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KDE, la mia esperienza, per quello che conta :)

19 giugno 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE

Nelle scorse settimane mi sono divertito a smanacciare un po’ il mio portatile: dopo aver installato Fedora 13 ed aver avuto un’esperienza impressionante con gli alie KDE 4.4, ho deciso che era venuto il momento di mettere in chiaro degli aspetti fondamentali della vita di coppia tra me e la mia Arch Linux. È stato così, che loggatomi da riga di comando ho fatto la pazzia e installato KDE anche dall’altra parte. Incredibilmente, tutto ciò è stato come un salto nell’iperspazio, di quelli che ti mozzano il fiato (chi non ha mai, d’altronde, fatto un salto nell’iperspazio.), e mi sono ritrovato, dopo alcune personalizzazioni, in un ambiente straordinariamente di mio gradimento, con tutto ciò che mi serviva. Tutto era dove doveva essere, e, posso garantire, Dolphin è un file manager veramente niente male.

La configurabilità dell’intero ambiente per vie facili non ha pari: ho avuto un assaggio di ciò che arriva dove la filosofia GNOME frena, infatti ho potuto farmi dire di si a qualunque cosa volessi fare con qualche click nei posti giusti (aehm, a volte non proprio giustissimi), mentre con l’ambiente “concorrente” per così dire, sono costretto ogni volta a ricorrere a GConf per operazioni anche banali come cambiare l’ordine dei pulsanti nella titlebar. Per questo motivo mi sono invaghito di KDE: le QT consentono di avere un ambiente assolutamente fuori dal comune in quanto a meravigliosità dell’interfaccia grafica, anche se meno pulito, e le applicazioni possono facilmente essere sovvertite, è l’utente che controlla loro, e non loro che controllano l’utente.

Tra l’altro devo ammettere che la struttura di KDE per quanto riguarda gli engine di decorazione finestre e widget è decisamente geniale: ogni motore ha i suoi parametri non solo per la configurazione dell’aspetto, ma anche riguardo la configurazione del comportamento del window manager, che cambia radicalmente faccia a seconda che si stia usando Oxygen, Bespin, Plastik. Oltre questo, c’è da aggiungere che tutto ciò che è QT è meravigliosamente integrato in KDE. Mi spiego: in GNOME ma anche in Windows succede che qualunque applicazione non faccia parte dell’ambiente desktop tenda ad essere un po’ discriminata.

KDE invece segue una filosofia molto simile a quella secondo cui è sviluppato OSX. Il sistema di casa Apple si basa infatti sulle librerie grafiche Cocoa, grazie alle quali è possibile scrivere software perfettamente integrato con il sistema operativo proprio per via del livello di integrazione di cui Cocoa gode all’interno di Mac OSX. Per le QT più o meno il discorso è lo stesso: KDE offre alle applicazioni QT una culla in cui integrarsi alla perfezione senza timore. Viceversa qualunque cosa provenga dall’esterno, è trattata un po’ malino; esattamente come OSX anche KDE riserva un cattivo trattamento alle applicazioni GTK+ mettendo a disposizione si, il gtk-qt-engine, che però a mio modo di parere offre possibilità approssimative ;)

Inoltre come potete vedere dall’immagine superiore è possibile eliminare facilmente la presenza di quella fastidiosa appendice di titlebar sparsa un po’ ovunque sulle finestre, spesso, in altri desktop environment, levando così di torno tantissimo spazio regalato ai porci.

Dopo un po’ però ho cominciato a sentire i limiti di quello che stavo usando. È si tutto molto ben congegnato per far sentire l’utente a casa, ma forse un po’ troppo a casa… sul divano, stravaccato diciamo. Mentre GNOME incredibilmente anche non facendo sentire l’utente parte di un meccanismo più grande di lui comunque lo facilita con un’interfaccia volta ad aumentare la produttività, mettendo sempre la semplicità al primo posto, a volte KDE si rivela macchinoso da utilizzare per una persona che vuole semplicemente arrivare a fare quello che vuole fare. E questo, se mi conoscete bene, è un neo gigantesco; mi sono ritrovato spessissime volte a fare altre cose non ricordando più il mio intento originale. Già, diciamo che KDE per chi soffre di disturbi dell’attenziooh… oh, una farfalla…

Io sono uno che come gli fai vedere una stronzata parte. Una trasparenza, un menù di troppo e come una trottola giro in tondo dimenticando cosa stavo facendo; quando lavoro è più difficile, ma anche mentre svolgo i miei compiti quotidiani capita che mi metta a guardare un paio di feature alle dieci di mattina e quando smetto siano le sei di sera. Capita con GNOME, figuratevi quanto è capitato con KDE :D

In definitiva, dopo una settimanella di giochi, ho deciso che era il caso di castrare un po’ la mia fantasiosa mente e tornare a GNOME. Questo perchè? Per tutti i nei descritti su. E perchè, incredibilmente, il compositing di Oxygen stressa la mia CPU a dei livelli un po’ assurdi, anche e soprattutto con KDE 4.5 Beta che comunque ho avuto modo di testare aggiornando ieri sera la mia Fedora: veramente un bel lavoro, soprattutto a livello di miglioramento dell’interfaccia. Insomma, buona fortuna KDE. Per il momento ci si saluta, ma non è certo finita qua.

Ah e un’ultima cosa, questo post è stato scritto con il nuovo WordPress 3 che spacca :lol:

KDE & Arch Linux, via libera per l’aggiornamento

3 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Avevo già detto ieri, che un problema era incorso durante l’upload dei pacchetti nei repository di Arch Linux, quindi l’aggiornamento di KDE alla Software Compilation (ma che bel nome!) 4.4.4 tralasciava alcuni pacchetti di base, che rimasti alla vecchia versione uccidevano un po’ tutto l’ambiente desktop, causandone il mancato funzionamento.

Ebbene, da parecchie ore è ormai tutto a posto, i pacchetti sono stati uploadati correttamente su archlinux.org e da un bel po’ si può ormai aggiornare senza paura, quindi via libera per tutti quelli che hanno fermato le proprie dita nella giornata di ieri :D

Perchè non hai fatto prima questo post?
Beh, la struttura a maglia dei mirror di Arch Linux è parecchio contorta, e volevo semplicemente assicurarmi di dare l’OK in un tempo ragionevole entro il quale gran parte dei mirror sarebbero stati sincronizzati con il server centrale. E adesso, tutti ad aggiornare :P

KDE 4.4.4 su Arch Linux: NON aggiornate, per ora

2 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Questa mattina, bel bello, ho avviato il mio amico Clyde alla ricerca di aggiornamenti, ed è uscito, dalle ricerche condotte, che era disponibile il nuovo KDE 4.4.4, fresco di rilascio, già impacchettato e inserito nei repository della mia distribuzione preferita. Ho così mandato in esecuzione l’aggiornamento, senza preoccuparmi troppo di andare a controllare in giro per la rete le novità e i problemi noti. Shame on me.

Il risultato, dopo l’aggiornamento, è stato qualcosa di questo genere:

Uno schermo completamente bianco che recitava l’impossibilità di trovare il plasmoide Folderview, Krunner che non runnava, Ksysmon che non sysmonava, Ktutto che non tuttava. E ovviamente niente Plasma. Al che, ho cominciato prima a urlare di ben motivato panico, poi a spaccare cose, infine ho avviato una sessione d’emergenza e ho cominciato a cercare. E ho scoperto cose che voi umani non potreste immaginare: infatti sul forum italiano l’orda di kdeisti ha scatenato la sua furia, lamentando anche la causa del problema; è stato infatti uploadato tutto il grosso dell’ambiente desktop, ma il pacchetto kdelibs è rimasto… aehm… alla un po’ indietro, precisamente alla versione precedente -.-

In parole povere, aggiornamento fortemente sconsigliato: darò notizia della aggiornabilità del desktop non appena mi vedrò scodellati i pacchetti tra gli aggiornamenti, e tutto tornerà a funzionare a meraviglia.

Fedora 13 KDE: permanenza con il lato oscuro

30 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Fedora, KDE, Linux

Sono un po’ di giorni, precisamente da venerdì pomeriggio, che mi trastullo con un nuovo, spassoso giocattolo. In occasione dell’uscita di Fedora 13 ho voluto infatti darle una nuova chance di migliorare l’opinione che mi ero fatto di lei, e l’ho fatto, come mi era stato suggerito da alcuni lettori, prendendo in esame non tanto la release ufficiale, quella gnomica, ma scaricando e installando la spin KDE, in un impeto di sana follia.

Ho iniziato la mia installazione pacificamente: già dalla live il sistema era abbastanza reattivo, e non ho avuto modo di rigettare prepotentemente e freesbare il CD dalla finestra: parsomi un buon inizio, ho cominciato l’installazione mandando a finire il tutto su una partizione da me creata all’uopo. Sorprendentemente, dopo pochissimo tempo, meno di dieci minuti, l’installer (in GTK+! :’D) mi ha riferito che lui aveva finito e staccava per la pausa, quindi se volevo altro dovevo farmelo da me. Noncurante, ho riavviato. Meraviglia! Tutto funzionante.

Ho iniziato ad esplorare, mentre i viticci di KDE mi attorniavano: i plasmoidi coi loro sexy tentacoli mi hanno attratto a tal punto che… ho cominciato a configurare KDE secondo le mie esigenze. Via robe di là, via di qua, la configurabilità dell’intero ambiente mi è parsa davvero ottima, soprattutto per via dei cambiamenti che potevo apportare ai bordi delle finestre in pochissimi click; su GNOME, per alcune cose che in KDE sono fattibili in pochissimi click, si è costretti ad utilizzare l’editor di GConf. -.-

Ma torniamo a noi: dopo qualche ora, ho ottenuto un KDE che mi soddisfaceva e andando via via avanti con le personalizzazioni mi sono accorto che avere tutto così a portata di click poteva essere, a volte, un filo, ehm, di distrazione. Per via dunque di tutto questo ben di dio all’aria, ho continuato pedissequamente a spulciare i menù di tutto ciò che aprivo per adattarlo come piaceva a me. :P

Ho poi cominciato a ravanare nei meandri della distro. Aggiornando PackageKit e KPackageKit, che provvedono entrambi al frontend grafico per tutto ciò che riguarda la gestione dei pacchetti, ho ottenuto che divenissero disponibili tonnellate di aggiornamenti, che andavano dal semplice bugfix del giorno a nuove versioni di vari software. Ho così iniziato ad aggiornare con calma ma… alt, ovviamente non è così semplice. KPackageKit ha infatti tentato di impedirmi con una vera e propria operazione di mobbing di aggiornare. Dopo il duecentesimo tentativo di update rimasto in stallo, mi sono deciso ad aprire un terminale per vedere cosa diamine stesse accadendo. Perchè, manco a dirlo, qualcosa stava accadendo. E accadeva ordunque che il maledettissimo RedHat Package Manager (rpm pegliammisci) si era inchiodato a causa di non si sa bene cosa: Yum infatti, alla richiesta di aggiornare tutto, mi ha avvisato del casino e mi ha chiesto: “Ma non è che per caso vuoi che facciamo una cosa per volta, porto a termine le operazioni inchiodate e poi finiamo di aggiornare con calma, che sappiamo ben essere la virtù dei forti?”

“Mi pare una grande idea” ho risposto io. E così sono riuscito a portare a termine l’aggiornamento. Ottimo Yum, che a fronte della presenza di un formato di pacchettizzazione veramente diabolico, gestisce comunque le cose molto bene abbassando i livelli di odio, sconfiggendolo con una chilata e mezza di amore (che vince anche sulla nVidia). Quindi, in conclusione di questa parte: rpm non si comporta bene, anzi, ma Yum lo mette in riga senza colpo ferire. Il bello, ma bello si fa per dire perchè bello non è per nulla, arriva poi quando uno deve installare degli rpm scaricati dalla rete.

Infatti una persona umana e arrivante da altre distro per esseri umani, si aspetta che, aprendo il pacchetto con KPackageKit, questo si installi seduta stante. No. “Vuoi installarlo? Ma sei sicurissimo?” Si. “Installato pacchetto non certificato.” Vabbeh. Poi vai a vedere, e non c’è nulla di nuovo nel menù delle applicazioni. Mh, qualcosa non quadra. Apro un terminale: rpm -i pacchetto.rpm, e mi tolgo il pensiero. :D

A questo punto, mi pare scontato dire che il grande neo di questa Fedora 13 è il sistema di gestione dei pacchetti, non tanto per il prodotto in sè quanto per il suo frontend grafico, che non si dimostra per niente all’altezza delle alternative, o di lui stesso mentre frontenda altri formati (come i pacchetti deb ad esempio). A frontendare gli rpm, nada. Non parliamo poi di installare un pacchetto scaricato perchè oltre a chiedere dieci password, costui, bel bello, non installa una mazza lasciandoci un filo interdetti davanti al monitor.

Per il resto, le mie impressioni sono ottime: il sistema di lascia usare, una volta aggiunti i repository RPMFusion si smette di bestemmiare in linea di massima con i pacchetti standalone, infatti dentro quel repository a parte rari casi, c’è tutto quel che serve o giù di lì. KDE è pacchettizzato molto bene, ben curato e cullato nella bambagia, con varie patch che lo rendono più che stabile; un’attenzione encomiabile quella del team della spin KDE, visibile in ogni dettaglio, in ogni gesto che non produce effetti indesiderati. Diversamente dalla sua controparte GNOME, questa spin KDE regala un’esperienza utente decisamente superiore: mi ero infatti lamentato di Pup e Pirut, i frontend GTK+ per rpm, che sono ampiamente superati in velocità da KPackageKit, anche se poi, dopo due minuti di utilizzo, anche lui si fa fonte d’ispirazione per sempre più colorate bestemmie [cit.].

Ma quindi resti a Fedora?
No. Non posso continuare a stare con ‘sto gestore dei pacchetti, dai, e ridicolo. Come ribadiscono tutti i miei compari di bevute su FriendFeed.

Ma quindi resti a KDE?
Cavolo, mi sono fatto fregare. È bello, funzionale, stabile. Credo proprio che la mia Arch Linux vedrà qualche cambiamento. E poi vedremo se tornare indietro o meno.

Perchè non hai inserito immagini?
Perchè non ne ho voglia, è domenica sera e voglio riposarmi prima di venir fagocitato dall’inizio della settimana. Capitemi.

Un sogno (telepatico) che si avvera.

27 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE, Linux

Ve ne avevo parlato, no? Ma come no, certo che ve ne avevo parlato. Del sogno che avevo fatto, dell’unificazione di alcuni standard, di una collaborazione di esseri umani molto stretta e, soprattutto, cross-desktop.

Essì che io sono un entusiasta di Telepathy,  e ovviamente lo osanno e credo che sia un’invenzione assolutamente fantastica, perchè permette di far comunicare in maniera agile applicazioni totalmente diverse tra loro, creando un desktop assolutamente integrato e, perchè no, collaborativo².

Dunque il buon Federico ha scritto su OSSBlog una notizia che mi ha reso felice, perchè è l’inizio del mio sogno che si avvera; anche KDE comincia a lavorare all’integrazione di Telepathy in alcune delle sue applicazioni: proprio come avevo immaginato, l’aspetto telepatico della faccenda riguarderà KOffice, anche se, esattamente come ha scritto Federico, ci sarebbe da lavorare su altri editor leggeri (chi ha detto Kate?), e per quanto mi riguarda lo stesso discorso andrebbe fatto riguardo GNOME.

[Qui doveva esserci un'immagine lollosa di Konqui ma l'hanno rimossa ç_ç]

La speranza è l’ultima a morire, forza Telepathy, forza sviluppatori, datece er desktop collabborativoooh.

Mockup irrealizzabile da un sogno fantastico.

17 novembre 2009 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE, Linux

L’altra sera, in preda al torpore, mi sono addormentato. E mentre dormivo, ho fatto un sogno, un sogno splendido.

Ho sognato un programmatore, seduto, davanti ad un PC con GNOME. Ed Empathy. Il programmatore digitava, digitava, digitava, passando dalla finestra di chat all’editor di testo; all’improvviso, “ti condivido il mio desktop così lo vedi” e l’altro: “aspè che Kopete è un po’ lentino con la condivisione desktop”. Essì, perchè nel sogno anche Kopete era basato su Telepathy. Così come erano basati su Telepathy tutti i servizi di comunicazione tra applicazioni di entrambi gli ambienti desktop. Telepathy riusciva quindi ad interfacciarsi, a fare da mediatore tra gli eterni rivali GNOME e KDE.

Keep dreamin’! Lo so che non c’entra una fava :D

Improvvisamente, oltre a condividere il desktop, il programmatore scriveva in contemporanea con l’interlocutore, un altro programmatore magari, e collaboravano allo stesso file, l’uno da Gedit, l’altro da Kate, come se nulla fosse.

E altrettanto improvvisamente: “oh, senti questa canzone che spacca”. Una richiesta di stream audio. E uno sentiva la musica dell’altro; il tutto tramite pochi click, perchè chi gestiva le connessioni tra i programmi e i protocolli era sempre Telepathy.

In un baleno i due condividevano file, informazioni, righe di testo, il tutto a prescindere dall’ambiente. Bastava solo che Telepathy fosse attivo, e l’applicazione programmata per interagire.

Non sarebbe fantastico se i programmatori di entrambi i Desktop Environment maggiori mettessero in piedi queste funzionalità? Non ci vorrebbe poi molto, in fondo; manca solo una divisione di persone dedicate a questo, e la voglia di fare.

Ma purtroppo, ultimamente, la voglia di fare è piuttosto poca, e manca la manodopera virtuale per fare qualunque cosa, anche un bottoncino piccolo. Sarebbe troppo bello, se Telepathy interagisse in questa maniera con le applicazioni del nostro desktop.

Non ci sarebbe più bisogno di molti servizi, perchè diventerebbero, almeno per gli utenti GNOME e KDE, obsoleti; e le altre apps avrebbero tutto il vantaggio ad integrare features del genere, adeguandosi al framework Telepathy. In questa maniera la tecnologia diverrebbe di nuovo ausiliaria per l’uomo, e non più fonte di frustrazione. Programmi che interagiscono. Da ambiente ad ambiente. Senza razzismo, senza distinzione di librerie.

Ma chissà quando ci arriveremo.

Se ci arriveremo.

aMSN2: barlumi di funzionamento

15 aprile 2009 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE

Ieri sera, dopo il mio precedente post, ci sono stati dei commenti che mi hanno spinto a ritentare con la versione GIT del client di messaggistica immediata aMSN; in realtà aMSN da GIT è diviso in due branch: aMSN-git, che è il progetto originario, che applica migliorie e revisiona il codice della prima versione del client, e aMSN2, che è la versione successiva del client, non ancora giunta ad una versione stabile, e che vanta tra le sue tante (future) features, il supporto a tutti i Desktop Environment esistenti, tramite un metodo di sviluppo che io reputo straordinario: separare l’interfaccia dal cuore del programma, cosicchè possa venir caricata l’interfaccia alternativa opportuna a seconda del Desktop usato.

Io che uso GNOME, ho voluto provare aMSN2 ieri sera e vedere fin dove può spingersi allo stadio attuale, con il frontend GTK+.

Come si può facilmente vedere dall’immagine qui sopra, il frontend GTK+ viene correttamente caricato, e senza nessun intoppo ci permette di clickare, mettere tick dove vogliamo e come vogliamo; se aMSN2 funzionasse a dovere, il programma ricorderebbe i dettagli d’accesso e il nostro avatar, ma ovviamente questa pre-pre-pre-alpha non supporta tali finezze; si vede comunque che questa è l’ultima preoccupazione degli sviluppatori, che hanno ancora da lavorare su molti aspetti, come vedremo.

La lista contatti. Gioia e dolore di ogni messenger. Gli sviluppatori qui non hanno dato ancora dato prova della loro bravura: tutto funziona, e va in modo perfetto, tranne il fatto che i contatti non vengono indicizzati nelle proprie categorie (Gruppi od Online/Offline), e sembra che non ci sia nessuno Online. In realtà, espandendo la lista dei contatti in linea, ci troviamo di fronte alla lista contatti comprensiva di contatti offline. Divertente presa per i fondelli da parte del programma che si conclude in un nulla di fatto :D

Simpaticone :lol:

Ma proviamo a dare un doppio click, e aprire una conversazione. Poi parliamo, tanto per provare se va.

Non molto stimolante, ma è quello che passa il convento.

La funzione /me non è ancora convertita nel nick vero e proprio che, a quanto pare, con questa release, sarà salvato direttamente sul server Microsoft, come succede con Live Messenger. Altrimenti, c’è sempre il buon vecchio metodo del file di configurazione, ormai obsoleto ma funzionante.

Per quanto riguarda il layout della conversazione, è un layout tradizionale, e non la bruttura proposta da nuove versioni di nuovi messenger. A me piace così, che volete farci, sarò conservatore, ma alcuni messenger (non faccio nomi, li farò in seguito) propongono un layout allineato a destra. Non sono arabo! :D

Le emoticon non vengono visualizzate. Non parlo di quelle personalizzate, parlo proprio di quelle di default; e se vado a premere il pulsante apposito nella finestra di conversazione, non succede un bel nulla.

I trilli, però, funzionano. Ne ho avuto esperienza perchè ho sbagliato pulsante e Piplos ne ha ricevuto uno.

Per il resto, menubar ancora non se ne vedono; forse è un po’ prestino per un client che ha iniziato a funzionare solo adesso, ma mi aspettavo magari qualche feature in più.

Oltretutto, non funzionano nè la funzione per impostare il nick (ovviamente), nè la funzione per impostare il messaggio personale. In ogni caso, si vede che dietro tutto questo ben di dio ci sono gli sviluppatori di Emesene. L’interfaccia somiglia molto, e alcune cose sono uguali. Fate caso ai pulsanti per nick e messaggio personale :)

Beh, il programma finisce qui. Altre cose non ce ne sono. Auguri agli sviluppatori di questo fortunato progetto, che si prepone come il precursore della fine della guerra tra Desktop Environment.

Certo che aMSN…

14 aprile 2009 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Informatica, KDE, Linux

Farà schifo, sarà brutto, sarà il messenger più orrendo della storia dell’umanità, sarà che sono le TCL pesanti, sarà anche che forse è nato prima.

E puntava, all’epoca, ad uno standard di combilità con tutti i DE.

Però oh, è l’unico client che mi permette di effettuare chiamate con MSN, che permette il trasferimento di file in modo diretto, è stato il primo a supportare le emoticon personalizzate e tutt’ora è l’unico client MSN che permette invio e ricezione della webcam. E infatti, come potete vedere nella schermata qui sotto, è proprio questa peculiarità che me lo fa amare ancora un pochino.

E allora, Emesene, ce la diamo una mossa?

KDE 4.2 sui nostri schermi

27 gennaio 2009 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Informatica, KDE, Linux

E mentre lavoro di Pacman, quello che mi chiedo è…

Avrò mai una traybar funzionante?

:D

Il ritorno del figliuol prodigo

24 gennaio 2009 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Informatica, KDE, Linux

Ma se n’era mai andato?

A quanto mi risulta, Linus ha sempre usato KDE.

Tuttavia, adesso pare aver cambiato visione.

Benvenuto tra noi, amico.