Ubuntu Software Store: le mie prime impressioni
All’inizio ne erano un po’ tutti entusiasti; Canonical stava implementando una soluzione, in Ubuntu, che consentisse l’installazione di applicazioni in maniera facile e veloce. Poi sono sorte le prime magagne.
Si, sto parlando del nuovo Ubuntu Software Center, nuovo aggeggio della distro africana. L’ho usato per un po’, e non ne sono del tutto convinto, più che altro per la presenza nel mondo Linux di altri millemila aggeggi che fanno il lavoro svolto da questo nuovo “coso” in maniera molto migliore. Ma prima di tutto, un’immagine, che come sappiamo vale molto più di mille parole:

Io lo considero un prodotto malsano, ma sta a voi giudicarlo nel suo insieme. Io vorrei solo, nel mio piccolo, porre un accento (grave) su alcuni particolari per me raccapriccianti.
Cominciamo dal nome. Ubuntu Software Store. Una buona stella nell’ultima settimana ha deciso di intervenire sulla scena, e porre fine a questa agonia, ma la release finale fino a poche ore fa doveva chiamarsi Ubuntu Software Store. Store. Store. Apple Store. Troppo spesso ormai il mondo Linux si sforza di fare tendenza con cose che poi non sono quelle che sembrano. Lo stesso Android Market, di Market non ha proprio niente, ma doveva fare concorrenza all’Apple Store. Ancora Store. Store. Salute. Grazie.
Adesso per fortuna il Software Store è diventato Software Center. Per fortuna. ![]()
Poi, l’interfaccia. Non capisco perchè Ubuntu (ma non solo) non ha mai capito che i font a dimensione 10 mi spaccano gli occhi. Sono immensi, così grossi da distrarti anche facilmente. Io che uso sempre font di dimensione 8 sui miei desktop, mi ritrovo a dover combattere con il Software Center che mi sparaflescia negli occhi questi caratteri scabrosi, assolutamente non integrati, e queste icone per ipovedenti.
E, ultimo grosso neo, forse l’unico degno di vera nota, per ora, a pochissimo tempo dal rilascio del Koala Kagone, questo accrocco di codice fa solo quello che, come dicevo, il predecessore Gnome-App-Install faceva egregiamente. Solo che lo fa con meno integrazione, e in maniera più… visibile









settembre 29th, 2009 at 19:39
Inutilità fatta a persona, con tutto il rispetto per chi ja perso tempo dietro a farlo, basta aiutare e adottare PackageKit: http://www.packagekit.org/pk-screenshots.html
Certe volte mi chiedo se lo fanno apposta a fare doppioni di altri doppioni o è mania di protagonismo…. mah.
settembre 29th, 2009 at 20:34
Blaster, Android Market vende applicazioni, anche. Cosa gli manca per essere considerato un market? O uno Store?
settembre 29th, 2009 at 20:40
per il «koala kagone» mi dovrei forse offendere… No dai
Per il resto hai perfettamente ragione: è un pugno all'occhio poco integrato. Han ancora del tempo per sistemare i questi fattacci, non credi?
Del resto è anche tutta colpa della moda di cui si parlava anche sul mio blog non poco tempo fa… lo sappiamo tutti
settembre 29th, 2009 at 20:41
Bastava solo lo screenshot. Si capisce subito che è una merda.
settembre 29th, 2009 at 20:42
Non è, il mio, un voler denigrare Android e il suo market. Ma si sarebbe veramente chiamato così se non fosse esistito il più blasonato Store? Il problema che io mi pongo è quello dell'inseguimento a tutti i costi di uno standard de facto imposto da chi fa business in maniera radicalmente diversa
settembre 29th, 2009 at 20:43
Mania di protagonismo senza dubbio.
Vai sul Software Store, lì trovi le applicazioni!
Non trovi che sia bellissimo da dire?
settembre 29th, 2009 at 20:46
Spero che si impegnino perchè personalmente credo che con il patching a GNOME 2.28 abbiano fatto un gran bel lavoro, hanno sistemato un po' di bachi. Se l'upstream adottasse queste migliorie GNOME vanilla sarebbe una bomba specialmente per quanto riguarda Metacity e DeviceKit.
La moda. Ah, la moda ç_ç
settembre 29th, 2009 at 20:47
Ma non è così merdaccia come può sembrare, in realtà non è nemmeno così malvagio come lo descrivo io che mi ci sono accanito. Però i font che puoi stamparci un piede sopra, la mala integrazione, l'essere una fotocopia fatta male di gnome-app-install, lo rendono, ahem… una cacca?
settembre 30th, 2009 at 03:01
[...] chi mi ha preceduto, in questo intervento: parlo di Alessio — con cui sono sostanzialmente d’accordo, se non [...]
settembre 30th, 2009 at 00:01
Ma non è che questa cosa dei font grandi sia perchè l'applicativo è netbook-ready o comunque netbook-aware? Alla fine l'interfaccia minimalista lo farebbe supporre.
settembre 30th, 2009 at 06:42
[...] Ubuntu Software Store: le mie prime impressioni martedì 29 settembre 2009 | Tratto da: http://dottorblaster.it/ Nessun commento [...]
settembre 30th, 2009 at 07:10
Uhm, a questo non avevo pensato; forse hai ragione.
Indagherò
settembre 30th, 2009 at 08:17
Alcune chiarimenti:
- ubuntu software center mi risulta essere basato su packagekit (letto sul blog di uno sviluppatore canonical).
- Questo software ha senso di esistere perchè probabilmente già sulla lince lucida prenderà il posto di synaptic, gestore aggiornamenti, aggiungi/rimuovi programmi (non ricordo il nome ora) e del software per gestire i repo.
- il software in questione va è poi pensato per una maggiore integrazione con il nuovo launchpad. In futuro aggiungeremo repo con 1 click.
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settembre 30th, 2009 at 09:11
Hahahaha
Io invece ho letto da altre parti che non è basato su packagekit; la cosa che mi ha colpito è stata l'installazione di applicazioni in poco tempo, e il tutto abbastanza integrato nell'applicazione ma non (omg) nel sistema :/
Per quanto riguarda l'aggiungere repo con un click, Fedora con il suo PackageKit normale lo fa di già, senza stare a concepire cose esoteriche; se si cercasse di standardizzare un po' l'interfaccia per quello che concerne l'installazione dei software, penso che il nostro cane non morirebbe di certo e sarebbe un mondo migliore per tutti.
settembre 30th, 2009 at 13:13
Synatpic è uno dei migliori pezzi di soft fatti da ubuntu, potente ed efficace, se usato in tutte le sue immense funzioni, meglio di apt-get, molto meglio.
Se lo rimpiazzano con questa cosa, sarà come darsi una tremenda martellata ai gioielli di famiglia, se invece rimpiazza l'inutile “aggiungi rimuovi software”, si cambia un'inutilità con un'altra quindi nessun problema.
packagekit invece vuole essere un'interfaccia universale per tutti i vari sistemi di distribuzione, in modo che l'utente non sia disorientato se usa suse o fedora o ubuntu, quindi un senso lo ha, anche se dovendo usare diversi backend a seconda della distribuzione che si usa, non sarà probabilmente mai cosi specializzato con synaptic per le debian derivate.
Davvero, fare soft che manca e pannelli di configurazione grafici in python per gnome, invece degli ennesimi doppioni del menga, sarebbe molto meglio.
