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Droid fonts su Debian

3 settembre 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Informatica

Qualche mesata fa in un impeto di nerditudo ho installato Debian in una partizione del mio ormai stoico portatile (che mi sopporta sin troppo), e nel corso degli smanettamenti vari per cercare delle informazioni sul kernel Linux, mi sono trovato a cambiare i caratteri su GNOME. Mentre sapevo dove reperire la mia illegalissima copia di Monaco, mi sono trovato in difficoltà nel trovare i Droid pacchettizzati, e me ne sono dispiaciuto molto dato che la famiglia Droid è una meraviglia tipografica.

Ebbene, il grandissimo sonofthestage l’ha fatto per noi: Droid family per Debian Testing; il Picchio nei commenti ha avvisato che anche sulla sua Sidux funziona tutto quindi è ok anche Sid. :D

Download here :P

Enjoy :lol:

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KDE, la mia esperienza, per quello che conta :)

19 giugno 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE

Nelle scorse settimane mi sono divertito a smanacciare un po’ il mio portatile: dopo aver installato Fedora 13 ed aver avuto un’esperienza impressionante con gli alie KDE 4.4, ho deciso che era venuto il momento di mettere in chiaro degli aspetti fondamentali della vita di coppia tra me e la mia Arch Linux. È stato così, che loggatomi da riga di comando ho fatto la pazzia e installato KDE anche dall’altra parte. Incredibilmente, tutto ciò è stato come un salto nell’iperspazio, di quelli che ti mozzano il fiato (chi non ha mai, d’altronde, fatto un salto nell’iperspazio.), e mi sono ritrovato, dopo alcune personalizzazioni, in un ambiente straordinariamente di mio gradimento, con tutto ciò che mi serviva. Tutto era dove doveva essere, e, posso garantire, Dolphin è un file manager veramente niente male.

La configurabilità dell’intero ambiente per vie facili non ha pari: ho avuto un assaggio di ciò che arriva dove la filosofia GNOME frena, infatti ho potuto farmi dire di si a qualunque cosa volessi fare con qualche click nei posti giusti (aehm, a volte non proprio giustissimi), mentre con l’ambiente “concorrente” per così dire, sono costretto ogni volta a ricorrere a GConf per operazioni anche banali come cambiare l’ordine dei pulsanti nella titlebar. Per questo motivo mi sono invaghito di KDE: le QT consentono di avere un ambiente assolutamente fuori dal comune in quanto a meravigliosità dell’interfaccia grafica, anche se meno pulito, e le applicazioni possono facilmente essere sovvertite, è l’utente che controlla loro, e non loro che controllano l’utente.

Tra l’altro devo ammettere che la struttura di KDE per quanto riguarda gli engine di decorazione finestre e widget è decisamente geniale: ogni motore ha i suoi parametri non solo per la configurazione dell’aspetto, ma anche riguardo la configurazione del comportamento del window manager, che cambia radicalmente faccia a seconda che si stia usando Oxygen, Bespin, Plastik. Oltre questo, c’è da aggiungere che tutto ciò che è QT è meravigliosamente integrato in KDE. Mi spiego: in GNOME ma anche in Windows succede che qualunque applicazione non faccia parte dell’ambiente desktop tenda ad essere un po’ discriminata.

KDE invece segue una filosofia molto simile a quella secondo cui è sviluppato OSX. Il sistema di casa Apple si basa infatti sulle librerie grafiche Cocoa, grazie alle quali è possibile scrivere software perfettamente integrato con il sistema operativo proprio per via del livello di integrazione di cui Cocoa gode all’interno di Mac OSX. Per le QT più o meno il discorso è lo stesso: KDE offre alle applicazioni QT una culla in cui integrarsi alla perfezione senza timore. Viceversa qualunque cosa provenga dall’esterno, è trattata un po’ malino; esattamente come OSX anche KDE riserva un cattivo trattamento alle applicazioni GTK+ mettendo a disposizione si, il gtk-qt-engine, che però a mio modo di parere offre possibilità approssimative ;)

Inoltre come potete vedere dall’immagine superiore è possibile eliminare facilmente la presenza di quella fastidiosa appendice di titlebar sparsa un po’ ovunque sulle finestre, spesso, in altri desktop environment, levando così di torno tantissimo spazio regalato ai porci.

Dopo un po’ però ho cominciato a sentire i limiti di quello che stavo usando. È si tutto molto ben congegnato per far sentire l’utente a casa, ma forse un po’ troppo a casa… sul divano, stravaccato diciamo. Mentre GNOME incredibilmente anche non facendo sentire l’utente parte di un meccanismo più grande di lui comunque lo facilita con un’interfaccia volta ad aumentare la produttività, mettendo sempre la semplicità al primo posto, a volte KDE si rivela macchinoso da utilizzare per una persona che vuole semplicemente arrivare a fare quello che vuole fare. E questo, se mi conoscete bene, è un neo gigantesco; mi sono ritrovato spessissime volte a fare altre cose non ricordando più il mio intento originale. Già, diciamo che KDE per chi soffre di disturbi dell’attenziooh… oh, una farfalla…

Io sono uno che come gli fai vedere una stronzata parte. Una trasparenza, un menù di troppo e come una trottola giro in tondo dimenticando cosa stavo facendo; quando lavoro è più difficile, ma anche mentre svolgo i miei compiti quotidiani capita che mi metta a guardare un paio di feature alle dieci di mattina e quando smetto siano le sei di sera. Capita con GNOME, figuratevi quanto è capitato con KDE :D

In definitiva, dopo una settimanella di giochi, ho deciso che era il caso di castrare un po’ la mia fantasiosa mente e tornare a GNOME. Questo perchè? Per tutti i nei descritti su. E perchè, incredibilmente, il compositing di Oxygen stressa la mia CPU a dei livelli un po’ assurdi, anche e soprattutto con KDE 4.5 Beta che comunque ho avuto modo di testare aggiornando ieri sera la mia Fedora: veramente un bel lavoro, soprattutto a livello di miglioramento dell’interfaccia. Insomma, buona fortuna KDE. Per il momento ci si saluta, ma non è certo finita qua.

Ah e un’ultima cosa, questo post è stato scritto con il nuovo WordPress 3 che spacca :lol:

KDE & Arch Linux, via libera per l’aggiornamento

3 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Avevo già detto ieri, che un problema era incorso durante l’upload dei pacchetti nei repository di Arch Linux, quindi l’aggiornamento di KDE alla Software Compilation (ma che bel nome!) 4.4.4 tralasciava alcuni pacchetti di base, che rimasti alla vecchia versione uccidevano un po’ tutto l’ambiente desktop, causandone il mancato funzionamento.

Ebbene, da parecchie ore è ormai tutto a posto, i pacchetti sono stati uploadati correttamente su archlinux.org e da un bel po’ si può ormai aggiornare senza paura, quindi via libera per tutti quelli che hanno fermato le proprie dita nella giornata di ieri :D

Perchè non hai fatto prima questo post?
Beh, la struttura a maglia dei mirror di Arch Linux è parecchio contorta, e volevo semplicemente assicurarmi di dare l’OK in un tempo ragionevole entro il quale gran parte dei mirror sarebbero stati sincronizzati con il server centrale. E adesso, tutti ad aggiornare :P

KDE 4.4.4 su Arch Linux: NON aggiornate, per ora

2 giugno 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, KDE, Linux

Questa mattina, bel bello, ho avviato il mio amico Clyde alla ricerca di aggiornamenti, ed è uscito, dalle ricerche condotte, che era disponibile il nuovo KDE 4.4.4, fresco di rilascio, già impacchettato e inserito nei repository della mia distribuzione preferita. Ho così mandato in esecuzione l’aggiornamento, senza preoccuparmi troppo di andare a controllare in giro per la rete le novità e i problemi noti. Shame on me.

Il risultato, dopo l’aggiornamento, è stato qualcosa di questo genere:

Uno schermo completamente bianco che recitava l’impossibilità di trovare il plasmoide Folderview, Krunner che non runnava, Ksysmon che non sysmonava, Ktutto che non tuttava. E ovviamente niente Plasma. Al che, ho cominciato prima a urlare di ben motivato panico, poi a spaccare cose, infine ho avviato una sessione d’emergenza e ho cominciato a cercare. E ho scoperto cose che voi umani non potreste immaginare: infatti sul forum italiano l’orda di kdeisti ha scatenato la sua furia, lamentando anche la causa del problema; è stato infatti uploadato tutto il grosso dell’ambiente desktop, ma il pacchetto kdelibs è rimasto… aehm… alla un po’ indietro, precisamente alla versione precedente -.-

In parole povere, aggiornamento fortemente sconsigliato: darò notizia della aggiornabilità del desktop non appena mi vedrò scodellati i pacchetti tra gli aggiornamenti, e tutto tornerà a funzionare a meraviglia.

Fedora 13 KDE: permanenza con il lato oscuro

30 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Fedora, KDE, Linux

Sono un po’ di giorni, precisamente da venerdì pomeriggio, che mi trastullo con un nuovo, spassoso giocattolo. In occasione dell’uscita di Fedora 13 ho voluto infatti darle una nuova chance di migliorare l’opinione che mi ero fatto di lei, e l’ho fatto, come mi era stato suggerito da alcuni lettori, prendendo in esame non tanto la release ufficiale, quella gnomica, ma scaricando e installando la spin KDE, in un impeto di sana follia.

Ho iniziato la mia installazione pacificamente: già dalla live il sistema era abbastanza reattivo, e non ho avuto modo di rigettare prepotentemente e freesbare il CD dalla finestra: parsomi un buon inizio, ho cominciato l’installazione mandando a finire il tutto su una partizione da me creata all’uopo. Sorprendentemente, dopo pochissimo tempo, meno di dieci minuti, l’installer (in GTK+! :’D) mi ha riferito che lui aveva finito e staccava per la pausa, quindi se volevo altro dovevo farmelo da me. Noncurante, ho riavviato. Meraviglia! Tutto funzionante.

Ho iniziato ad esplorare, mentre i viticci di KDE mi attorniavano: i plasmoidi coi loro sexy tentacoli mi hanno attratto a tal punto che… ho cominciato a configurare KDE secondo le mie esigenze. Via robe di là, via di qua, la configurabilità dell’intero ambiente mi è parsa davvero ottima, soprattutto per via dei cambiamenti che potevo apportare ai bordi delle finestre in pochissimi click; su GNOME, per alcune cose che in KDE sono fattibili in pochissimi click, si è costretti ad utilizzare l’editor di GConf. -.-

Ma torniamo a noi: dopo qualche ora, ho ottenuto un KDE che mi soddisfaceva e andando via via avanti con le personalizzazioni mi sono accorto che avere tutto così a portata di click poteva essere, a volte, un filo, ehm, di distrazione. Per via dunque di tutto questo ben di dio all’aria, ho continuato pedissequamente a spulciare i menù di tutto ciò che aprivo per adattarlo come piaceva a me. :P

Ho poi cominciato a ravanare nei meandri della distro. Aggiornando PackageKit e KPackageKit, che provvedono entrambi al frontend grafico per tutto ciò che riguarda la gestione dei pacchetti, ho ottenuto che divenissero disponibili tonnellate di aggiornamenti, che andavano dal semplice bugfix del giorno a nuove versioni di vari software. Ho così iniziato ad aggiornare con calma ma… alt, ovviamente non è così semplice. KPackageKit ha infatti tentato di impedirmi con una vera e propria operazione di mobbing di aggiornare. Dopo il duecentesimo tentativo di update rimasto in stallo, mi sono deciso ad aprire un terminale per vedere cosa diamine stesse accadendo. Perchè, manco a dirlo, qualcosa stava accadendo. E accadeva ordunque che il maledettissimo RedHat Package Manager (rpm pegliammisci) si era inchiodato a causa di non si sa bene cosa: Yum infatti, alla richiesta di aggiornare tutto, mi ha avvisato del casino e mi ha chiesto: “Ma non è che per caso vuoi che facciamo una cosa per volta, porto a termine le operazioni inchiodate e poi finiamo di aggiornare con calma, che sappiamo ben essere la virtù dei forti?”

“Mi pare una grande idea” ho risposto io. E così sono riuscito a portare a termine l’aggiornamento. Ottimo Yum, che a fronte della presenza di un formato di pacchettizzazione veramente diabolico, gestisce comunque le cose molto bene abbassando i livelli di odio, sconfiggendolo con una chilata e mezza di amore (che vince anche sulla nVidia). Quindi, in conclusione di questa parte: rpm non si comporta bene, anzi, ma Yum lo mette in riga senza colpo ferire. Il bello, ma bello si fa per dire perchè bello non è per nulla, arriva poi quando uno deve installare degli rpm scaricati dalla rete.

