritto sulla mia dock. Mi spiego: anche se il rapporto di questo programma con l’utente è abbastanza conflittuale, dato che, ad esser sinceri, come ho detto su la veste grafica fa pena e pietà, comunque le features non mancano; c’è ovviamente la reply, la visione delle risposte, e un supporto più che decente ai retweet. Le cose che mancano purtroppo sono il supporto di qualunque tipo a TwitPic, cosa che qualunque client Twitter nel 2010 non si può permettere di ignorare, e l’accorciamento automatico degli indirizzi uèbbe.

Questo fa si che il programma a volte risulti un po’ deludente nel complesso, ma per le esigenze base basta ed avanza.

Dopo tutta questa sparata, comunque a me piace: si sta evolvendo in fretta, è basato sulle GTK e forse è l’unico software che, dopo la dipartita di Gwibber come lo conoscevamo, concorre degnamente alle controparti QT che finora hanno regnato sovrane in quanto a look ‘n feel e features.

ancora carne al fuoco per Docky :)

16 gennaio 2010 | Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Negli ultimi giorni ho ripreso a seguire un pochino il progetto Docky, clonando come al solito il codice dal ramo BZR e compilandolo sulla mia Arch. Ordunque, ci sono delle fugaci novità che non riguardano il funzionamento della dock in sè, quanto tutta la serie di cacchiatine e fighetterie che ci girano intorno.

Nella fattispecie, sto parlando dei due nuovi acquisti nel campo degli assistenti, uno nuovo di zecca, ed ancora in lavorazione a quanto pare, mentre l’altro è il rifacimento di una (o più?) vecchie conoscenze. ;)

Per quanto riguarda l’assistente completamente nuovo sto, si, parlando dell’helper che si inetrfaccia a Deluge; mi sembrava strano che il mio client torrent preferito non avesse ancora conquistato un po’ di terreno in quanto ad helper per la mia dock di fiducia, ma a quanto pare gli sviluppatori non hanno tardato ad accontentarmi, sfornando questo piccolo gioiellino, che quando abilitato mostra sull’icona di Deluge nella dock il bitrate dei trasferimenti.

Per il momento non è gran chè, ma spero che aggungano nuove cose, ad esempio la possibilità di aggiungere un torrent direttamente dal menù contestuale della dock, il che non sarebbe affatto male :)

Il secondo acquisto è una cosa figherrima che mi chiedevo se si potesse fare già da tempo, ma a quanto pare lo stesso Robert è arrivato prima di me e mi ha soffiato l’idea, sempre che non sia stata presa da qualche brainstorm o qualche blueprint volante.

Nell’immagine potete vedere infatti come la cover del disco in ascolto con Banshee (o Rhythmbox all’occorrenza e con helper abilitato per chi dei due) sia mostrata sulla dock accompagnata da un graziosissimo disco in vinile :D

Diciamo che la cosa mi fa alquanto piacere dato che comunque vedersi l’immagine così sterile nella dock era sì piacevole, ma decisamente non appagante dal punto di vista visivo. Assolutamente dieci più quindi per l’ultima introduzione in casa Docky, che lascia intravedere un futuro sempre più fulgido, glorioso, integrato :mrgreen:

L’eyecandy incontra la nostra musica: CoverGloobus

Sono stato troppo senza postare, e adesso l’effetto è lo stesso di quando voi, miei cari, trattenete un peto troppo a lungo. :D

Ordunque, mi trovo qui oggi a scribacchiare qualcosa sull’ottimo CoverGloobus: interessante programmino venuto fuori come imitazione ed empowering, a mio parere, dell’effetto cover su desktop che avevano già sperimentato in molti, tra cui l’ottimo player dal mondo dei macachi Ecoute.

Anche in questo caso si può vedere come il mondo macaco sia esempio di design e carinerie, che noi tutti, invece che agognare inutilmente, cerchiamo di portare sul nostro desktop. Ora, a volte i risultati sono catastrofici, ma in questo caso posso affermare che, si, anche in mancanza di una release stabile, la missione è compiuta ;)

CoverGloobus è infatti un semplice e bel programmino che si occupa di mostrare sulla nostra scrivania virtuale la copertina dell’album che stiamo ascoltando, arricchita con i dati del brano in ascolto, incluso il rating della canzone. Il suo funzionamento è molto semplice, e si interfaccia con tutti i player per Linux più usati, come ad esempio Rhythmbox, Banshee e Songbird, comprendendo anche il buon MPD per chi avesse deciso di usarlo; personalmente reputo lo splittare un riproduttore musicale tra server e client una cosa molto nerd, ma questa è un’altra storia :D

Ordunque, oltre a supportare praticamente tutti i player, CoverGloobus ha l’interessante (e bella) feature di essere temizzabile, motivo per cui lo amo ancora di più dato che con poco lavoro, o qualche click se siamo dei pigroni, l’artwork ottenuto è veramente notevole: controlli su desktop, copertine con riflessi e font personalizzabili (nella configurazione del tema, purtroppo) fanno si che, da subito, possiamo goderci un lavoretto gradevole all’occhio e anche notevolmente usabile.