Ma forse non sarebbe più gnu/linux …
Pessimismo e fastidio (cit.).
settembre 30th, 2009 at 13:15
*con synaptic = come synaptic
settembre 30th, 2009 at 15:51
Fondalmentalmente il mio articolo ricalca le linee del tuo commento ponendo l'accendo sul come Ubuntu sfrutti questa inutility per fare dello stupido merchandising
È GNU/Linux, lo amo per questo, ma c'era già gnome-app-install per queste cagate; l'obiettivo in teoria sarebbe anche gestire i pacchetti alla synaptic, ma credo che comunque il nostro amico più evoluto resterà lì a lungo
settembre 30th, 2009 at 17:00
Synaptic fatto da Ubuntu?? COSA? È stato fatto da Conectiva nel 2005!!!
ottobre 1st, 2009 at 05:41
la solita interfaccia alla cazzo, sperando che non sia alla cazzo pure lo store perchè stiamo freschi. niente contro il business dell'astronauta africano, ma qui ancora non si è capito che le cose devono funzionare in sinergia. ok forkare i software (e quanto poi sia ok, è da vedere) ma forkare le idee è pura follia. per quanto riguarda lo standard (vedi packagekit) dimenticatevelo fin quanto esisteranno le distribuzioni. bisogna standardizzare a basso livello, non con una interfaccia utente per quanto bella e funzionale possano farla. ai produttori di software non gli fotte una mazza di packagekit. lo vogliono capire questi canonical e vattelapesca, o no ?
ottobre 1st, 2009 at 13:39
Ah, neppure quello hanno fatto loro .. pardon.
Forse allora sono stati i primi ad usarlo e portarlo al “successo”.
Ma alla fine allora che “fungo” fanno quelli di Ubuntu?????!!!!
Fracassano gli zebedei con la loro dottrina da setta piramidale del “fungo”, si atteggiano a semidei e poi non fanno un “fungo” di niente, limitandosi a pescare a mani basse nel lavoro altrui. Che tristezza.
Ma andassero a … lavorare.
ottobre 1st, 2009 at 13:41
Credevo che ormai fosse chiaro. E anche le patch non vengono poi mandate in upstream per un corretto flusso di lavoro e miglioramento. Per la serie come usare, male, l'open.
ottobre 1st, 2009 at 13:43
Il produttore del software fa bene a fregarsene, è il distributore che poi deve preoccuparsi della corretta inclusione del programma tra i disponibili per la sua distro
ottobre 1st, 2009 at 15:32
Era una “domanda retorica”.
ottobre 2nd, 2009 at 08:42
è proprio questo il male
ottobre 2nd, 2009 at 09:07
Io non credo, alla fine vedi bene pure tu che i software sono sempre gli stessi comprese le magagne, patch più e patch meno. Se magari TUTTE le patch venissero trasmesse in upstream come poche volte succede nei casi di distro “commerciali”, tutto ciò non sarebbe e avremmo un ambiente più omogeneo.
marzo 13th, 2010 at 07:57
Va bè, leggo questo commento solo oggi a cinque mesi di distanza, leggo questo commento poi per caso perché alla fine cercavo altro
Come spesso però mi capita, essendo un poco rompiballe, dico la mia
Se guardiamo l'interfaccia con gl'occhi di un utente mediamente esperto di Linux e che usa il suo pc per questioni mediamente tecniche a mio avviso i commenti sono corretti, ma se come mi è capitato mettiamo in mano questo software center ad un utente base direi che a quel che ho visto fa veramente un bell'effetto, infatti mi dicono che è semplice, intuitivo, le scritte si leggono bene anche per chi la sera non usa gli occhiali o le lenti perché le ha usate tutto il sacrosanto giorno, l'utente non si perde fra mille domande, mostra un anteprima dell'applicativo che vuoi installare, ti da il riferimento del sito quasi sempre sulla stessa pagina dove c'è la breve descrizione e non devi fare scroll, insomma non è così male.
Dai ragazzi, c'è di peggio e poi se proprio non vi piace la buona riga di comando non manca mai
Sinceramente non vedo tutto questo male, è ovvio anche hai miei occhi che trovare un unico software manager per tutte le distro sarebbe il top, ma non si mettono d'accordo quasi nemmeno sul tipo di shell da usare o sul prompt da mostrare, figuriamoci su un software simile
Ok, ora lapidatemi
marzo 13th, 2010 at 08:14
Ma infatti hai ragione, solo io trovo l'interfaccia un po' poco stimolante, e soprattutto il nome è una palese “taroccatura” dell'App Store
In ogni caso, meglio rompere che restare passivi e amorfi