Infatti una persona umana e arrivante da altre distro per esseri umani, si aspetta che, aprendo il pacchetto con KPackageKit, questo si installi seduta stante. No. “Vuoi installarlo? Ma sei sicurissimo?” Si. “Installato pacchetto non certificato.” Vabbeh. Poi vai a vedere, e non c’è nulla di nuovo nel menù delle applicazioni. Mh, qualcosa non quadra. Apro un terminale: rpm -i pacchetto.rpm, e mi tolgo il pensiero. :D

A questo punto, mi pare scontato dire che il grande neo di questa Fedora 13 è il sistema di gestione dei pacchetti, non tanto per il prodotto in sè quanto per il suo frontend grafico, che non si dimostra per niente all’altezza delle alternative, o di lui stesso mentre frontenda altri formati (come i pacchetti deb ad esempio). A frontendare gli rpm, nada. Non parliamo poi di installare un pacchetto scaricato perchè oltre a chiedere dieci password, costui, bel bello, non installa una mazza lasciandoci un filo interdetti davanti al monitor.

Per il resto, le mie impressioni sono ottime: il sistema di lascia usare, una volta aggiunti i repository RPMFusion si smette di bestemmiare in linea di massima con i pacchetti standalone, infatti dentro quel repository a parte rari casi, c’è tutto quel che serve o giù di lì. KDE è pacchettizzato molto bene, ben curato e cullato nella bambagia, con varie patch che lo rendono più che stabile; un’attenzione encomiabile quella del team della spin KDE, visibile in ogni dettaglio, in ogni gesto che non produce effetti indesiderati. Diversamente dalla sua controparte GNOME, questa spin KDE regala un’esperienza utente decisamente superiore: mi ero infatti lamentato di Pup e Pirut, i frontend GTK+ per rpm, che sono ampiamente superati in velocità da KPackageKit, anche se poi, dopo due minuti di utilizzo, anche lui si fa fonte d’ispirazione per sempre più colorate bestemmie [cit.].

Ma quindi resti a Fedora?
No. Non posso continuare a stare con ‘sto gestore dei pacchetti, dai, e ridicolo. Come ribadiscono tutti i miei compari di bevute su FriendFeed.

Ma quindi resti a KDE?
Cavolo, mi sono fatto fregare. È bello, funzionale, stabile. Credo proprio che la mia Arch Linux vedrà qualche cambiamento. E poi vedremo se tornare indietro o meno.

Perchè non hai inserito immagini?
Perchè non ne ho voglia, è domenica sera e voglio riposarmi prima di venir fagocitato dall’inizio della settimana. Capitemi.

Emesene+Docky: it works!

12 maggio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Linux

Giusto un aggiornamento in corsa dopo questo ventidue e un po’ di pacchia post-esame :D

Ultimamente ho avuto di nuovo a che fare con MSN, il Docky helper e aggiornamenti vari; non so di chi sia il merito, se di Docky aggiornata, o di Emesene, ma…

A quanto pare, il misterioso assistente ha deciso di funzionare senza essere stimolato da terze parti. Ben presto tornerò con alcune storielle interessanti, ma fino ad allora, beh, dovrete accontentarvi delle mie comparsate su OneOpenSource. Godetevi pertanto la Cina che censura DropBox, Mandriva in vendita, e Canonical che apre il nuovo sitone sul design.

Cya boyZ ;)

Arch e GNOME 2.30, primi pacchetti in [gnome-unstable]

31 marzo 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux

Ormai è da qualche tempo che seguo gli aggiornamenti della serie instabile di GNOME, installata prima sul mio netbook e da qualche giorno per un utilizzo assiduo sulla postazione da lavoro; ebbene, dopo aver provato e usato con profitto la versione 2.29 dell’ambiente desktop, ho deciso di aggiornare alla 2.30 senza particolari problemi, dato che i pacchetti stanno entrando pian piano, uno alla volta, nel repository [gnome-unstable] mantenuto dal buon Jan De Groot.

Che posso dire di questa 2.30? Particolari problemi non ne ho avuti, a parte il non poter più decidere se visualizzare le icone nei menù o no, cosa di cui ho parlato assiduamente, e il fatto che gnome-panel si ostini ad andarsene crashando per le sue, ogni volta che chiudo una conversazione di Pidgin. Cose nuove ce ne sono certo, ma mi riservo di parlarne dopo aver testato un pochino il rilascio stabile, senza fretta.

Installare GNOME dal repository di Jan, dite? Molto semplice, è tutto ospitato sui server ufficiali, quindi basta editare il nostro pacman.conf…

sudo nano /etc/pacman.conf

… e abilitare l’archivio dei pacchetti aggiungendo le linee:

[gnome-unstable]
Include = /etc/pacman.d/mirrorlist

A questo punto siamo pronti, un pacman -Syu e saremo aggiornati. Immediato, veloce e, soprattutto, a differenza dell’altra volta, relativamente indolore ;)

Un sogno (telepatico) che si avvera.

27 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, KDE, Linux

Ve ne avevo parlato, no? Ma come no, certo che ve ne avevo parlato. Del sogno che avevo fatto, dell’unificazione di alcuni standard, di una collaborazione di esseri umani molto stretta e, soprattutto, cross-desktop.

Essì che io sono un entusiasta di Telepathy,  e ovviamente lo osanno e credo che sia un’invenzione assolutamente fantastica, perchè permette di far comunicare in maniera agile applicazioni totalmente diverse tra loro, creando un desktop assolutamente integrato e, perchè no, collaborativo².

Dunque il buon Federico ha scritto su OSSBlog una notizia che mi ha reso felice, perchè è l’inizio del mio sogno che si avvera; anche KDE comincia a lavorare all’integrazione di Telepathy in alcune delle sue applicazioni: proprio come avevo immaginato, l’aspetto telepatico della faccenda riguarderà KOffice, anche se, esattamente come ha scritto Federico, ci sarebbe da lavorare su altri editor leggeri (chi ha detto Kate?), e per quanto mi riguarda lo stesso discorso andrebbe fatto riguardo GNOME.

[Qui doveva esserci un'immagine lollosa di Konqui ma l'hanno rimossa ç_ç]

La speranza è l’ultima a morire, forza Telepathy, forza sviluppatori, datece er desktop collabborativoooh.

GNOME, ridammi le icone, sù.

25 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Arch, Desktop Environment, Gnome, Linux, Lucid, Ubuntu

Come sempre, si torna a bomba su cose utili e chicche che ci consentono di non stare a bestemmiare ogni cinque minuti sulla nostra macchina in costante aggiornamento. Come ricorderete, anche sei mesi fa, giorno più, giorno meno, avevo scritto delle cose, riepilogando con un postone finale, che hanno impedito a parecchia gente di evitare attimi creativi nei confronti di varie divinità o subdivinità, data la volontà degli sviluppatori GNOME di fare questi inutili remix di features a ogni benedetta release :mrgreen:

D’altronde, come avrete letto, ho avuto modo di provare GNOME 2.29.90 sia su Arch che su Ubuntu Lucid, e dapprima non mi ero accorto di nulla, poichè sul piccolo Anfione con Arch Linux avevo configurato tutto ottimamente con la vecchia versione dell’ambiente, tuttavia accedendo alla mia nuova Lucid di test ho provato, ovviamente, ad abilitare come al solito le icone nei menù, visto che a mio parere averle disabilitate rende il proprio desktop environment parecchio sciatto e scolorito. OMG, surprise!

In Aspetto è scomparsa la tab Interfaccia. Si, lo so, non serviva a una sega in teoria, ma il caso ha voluto che dentro ci fosse un’opzione chiave per me, quindi mi sono adoperato in qualche modo per adattare il mio gnomozzo Lucido a ciò che volevo; in men che non si dica ho trovato la soluzione al male che affliggeva il desktop: Gconf.

Ora, io vorrei dire due paroline agli sviluppatori GNOME. Mi va bene, se sbragate un’intera tab del maledetto gestore delle preferenze dell’aspetto, che poi magari togliate anche la feature. Tuttavia, tuttavia, tuttavia: se voi siete così intelligenti da mettermi la tab Interfaccia sotto programma di protezione testimoni, perchè cribbio le feature che cerco sono tutte ancora lì, attivabili o disattivabili a piacere tramite lo scomodissimo editor di Gconf (o tramite gconftool da terminale quando entro in modalità autolesionista), quando potevano benissimo essere gestite da un booleano in una tab, che rimasta al proprio posto consumava quattro pixel in orizzontale e due in verticale? Manco a dire che ci fosse bisogno disperato di spazio, le distribuzioni che brandizzano massivamente ci fanno quello che gli pare con tutto lo spazio che avanza :D

Mah. Non sapremo mai la risposta. In ogni caso, si può procedere ad abilitare o disabilitare le icone nei menù semplicemente aprendo il proprio editor di Gconf, che Ubuntu continua a nascondere imperterrita, dando da terminale:

gconf-editor

(per gli utenti delle distro smanettoniche, l’editor ve lo trovate direttamente in Strumenti di SistemaEditor di Configurazione)

E andando a parare al percorso desktop/gnome/interface; a quel punto vi troverete davanti una serie di opzioni più o meno sensate, tra le quali dovrete cercare menus_have_icons. Dando una spuntata secondo il proprio volere al valore booleano di questa opzione deciderete se far comparire o no le icona accanto alle voci di menù di GNOME; problema risolto.

Certo, era meglio la tab in Aspetto.

Pino, il piccolo client che fa passi da gigante.

20 febbraio 2010 | View Comments | Postato in Desktop Environment, Gnome, Twitter

Ormai pensano tutti a questa Lucid che pare porterà roba nuova in campo di cura dell’aspetto grafico del proprio GNOME, ma un po’ sempre le solite cose riguardo il software, che d’altronde quello è, e da distro a distro non può cambiare più di tanto :D

Dunque, mentre tutti si sperticano col tototema e col totoicone, io invece sono andato a spulciarmi il trunk di Pino in cerca di novità significative per il client Twitter che uso stabilmente su tutte le mie macchine e, beh, le ho trovate :mrgreen:

Per prima cosa, il programma sta cambiando l’icona. Avete presente quella che era una T di Twitter, che poi è diventata un bambino molto gaio col pigiamino rosa e le orecchie da coniglio e la frangia emo? Beh, fortunatamente il team ha deciso di cambiare, ehm, modo di porsi. Quindi, al posto del bimbino con identità sessuale fortemente promiscua, adesso possiamo trovare un pino. Anzi, per la precisione un abete, e qua mi viene da dubitare seriamente della preparazione terminologica italiana di chi ha fatto quell’icona.

La quale, tuttavia, rimane la migliore, e io faccio il tifo perchè rimanga così e non diventi la faccia di Bill Kaulitz :P

Ma andiamo avanti ed esaminiamo un po’ il tutto. L’icona rimane grigia in tray se non abbiamo messaggi…

…e si illumina di verde per dirci che c’è qualcosa di nuovo. Carino.

Molto più significative sono invece le migliorie sul piano della configurazione e delle features; Pino infatti adesso raggruppa di default le notifiche se ce n’è più di una, nel grazioso balloon che avvisa della presenza di X cinguettii non letti. Può sembrare una castroneria immane, ma rappresenta un tic di meno da mettere nelle opzioni di configurazione.

Altra cosa, importantissima, è la disponibilità di configurare più account unita a – udite udite – il supporto a Identi.ca! Nell’apposita tab possono essere definiti dunque tutti gli account che si vogliono con relative credenziali, e switchare dall’uno all’altro con comodità tramite un semplice bottone.

Quale bottone? Ma quello che possiamo trovare in alto a destra con il nostro piccolo avatar, ovviamente.

Ora, sul finire, ho da dire delle cose agli sviluppatori di Pino, che sicuramente saranno attenti alle esigenze del loro utente. State facendo un ottimo lavoro, continuate così. È fantastico; avete addirittura cambiato l’icona con una meno effeminata e repressa sessualmente e con il gusto nel vestiario di un cosplayer disadattato. Avete aggiunto il multiaccounting che a @marcosiviero interessava un casino. Fatemi un regalo. Si, lo so che non è il mio compleanno e nemmeno Natale. Fatemelo, che so, per San Valentino ok? Mettete il supporto a TwitPic. Per favore. Perchè è squallido vedere tutti i client in QT che fanno i duri e credono di avercelo lungo (l’url shortener, che credete), mentre l’unico client GTK che ha tale cosa è BuzzBird, il quale esteticamente è una manna per gli stitici.

Essù.