L’unico neo che ho potuto riscontrare durante la configurazione e l’utilizzo di CoverGloobus è stato un notevole affollamento di opzioni nella finestra di configurazione :|

Più precisamente, nella parte bassa del dialogo si va a creare un notevole bordello di robaccia e si rischia di clickare le cose sbagliate. :mrgreen:

Con questo, ho chiuso la recensione. Ora, le cose serie, come installare questa roba :D

In Ubuntu, possiamo inserire tra i repository di terze parti un comodissimo PPA ospitato su Launchpad, nel quale sono depositati i pacchetti relativi a CoverGloobus.

sudo add-apt-repository ppa:gloobus-dev/covergloobus

Tramite questo semplicissimo comando, sulla nostra Ubuntu Karmic possiamo facilmente inserire il repository senza andare a smanettare troppo, dunque, importando anche automaticamente le chiavi GPG del repository e risparmiandoci quindi inutili fastidi e warning che ci avvertono dell’attacco terroristico al nostro PC non appena diamo un update :mrgreen:

Basterà poi installare il pacchetto covergloobus per averlo subito disponibile nel menù, raggiungibile alla sottocategoria Accessori.

In Arch Linux, il tutto è disponibile nel repository mantenuto da me per i686, altrimenti può essere facilmente compilato dal trunk BZR usando yaourt per installare il pacchetto covergloobus-bzr.

Per tutti gli altri… non lo so :D

Varie ed eventuali, iniziamo bene il 2010 :)

Di ritorno dalla mia nordica vacanza natalizia, torno a dare qualche update in pillole, con ovvie considerazioni personali a latere, cosa che so che tutti voi lettori amate :mrgreen:

D’altronde, che cos’è una notizia senza commento? E che cos’è un commento senza notizia? Una frase ad minchiam, appunto.

Punto primo, Docky migliora senza sosta, anche sotto Natale. Ateo o no, chi sta dietro quel gran pezzo di software sa come fare le cose e, soprattutto, sa come farle bene; avevamo visto l’entrata in scena di plugin per integrare funzionalità di alcuni programmi con la dock, detti assistenti (nome di merda, e non c’entra il povero Marco perchè mi pare che anche in inglese si chiamino così). Orsù dunque, ne sono stati sfoderati altri. Ad esempio un utile coso per Liferea che permette di mostrare l’icona delle news da leggere, o l’assistente per Rhythmbox, che fa essenzialmente la stessa cosa che fa quello per Banshee, solo che è per Rhythmbox. La motivazione è evidente: se prima eravate costretti a usare Banshee per le copertine figose sulla dock, adesso chi usa Rhythmbox gioirà e tornerà al suo player originale. Peccato che io ormai sia rimasto a Banshee perchè mi piace parecchio di più e le copertine le fetcha meglio.

Piccola pausa di un minuto e poco più, per mettere in carica il netbook: la batteria non viene caricata da quando me ne sono andato dieci giorni fa e adesso reclama il suo tributo, ha pensato bene di farmelo notare agendo tramite il sindacato, ossia il gestore dell’alimentazione.

Ecco. Altra pillola, ho provato Pino. Non ho cambiato sponda -.-

No, non questo Pino. (Grazie Janvitus per l’ispirazione)

Pino è un client Twitter (yet another? Just another :/) con poche funzioni ma che si integra abbastanza bene in GNOME, peccato che non mi pare che usi font di sistema da qualche parte, e con Docky va da cani. Cannato. :D

Pillola… tre? Si, tre. Dunque, oggi in un impeto di vero godimento eyecandy-oso ho deciso di provare CoverGloobus, del quale parlerò più approfonditamente poi. Niente di particolarmente difficile, semplicemente mi sono ricordato che essendo GloobusPreview e CoverGloobus due progetti diversi forse potevo (dovevo) evitare di installarmi gloobus-bzr da AUR, il quale non compila per un errore in de.po; l’ho sempre detto che i tedeschi con quelle lettere strane danno solo problemi :P

Ordunque, bello bello. Se volete la cover dell’album che state ascoltando sul desktop, CoverGloobus fa per voi: si interfaccia con tipo una decina di player, quindi c’è pure l’imbarazzo della scelta :D

A breve un po’ di documentazione su come creare o modificare un tema per CoverGloobus, e soprattutto un tema per Docky; chiedo venia ma io, personalmente, i tooltip ballon bianchi non li reggo, quindi me li trasformo sempre in tooltip neri. Per quanto riguarda invece CoverGloobus, la cosa che cambio sempre sono i font usati dai temi: a mio parere dovrebbero infilarcela una vocina nel dialogo delle preferenze per decidere i caratteri ;)

Ah, e ovviamente buon 2010 a tutti, we wish you a merry crisis and a happy new fear. :lol: